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lunedì 6 luglio 2026

La legge sul fine vita

 


Oggi al Grattacielo Pirelli, dove si discuteva della legge sul fine vita.

domenica 1 febbraio 2026

Politica


Domenica mattina di politica alla Fondazione Feltrinelli.

mercoledì 14 gennaio 2026

Integrazione europea


Oggi in Università a prendere i primi crediti formativi dell'aggiornamento professionale obbligatorio dell'anno nuovo. Si parlava di integrazione europea, della Difesa, del ritorno alla politica di potenza, del ruolo dei nazionalismi, delle idee di Trump e della fine del mondo multipolare.

mercoledì 17 dicembre 2025

Radi Popolare


Alla Fabbrica del Vapore alla mostra "50 e 50. La mostra. Radio Popolare 1975 - 2025"

sabato 8 febbraio 2025

L’area metropolitana tra continuità e innovazione


Sabato mattina al Pirellone, al convegno di Associazione Democratici per Milano “L’area metropolitana tra continuità e innovazione: idee per il futuro".

mercoledì 5 febbraio 2025

Tutela dell'Ambiente


Un altro pomeriggio in università per l'aggiornamento professionale.
Oggi si parlava di tutela dell'ambiente.

mercoledì 29 gennaio 2025

Le istituzioni europee


Anche oggi in Università alla conquista dei crediti per l'aggiornamento professionale.
Si parla di istituzioni e forme di governo italiane ed europee.
Tra i relatori anche un prof. della New York University.

mercoledì 15 gennaio 2025

Gli Stati e l'economia


In Università, insieme agli studenti, per l'aggiornamento professionale. Tra i relatori, il prof. Marco Leonardi, che ha parlato del Rapporto Draghi, di come e' cambiato il ruolo degli Stati in Economia e di come sia necessario ragionare in ottica europea per essere competitivi nel mondo.


sabato 30 novembre 2024

L'Area Metropolitana tra continuità e innovazione


Sabato mattina di lavoro al Cam Garibaldi di Milano per il convegno "L'Area Metropolitana tra continuità e innovazione: idee per il futuro" in cui si è discusso di trasporti e politiche abitative.

martedì 25 giugno 2024

Il dopo voto


A Niguarda abbiamo fatto un'interessante analisi del voto delle elezioni europee e di cosa implica questo risultato positivo per il PD anche sui territori con il segretario del Pd Milano Alessandro Capelli.

mercoledì 5 giugno 2024

mercoledì 22 maggio 2024

Tra Niguarda e Isola


Altra giornata di campagna elettorale per le elezioni europee insieme al candidato PD Fabio Bottero, tra il mercato di Niguarda e l'incontro del sindacato SUNIA all'Isola.

mercoledì 15 maggio 2024

Colazione elettorale

 


A Niguarda abbiamo aperto la campagna elettorale per le elezioni europee con una colazione elettorale.

sabato 13 gennaio 2024

La ripresa dell'attività

 


L'attività del nuovo anno è cominciata con il convegno di Associazione Democratici per Milano sul futuro della città.

sabato 27 maggio 2023

La crisi delle democrazie

L'incontro più interessante, tra quelli che ho seguito del Festival dell'Economia di Trento, è stata una discussione tra professori (politologi ed economisti), in coda alla prima giornata, in cui si è discusso della crisi delle democrazie e di come queste sono connesse al fatto che la politica ha smesso di esser ciò per cui è nata (dialogo) per seguire le logiche dell'advertising (quindi dal pensiero breve e senza prospettive lunghe), il tutto accelerato e aggravato dall'utilizzo dei social network che, per loro conformazione, favoriscono la creazione di gruppi di opinione che non ammettono il contraddittorio. Il tutto all'interno di una società in continuo cambiamento, in cui la rivoluzione tecnologica ha avuto forti ripercussioni sul mondo del lavoro e, in particolare, sulla classe media, sempre più impoverita e arrabbiata che ha avuto come conseguenza l'aumento dell'astensionismo o il voto a forze politiche populiste.

