domenica 5 luglio 2020

Progetto per Baranzate

Sabato pomeriggio a Baranzate per l'apertura della campagna elettorale di Luca sindaco con Progetto per Baranzate e una squadra di persone preparate e con voglia di impegnarsi per migliorare ancora il loro territorio.

mercoledì 1 luglio 2020

Il senso di responsabilità andrebbe mantenuto

A me non piace discutere dei motivi personali che mi portano a indossare la mascherina, mettere i guanti in alcune situazioni, tenere le distanze, cercare di non incontrare troppe persone soprattutto in luoghi chiusi e non vado a sindacare le ragioni personali per cui altri lo fanno o non lo fanno. Esistono, però, delle regole che prevedono l'uso delle mascherine e il mantenimento delle distanze, sopratutto nei luoghi chiusi, e almeno per questa ragione andrebbe fatto. 
Non hanno aperto le attività e i luoghi di socializzazione perché il virus è finito e possiamo fare ciò che ci pare ma semplicemente perché altrimenti sarebbe morta l'economia e si è cercato una soluzione di compromesso per ripartire (a volte con condizioni contraddittorie tra loro ma dovute appunto alla necessità di non far fallire settori economici senza alimentare troppo la circolazione del virus). 
Il senso di responsabilità andrebbe mantenuto. 
Tenere la mascherina in presenza degli altri, sopratutto se si parla, non è un gesto di maleducazione, caso mai è il contrario. 
Non credo che mascherine e distanze siano risolutive dei problemi ma sicuramente non tenere né l'uno né l'altro è alimentare il problema. 
 Un po' più di responsabilità a chi va in giro, entra nei negozi, usa i mezzi pubblici, frequenta luoghi pubblici e incontra persone non guasterebbe.

giovedì 19 marzo 2020

Le persone chiedono di essere salvate

Le drammatiche immagini arrivate da Bergamo sono agghiaccianti e stridono con le polemiche insensate delle scorse ore.
I numeri di malati e deceduti che crescono senza sosta, prendono forma in quelle foto con i camion dell'esercito e non ha senso che si sia discusso piccatamente davanti alle telecamere se era meglio fare un ospedale in una città o in un'altra.
La fatica di medici e infermieri ci sembra pervenire da un mondo lontano nello strano silenzio delle nostre città che si colorano di primavera, dove per alcuni è difficile anche capire perché non si può uscire.
Le persone chiedono di essere aiutate e salvate e vogliono che le istituzioni si attivino per farlo, facendo arrivare le attrezzature e il personale che serve a curarle quando ancora si può fare, prima che la situazione degeneri, per non dover assistere ad altri tristi cortei funebri di camion militari per morti che non si possono neanche salutare.

martedì 10 marzo 2020

Smart Working?

Fatela finita di frignare come se foste reclusi chissà dove. Trovo insopportabile e irrispettoso leggere racconti (in rete ma anche sui giornali) di persone in casa (che momentaneamente lavorano lì o che si annoiano perché le nuove disposizioni governative non consentono altro) come se fossero cronache dal carcere o dalla guerra.
Siete a casa vostra, magari la casa che vi siete scelti e arredati, e il più delle volte state bene.
Capisco le difficoltà di chi, oltre al lavoro, si trova a gestire dei bambini o di chi ha in casa situazioni particolarmente gravose ma tutti gli altri no.
Non siete né in galera, né in ospedale moribondi, né in guerra e oltretutto si tratta di stare così per un po' di giorni non per l'eternità.
Io anche oggi ero a casa. Non è una novità. Lavoro da casa da diversi anni: quella roba che adesso chiamate in modo figo "smart working" e che alcuni di voi in questi giorni si sono accorti che è tutto tranne che un modo figo di lavorare.
Ce ne sono tanti che lavorano così tutto l'anno, in prevalenza "liberi professionisti", cioè partite iva, collaboratori precari e saltuari operanti in vari settori, freelance ma anche tanto altro.
In prevalenza sono le donne a lavorare da casa perché conciliano meglio l'impegno in famiglia con la possibilità di non abbandonare il mondo del lavoro (e quindi uno stipendio e un'eventuale futura pensione) ma lo smart working non è sempre una scelta loro: spesso è ciò che resta loro piuttosto che niente.
Negli ultimi mesi, alcune riviste hanno cominciato a pubblicare articoli su quanto sia alienante lavorare così perché di fatto non hai relazioni con i "colleghi", non ti puoi confrontare con nessuno quando devi scegliere come gestire un compito, e soprattutto sei tagliata fuori da ogni coinvolgimento rispetto alle attività collettive e non hai alcuna possibilità di crescere e fare carriera perché gli avanzamenti spettano solo a chi sta in un ufficio tutti i giorni, si muove dentro gli ambienti, si fa conoscere dai superiori.
Tralascio tutti i diritti che di fatto non esistono per chi lavora così (ferie, malattia, orari, programmazione) e alcuni ipotetici vantaggi (se piove e se fa freddo non devi uscire). Per chi lavora fuori casa, il tuo lavoro non esiste: il "sei a casa" viene tradotto con un "sei libera". 
Io oggi ho iniziato presto: il primo impegno era alle 7.00 di mattina, mentre in altri giorni finisco molto tardi, a seconda di quello che capita e il "sei libera" è una frase che mi provoca un'irritazione profonda ogni volta che la sento dire. Si lavora anche da casa per chi lavora: i primi tempi non ci si è abituati, è psicologicamente disastroso, poi ci si organizza anche in base alle attività che si devono svolgere (e alcune nel mio caso sarebbero complicate in ufficio per via della strumentazione da usare, degli orari che non sono quelli d'ufficio e del disturbo che potrebbe arrecare ad altri l'audio di qualcosa sempre acceso).
Mi fa piacere che dopo aver decantato per anni lo smart working vi rendiate conto sulla vostra pelle che non è quella gran cosa che millantavate ma le cronache della vita da reclusi proprio no, non le fate, piuttosto datevi da fare, organizzatevi e lavorate che altrimenti vi ritroverete tutto il lavoro arretrato quando potrete uscire!