Nel corso della discussione è stata fatta anche un'ampia analisi della questione delle diseguaglianze e delle politiche di contrasto (che propongono in pochi) e di quali fattori le condizionano.

domenica 3 luglio 2022

A Cortona con AreaDem


Tre giornate bellissime di discussioni interessanti con Area Dem, con tante persone con cui camminiamo insieme da un po' di anni, in una Cortona vivace, caldissima e piena di turisti.

lunedì 31 gennaio 2022

Con la rielezione di Mattarella, il Parlamento ha ripreso centralità

Personalmente sono contentissima della conferma di Sergio Mattarella alla Presidenza della Repubblica.
Non vedo la rielezione di Mattarella come una sconfitta o una sconfitta della politica. Piuttosto, vedo che il Parlamento si è ripreso una centralità che non aveva più.
Certo, lo ha fatto più per spirito di autoconservazione che non per nobili intenti ma era difficile trovare soluzioni diverse con Draghi in campo di fatto. Contrapporre altri nomi a Draghi sembrava fargli uno sgarbo mentre eleggerlo Presidente della Repubblica voleva dire far crollare tutto il resto... Senza contare che molti nomi fatti in questi giorni non erano nemmeno all'altezza e non avrebbero potuto reggere ad un confronto con Draghi.
Mattarella garantisce tutti, anche Draghi e le sue ambizioni.
Con la riconferma di Mattarella ha vinto l'Italia, molto più delle ambizioni dei singoli.
I cittadini hanno espresso più volte attestati di stima e affetto a Mattarella e molte organizzazioni avevano fatto appello affinché restasse.
Magari si sarebbe potuti arrivare a Mattarella diversamente, senza il rotolare pericolosamente di questi giorni ma non credo che questo sia dovuto alla classe politica in generale: a sembrare inadeguati sono stati i leader che nei giorni scorsi sono andati a fare le trattative senza aver dietro nessuno, senza tener conto di come la pensavano i loro partiti o gruppi. Questo ha portato al trascinarsi delle cose in questi giorni.
C’è da dire, però, che è un Parlamento complicato, in cui tutti i gruppi sono scomposti e in cui dominano interessi contrapposti. Era oggettivamente una situazione difficile.
Il centrodestra si è schiantato nel trovare soluzioni diverse, nel centrosinistra sono stati più coperti e i problemi sono stati evidenziati meno.
Il PD ne è uscito bene: l’attendere che l’evolversi delle cose, il non affannarsi alla ricerca di inutile visibilità, il non buttare nomi nella mischia ci ha consentito di arrivare fino in fondo.
Ne esce bene anche Enrico Letta che finalmente si è messo in ascolto del suo partito e dei suoi colleghi in Parlamento e ha saputo intestarsi la loro richiesta.
Credo che sarà un problema, invece, l'enfasi della narrazione mediatica di questa vicenda e il fatto che ci sia arrivati così trascinati.
Sono convinta che i giornalisti debbano esser liberi di fare il loro mestiere ma anche che debbano farlo bene. Le dirette continue televisive, invece, spesso sono state segnate da chiacchiericci, eccessi, ricerca di scoop improbabili con corse dietro ai politici di turno per estorcere una dichiarazione, per avere un nome o sapere se l’accordo c’era e ogni volta che non si trovava un riscontro positivo la si buttava sui soliti discorsi qualunquisti del teatrino della politica che perde tempo, che è incapace ecc. Questa narrazione è utile a fare ascolti perché altrimenti le trasmissioni televisive sarebbero noiosissime: tenere tante ore una diretta di niente non è facile. Ma tutto questo, spesso, finisce per alimentare risentimento, sfiducia e acrimonia nei cittadini che guardano e che da lì si formano le opinioni e di alcuni dei quali si possono leggere poi gli sfoghi sui social network.

martedì 23 novembre 2021

Quando c'era Berlinguer

Serata al Teatro della Cooperativa a Niguarda, dove è stato trasmesso il film "Quando c'era Berlinguer", con la Fondazione Quercioli, Abitare, il senatore Franco Mirabelli e in collegamento Walter Veltroni.
Un film bello, che racconta la storia di un importante esponente politico del nostro Paese che è rimasto nel cuore di tante persone e che ha segnato la storia della sinistra e non solo, fatto vedere attraverso immagini, racconti di chi lo ha conosciuto e ci ha lavorato insieme, dalle interviste televisive e dai documenti storici della vita dei partiti.
Un film in cui appaiono anche tanti temi che, nonostante siano passati molti anni da quando c'era Berlinguer, sono ancora in discussione oggi, come i diritti delle donne e il loro non rimanere recluse in casa, la tecnologia per usi buoni o cattivi ma anche l'Europa, i rapporti con i partiti politici degli altri Stati e la collocazione dell'Italia nel mondo occidentale.