venerdì 21 febbraio 2020

Verso uno sviluppo sostenibile


Stamattina al Pirellone, dove politica, sindacati, associazioni, mondi produttivi si sono riuniti per discutere di ambiente e di come realizzare una transizione dell'economia verso uno sviluppo sostenibile.

domenica 9 febbraio 2020

Bit 2020


Oggi alla fiera del turismo (a sognare viaggi che non farò).

giovedì 6 febbraio 2020

L'opinione pubblica deve essere maggiormente avvertita sulle mafie

Oggi il senatore Franco Mirabelli ha tenuto una lezione sulle mafie ai corsisti dell'Umanitaria (video). 
Un'ora di discussione sull'evoluzione delle mafie, che ormai non sparano quasi più ma si sono insediate sui nostri territori e entrano nell'economia legale, cercando il potere più che i soldi e, nonostante abbiamo gli strumenti migliori per contrastarle, l'opinione pubblica deve essere maggiormente avvertita della loro pericolosità, perché le mafie si possono sconfiggere se oltre alla magistratura e alla politica, c'è anche la risposta della società. 
Argomenti importanti e non semplici a cui il pubblico ha risposto con grande interesse.

domenica 2 febbraio 2020

La lezione dell'Emilia Romagna e le prospettive per la ricostruzione del centrosinistra

Al Circolo PD Rigoldi di Niguarda abbiamo organizzato un incontro dal titolo “Ripartiamo! Battere questa destra si può! La lezione dell'Emilia Romagna e le prospettive per la ricostruzione del centrosinistra” anche per far seguito alle richieste che ci sono arrivate da parte di alcuni iscritti di discutere un po’ insieme dopo le tante cose che abbiamo letto sui giornali nelle ultime settimane riguardanti il PD (l’annuncio del congresso, la confusione tra scioglimento e apertura del partito alle realtà civiche, il seminario del gruppo dirigente a Rieti da cui sarebbe dovuta uscire l’agenda del PD) e poi ora con l’esito delle elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria.
Abbiamo scelto di soffermarci un po’ sul risultato dell’Emilia Romagna, non solo perché abbiamo vinto – ci davano per morti e invece il PD è risultato essere il primo partito, arrivando al 34,6% in Emilia Romagna (40,7% a Bibbiano!) e al 15,1% in Calabria - ma anche perché forse quello che è successo lì può essere un modello da cui ripartire.
Nel titolo del nostro incontro non è un caso che ho scritto “La lezione dell'Emilia Romagna e le prospettive per la ricostruzione del centrosinistra”: la riconferma a Presidente di Stefano Bonaccini passa da un insieme di fattori di cui dobbiamo tenere conto, che sono il buon governo ma anche una coalizione di centrosinistra larga e trainata dalla partecipazione nelle piazze stimolata dalle Sardine.
Questi elementi sono anche quelli che ha citato spesso Zingaretti quando ha annunciato di voler cambiare il partito, immaginando un PD che andasse un po’ oltre i suoi recinti per aprirsi a una parte di sinistra che sta tornando a guardare noi, al civismo e ai movimenti come quello delle Sardine.
Non è un disegno strano: Zingaretti è un leader riconosciuto da quella parte di centrosinistra; lo hanno guardato con speranza e anche come possibile fattore di ri-aggregazione quando si è presentato alle primarie per diventare il Segretario del PD e, quindi, in questo senso, il risultato emiliano-romagnolo, costruito su quei fattori, può fare da laboratorio per cercare di ricostruire un’area politica, vedremo poi se sarà il nuovo centrosinistra o un nuovo PD più allargato.