venerdì 5 marzo 2021

Il dibattito interno ad un partito non può tradursi in una polemica continua portata sui giornali

Abbiamo appreso con grande sconcerto l’annuncio delle dimissioni di Nicola Zingaretti da Segretario del PD, ruolo ottenuto vincendo le primarie a larga maggioranza soltanto due anni fa.
Sono stati certamente due anni intensi e particolari in cui sono cambiate molte cose nella nostra vita e nello scenario politico.
Il PD partiva tramortito dall’esito elettorale del 2018. Si è passati attraverso tornate elettorali amministrative e regionali che ci hanno visto riprendere slancio, si è tornati faticosamente al Governo in una situazione complicata politicamente, dal momento che i numeri in Parlamento non aiutavano a recuperare un ruolo centrale ma siamo comunque riusciti a ottenere importanti risultati, invertendo il senso di marcia che aveva dato Salvini al Paese nei confronti dell’Europa e ricostruendo un clima civile nella società.
Poi è arrivata la pandemia che ha sconvolto ogni aspetto della nostra vita e, dal Governo, abbiamo lavorato per gestirla e per non lasciare da sole le persone che sono andate in difficoltà a causa della sopraggiunta crisi economica.
Probabilmente non è andato tutto bene ma come poteva andare tutto bene in una situazione drammatica come quella in cui ci siamo trovati? Neanche nel resto del mondo è andato tutto bene, come le cronache dei notiziari ci ricordano ogni giorno.
All’improvviso tutto è cambiato, con una crisi di Governo assurda, aperta in maniera irresponsabile, in piena pandemia e per settimane la politica è stata rappresentata sulle pagine dei giornali come una partita di poker in cui si giocava di posizionamento e di equilibrismo, mentre i cittadini chiedevano risposte alle loro difficoltà. Pagine di giornali che anche il dibattito interno al PD non ha mai smesso di alimentare, con dichiarazioni non opportune e continue mentre difficili trattative erano in corso.
È arrivato un nuovo Governo guidato da Mario Draghi e sostenuto da quasi tutte le forze politiche presenti in Parlamento. Si è aperto un nuovo quadro più complicato per il PD, che è la quarta forza parlamentare e pesa come tale all’interno del nuovo Governo e si trova in una maggioranza composta anche da soggetti con idee e visione del Paese diametralmente opposte, come ad esempio la Lega (che negli ultimi anni ha portato avanti una visione sovranista e razzista e ora si è riconvertita all’improvviso sulla via dell’europeismo e della normalità).
Il PD, nonostante il quadro politico penalizzante, non si è tirato indietro: ha risposto responsabilmente all’appello del Presidente della Repubblica, come era giusto che fosse; ha accettato questa nuova sfida e ha guardato all’interesse del Paese e dei cittadini.