C’è la questione del Movimento 5 Stelle, sempre più lacerato e uscito malissimo dalla tornata elettorale. Prima delle elezioni, il giornalista Fabio Massa di Affaritaliani aveva scritto su Facebook “Credere nel voto disgiunto è un po’ come credere ai miracoli”. In Emilia-Romagna allora c’è stato un miracolo perché è anche grazie al voto disgiunto dal Movimento 5 Stelle che Stefano Bonaccini ha potuto vincere.
Resta, però, da vedere se i vertici del Movimento hanno compreso ed elaborato le loro sconfitte e che tipo di percorso pensano di intraprendere a partire da lì.
Di Maio - insieme a Casaleggio - era l’elemento di congiunzione tra M5S e Lega e non voleva saperne del PD. Pensavamo che dopo il suo passo indietro si sarebbe potuto aprire qualche canale di dialogo più proficuo ma la nomina di Bonafede a capodelegazione del Governo (uomo di Di Maio e autore del pasticcio sulla Giustizia) non è certo un segnale che va in quella direzione, anzi, sembra quasi che Di Maio si stia preparando per ritornare con più forza e blindato dai suoi.
La posizione che deciderà di prendere il Movimento 5 Stelle è importante sia sul piano nazionale per la tenuta del Governo che sul piano locale in vista delle prossime tornate elettorali regionali e amministrative.

Inoltre, come abbiamo letto sui giornali dai vari collaboratori alla campagna elettorale di Bonaccini, in Emilia Romagna hanno giocato anche alcuni fattori locali: qualcuno ha detto che “Salvini si è comportato come un invasore”, presentandosi in modo arrogante sui territori senza neanche conoscerli e imponendo se stesso, il suo stile e la sua agenda tutta nazionale che nulla c’entrava con quelle realtà, a maggior ragione in un’elezione volta a eleggere chi avrebbe governato la Regione e non il Paese.
Però, guardando le mappe dei risultati elettorali in Emilia Romagna (poco rassicuranti per noi, nonostante la vittoria) si vedono anche alcune chiare tendenze nazionali se non addirittura mondiali, come la divaricazione tra il voto nelle città (Bologna in particolare) e i territori lontani, isolati, periferici. Questo scenario lo abbiamo già visto tra Milano e il resto della Lombardia ma è simile a quello americano che ha portato all’affermazione di Trump e in parte anche al rapporto tra Londra e il resto della Gran Bretagna.

Dobbiamo, quindi, prendere atto che c’è un problema: le nostre città crescono sempre di più, corrono, diventano luoghi di sviluppo e apertura ma appena un po’ più fuori dai confini inizia il mondo degli altri, che si sentono esclusi da quello sviluppo e hanno paura di non farcela e si ripiegano in loro stessi, si chiudono e lì guadagnano consensi quelli che agitano ancora di più le loro paure.
Qualche settimana fa, infatti, in un convegno, Giovanni Floris ha spiegato che spesso alle persone non interessa che i politici risolvano i problemi, forse un po’ anche perché non si crede più al fatto che la politica possa risolvere qualcosa, ma votano quelli che raccontano i loro problemi perché almeno si sentono compresi e rappresentati.
Se così fosse, le sfide che abbiamo davanti diventano complicatissime e bisogna attrezzarsi per tempo, lavorando alla costruzione di un clima culturale e civile nel Paese, oltre che di un’agenda capace di mettere in campo proposte concrete per migliorare la vita delle persone.
L’esito del voto emiliano-romagnolo ha dimostrato che battere questa destra populista è possibile, ora ci auguriamo che da questo risultato il centrosinistra possa finalmente ripartire e ri-attrezzarsi per vincere le sfide future.
Antonio Scurati, in un articolo sul Corriere della Sera di qualche giorno fa, scriveva che oggi le piazze della paura prevalgono su quelle della speranza e la sinistra attualmente è minoritaria nel Paese.
Il lavoro da fare, quindi, è ancora molto.

domenica 26 gennaio 2020

Tenere insieme crescita e protezione sociale

Ad Affori si è svolto un incontro molto partecipato sulla Legge di Bilancio. Un interessantissimo approfondimento delle misure contenute nella manovra e degli obiettivi che si propone di raggiungere con il Viceministro Antonio Misiani, il senatore Franco Mirabelli e Alessia Potecchi. Il Senatore Mirabelli ha ricordato che quella approvata è una legge di bilancio importante, dove ci sono misure volte a garantire la protezione sociale che i cittadini da tempo chiedono ed è sbagliato contrapporre crescita a protezione sociale. Secondo Mirabelli, crescita e protezione sociale devono andare insieme perché bisogna costruire una società in cui tutti si sentono salvaguardati e non da soli e nella manovra ci sono proposte volte a ottenere entrambe.