Tutti questi passaggi sono stati accompagnati da riunioni continue della Direzione Nazionale del Partito Democratico (e anche di assemblee e direzioni locali) e tutte le Relazioni del Segretario Zingaretti sono state approvate all’unanimità.
Eppure il chiacchiericcio di discussioni tutte interne sbattute sui giornali non si è mai fermato, anzi ha proseguito con ancora maggior vigore e insistenza ogni giorno di più e ogni giorno con un pretesto nuovo.
L’avvio del Governo Draghi, tanto difficile da accettare per la composizione dei Ministri oltre che della stessa maggioranza larghissima, avrebbe richiesto che il PD rivendicasse da subito con forza e orgoglio la propria presenza per rimarcare il proprio ruolo e per non cedere spazio ad altre forze politiche. E invece, pochi minuti dopo l’annuncio dei nuovi Ministri, mentre tutto il centrodestra dichiarava alla stampa la propria soddisfazione e il proprio convinto contribuito al nuovo Governo, nel PD è partita la polemica sulla mancanza di donne tra i propri Ministri, così che il Segretario, come prima dichiarazione pubblica per la nascita del nuovo esecutivo ha dovuto mandare una sorta di scuse e annunciare un recupero di presenze femminili nelle nomine successive. Ma non è bastato: la polemica, iniziata la sera sui social network, è proseguita dalla rete alle pagine dei giornali e ai talk show per giornate intere così che, mentre il centrodestra parlava dei progetti per il rilancio del Paese e si intestava un possibile cambio di passo in economia, il PD si presentava sempre più aggrovigliato in questioni interne, anche legittime ma che potevano essere affrontate negli organismi interni visto che non erano materia di interesse per i cittadini, soprattutto in piena pandemia, con la crisi economica che si aggrava e pesa per tante famiglie, come ha rimarcato un’indagine dell’Istat.
Ma niente, un pezzo del partito ha scelto di proseguire così, di polemica in polemica.
Il nuovo Governo si è avviato e il PD, anziché finalmente provare rivendicare il proprio peso in quel contesto e chiarire cosa si sarebbe voluto fare per le persone e per l’economia, si avviluppato sempre più in una discussione stucchevole sul nulla, in cui i cittadini non venivano minimamente contemplati.
Accantonata la polemica sulle donne e nominati i Sottosegretari al Governo, infatti, è cominciata una nuova polemica per i posti non presi e da lì si è scivolati sulla richiesta di un congresso.
Zingaretti ha ragione quando scrive «da 20 giorni si parla solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni».
Siamo apparsi così ai cittadini, ai nostri iscritti, ai nostri elettori, a chi pensava che fossimo un partito solido, serio e responsabile. Siamo apparsi nuovamente e perennemente litigiosi, interessati alla spartizione delle poltrone, a discutere di posizionamenti interni, primarie, congressi mentre il mondo affronta la pandemia, aspetta i vaccini, chiede di tornare a vivere.
C’è un Governo nuovo, di cui facciamo parte, anche voluto fortemente da un pezzo del PD e invece che occuparci di farlo funzionare bene, di portare risultati per il Paese, l’abbiamo accantonato per rinchiuderci a guardarci l’ombelico.

Da Segretaria di Circolo non nascondo il profondo sconcerto per come sia degenerato il dibattito interno nelle ultime settimane.
Il disagio e la vergogna espressi da Nicola Zingaretti sono anche i nostri.
I nostri iscritti e i nostri militanti più affezionati sono disorientati. Così come sono basiti gli elettori.
Lo spettacolo che il PD ha dato sui media in queste settimane è stato indecoroso e non degno di un partito serio.
Stiamo attraversando una fase difficile anche per ragioni logistiche dovute alle giuste precauzioni sanitarie e abbiamo attraversato passaggi politicamente complicati che avrebbero richiesto un coinvolgimento e una discussione ampia anche all’interno dei nostri circoli, allo scopo di non perdere pezzi e tenere unita la nostra comunità ma, non potendo fare assemblee in presenza e non essendo tutti dotati di strumenti tecnologici e connessioni internet adeguate, abbiamo faticato a mantenere le relazioni, a spiegare e a far digerire alcune vicende alle persone che normalmente ci accompagnano nel partito.
La degenerazione di questi giorni che ha portato poi all’annuncio di dimissioni di Zingaretti è un’altra tegola che ci cade sopra la testa e di cui non avevamo bisogno.
Quello che è accaduto mina pesantemente la nostra credibilità come partito e ci rende deboli di fronte alle nuove imminenti sfide che ci attendono.

Il Paese ha urgenza di risposte e un partito che sta al Governo si deve preoccupare di trovarle. La linea politica molto spesso si caratterizza anche sulla base delle battaglie che si fanno e dei provvedimenti che si prendono. Noi dovremmo parlare di questo e occupare le pagine dei giornali con queste discussioni.
Questo non significa non vedere che c’è un problema più complessivo di visione all’interno del PD ma non può certamente essere né affrontato né risolto in uno scontro quotidiano sui giornali.
Siamo in una situazione molto fluida, che potrebbe produrre nuovi cambiamenti. Per questa ragione è stupido cristallizzare posizioni e polarizzare lo scontro sulla base di queste, anche perché potrebbero venire superate nel giro di poco.
Zingaretti, fino ad oggi, ha saputo adattarsi ai cambiamenti della realtà, superare le posizioni di partenza e arrivare a soluzioni possibili negli scenari dati. Anche per questo motivo l’accentuazione della conflittualità interna al PD appare priva di senso.
La nuova fase in cui ci troviamo richiede senza dubbio una riflessione ma richiede anche il mantenimento di un’apertura rispetto ai posizionamenti perché è troppo presto per fossilizzare la discussione.
Rimangono, tuttavia, alcuni punti certi:
1) Difficilmente cambierà la legge elettorale nazionale: non sembra essere una delle priorità dell’agenda di Draghi e probabilmente potrebbe non esserla più neanche nel centrodestra visto che questa nuova esperienza di Governo, unitamente all’avvicinarsi delle elezioni amministrative, sta ricompattando quello schieramento. Potremmo, quindi, arrivare alle future elezioni politiche con l’attuale legge elettorale che prevede collegi eletti con il sistema maggioritario. Nel 2018 siamo andati al voto con questa legge sostanzialmente da soli, con l’aggiunta di qualche cespuglio, con il risultato di perdere le elezioni e ritrovarci isolati e ininfluenti. Oggi non possiamo permetterci di compiere lo stesso errore, per cui è necessario lavorare alla costruzione di un campo politico alternativo al centrodestra (che già è unito e presente) e bisogna farlo partendo dalle forze disponibili con cui si è lavorato fino ad ora. Se poi se ne aggiungeranno altre che riusciremo ad aggregare ben venga ma almeno si inizi a partire da ciò che c’è e ad elaborare un progetto condiviso con chi c’è.
2) Serve tornare a essere protagonisti della scena politica caratterizzandoci per i temi che vogliamo portare avanti e non per il chiacchiericcio interno, perché è sulla base di questo che si va a chiedere il voto ai cittadini.

Oggi, purtroppo, rimane lo sconcerto, la delusione e anche la rabbia per essere arrivati a questo punto nel dibattito interno e per le dimissioni di un Segretario che è stato eletto soltanto due anni fa.
Non è questo ciò di cui abbiamo bisogno. Non è questo che ci rende più forti davanti all’opinione pubblica. L’Italia sta vivendo una situazione difficile e il PD deve concentrarsi sul lavoro per il Paese. Non è utile e non è comprensibile agli occhi dei cittadini una discussione tutta interna su congressi e primarie.
Vicinanza a Nicola Zingaretti per quanto ha espresso e auspico che tutto il partito torni a concentrarsi sulle priorità del Paese, discutendo e confrontandosi nelle sedi opportune.

sabato 21 novembre 2020

Non dobbiamo chiudere gli occhi sulle mafie


Tre anni fa ero ad un'iniziativa per la legalità organizzata da Confcommercio con imprenditori, magistrati e istituzioni in cui si discuteva delle infiltrazioni mafiose nelle attività economiche e, in particolare, negli esercizi commerciali. 
Una tematica che torna drammaticamente attuale oggi, con la crisi che molti settori stanno attraversando a causa degli stop alle attività imposti nel tentativo di rallentare la diffusione del virus. 
Più volte in questi mesi, è capitato di leggere le interviste di magistrati allarmati dal rischio che le mafie sfruttino i danni economici e sociali generati dalla pandemia per acquisire attività e accrescere il loro potere sui territori, sulle persone in difficoltà e su settori economici in crisi (come gli esercizi commerciali) o in espansione (è di ieri la notizia dell'inchiesta che smascherava un interesse della camorra per fare business con le imprese di sanificazione). 
Per questo è importante mantenere alta l'attenzione su ciò che succede nelle nostre realtà e le istituzioni devono lavorare per fare in modo che sia lo Stato ad arrivare presto a sostenere chi è in difficoltà, non lasciando spazio alle organizzazioni criminali. 
Oggi, a ricordarci il quadro entro cui ci muoviamo è un sondaggio realizzato da Demos e Libera e spiegato con un'analisi di Diamanti su Repubblica, secondo cui il 70% degli intervistati ritiene che, in Italia, in seguito al Covid, si stia diffondendo ancora di più la corruzione e le mafie aumentino la loro presenza e il loro potere. 
Non dobbiamo chiudere gli occhi su questo.