domenica 18 gennaio 2015

La ricerca ossessiva della visibiltà

Una volta la politica era una cosa seria. Oggi la politica non è politica ma è ricerca ossessiva della visibilità ad ogni costo, secondo la regola "anche se se ne parla male, basta che se ne parli" che è sempre pubblicità. Così ragionano improvvisati esperti di cose che non sanno e che vanno in tv a fare figuracce stratosferiche ma sulle quali si costruiscono un'aurea di grandi personaggi e così ragionano soggetti biechi che incuranti del ruolo pubblico che ricoprono spargono stupidate pericolose spesso false e raccapriccianti sui media, come Salvini.
Per un po' ho creduto che in questo gioco di provocazione insensata e squallida Salvini fosse insuperabile ma Gasparri è riuscito a batterlo.

venerdì 2 gennaio 2015

Le cooperanti, i Marò e politici poco responsabili

Da ieri mattina, Gian Marco Centinaio (capogruppo della Lega Nord al Senato) sta mandando tweet sulle due ragazze rapite in Siria il cui tenore è davvero disgustoso se si pensa che sono due giovani ragazze rapite e ostaggi di pericolosi assassini e se si pensa che a scriverle è un signore che siede nelle nostre istituzioni. Il tenore dei tweet è questo: "Ma non erano così gasate di andare in Siria?", "E adesso? DOBBIAMO salvarle! Ma non era così bella la Siria?" e poi ancora le paragona ai due Marò "E adesso torniamo a dimenticarci di loro? Adesso ci sono le due fenomene da salvare.".
Quello che mi lascia perplessa è l'ignoranza totale che manifesta questo signore nel paragonare due vicende così diverse tra loro oltre che la mancanza di rispetto che va portato a chi sta rischiando la vita e che lui, uomo delle istituzioni, farebbe meglio ad avere insieme ad espressioni più decorose.
La domanda che tutti ci facciamo ogni volta che vengono rapiti soggetti in zone di guerra è: cosa ci facevano là? Non sapevano che era pericoloso starci?
Le risposte ce le aspettiamo sempre e solo dai singoli soggetti spesso finiti ostaggi e ci dimentichiamo che forse dovremmo fare quella domanda a chi ha mandato in quelle zone di guerra i cooperanti. Le due ragazze non erano in Siria per una vacanza di piacere, erano lì a svolgere un'attività per conto di una ONG che avrà qualche progetto sul luogo, magari addirittura finanziato con i soldi del nostro Servizio Civile (come spesso accade, perché ci sono una serie di spese che qualcuno deve sostenere). Le ONG hanno sedi e progetti ovunque e, spesso, capita che catapultino le persone in luoghi non esattamente "sicuri" (per come intendiamo noi qui dalle nostre comode case gli standard di sicurezza) e spesso mandano anche persone senza adeguata esperienza necessaria (ammesso che esista un'esperienza adeguata per stare in certe situazioni). Tuttavia si tratta di attività di cooperazione, di pace, di aiuto alle popolazioni locali a volte anche molto importanti. Forse l'ONG che curava il progetto in Siria non ha valutato adeguatamente la situazione o forse non ha fatto in tempo a far rientrare il suo personale perché la guerra li ha travolti prima o forse se fossero venuti via sarebbe mancato un sostegno troppo importante alla comunità a cui erano di supporto. Tutte domande a cui probabilmente l'ONG dovrebbe rispondere e non gli ostaggi.
Ma quello che più mi disgusta dei messaggi di Centinaio è il fare un paragone tra due giovani ostaggi che erano in una zona di guerra senza armi e per aiutare la popolazione, non per sparare e due soldati della Marina Militare che, invece, erano in zone indiane per una missione antipirateria, armati, che hanno sparato e che sono stati trattenuti perché per sbaglio hanno ucciso dei pescatori (che mantenevano faticosamente delle famiglie) invece che dei criminali. Non è esattamente la stessa cosa e non ha senso paragonare due ostaggi di criminali a due uomini trattenuti perché sotto processo. Questo a prescindere da quello che si può pensare di come è stata mal gestita la vicenda Italia-India e di come sta andando il processo ai nostri due fucilieri di Marina.
Oltre al non vedere la differenza tra un ostaggio a rischio di morte in mano a sequestratori senza scrupoli e un trattenuto dalle autorità in condizioni buone e senza rischi, l'altro aspetto inquietante delle parole di Centinaio è che con il suo ragionamento si finirebbe per fare una classifica dei "prigionieri", come se la vita di una persona potesse valere più o meno di quella di un'altra, come se bisognasse dare la priorità nel salvare uno o l'altro, senza vedere che sono vicende diversissime e che l'impegno dello Stato deve essere quello di riportare a casa tutti ma con gestioni inevitabilmente diverse.
Mi aspetterei un po' più di serietà, di responsabilità e di rispetto da parte di persone elette nelle nostre istituzioni perché per fare ragionamenti del genere possono benissimo rimanere al bar sotto casa, non hanno bisogno di occupare il posto in Senato o altrove.

sabato 15 novembre 2014

La dove c'era una strada ora c'è il fiume

Stasera siamo sott'acqua. Non è una novità. Ci siamo abituati. E' una storia che si ripete da tantissimi anni più o meno sempre allo stesso modo. L'incazzatura, invece, aumenta ogni volta di più. Aumenta anche se vedi che fuori stanno lavorando come matti per cercare di salvare il salvabile e per limitare i danni o ripristinare ciò che l'acqua ha compromesso. Mai, come negli ultimi anni, si è visto un tale dispiegamento di uomini e di mezzi tanto tempestivo. Però il problema resta: il Seveso esce, le strade diventano un fiume di acqua marroncina, le macchine vengono bloccate, a piedi è complicato muoversi, i mezzi pubblici scarseggiano, i marciapiedi scompaiono e, quando va male, salta anche la luce per ore, si allagano cantine e box e poi perdiamo giorni a pulire e rimettere in ordine qualcosa che nel giro di poche settimane sarà nuovamente sottosopra.
Le cause sono molteplici e note (la cementificazione eccessiva, il cambiamento climatico, la mancanza di interventi per la pulizia delle acque e del percorso sotterraneo del Seveso da parte di chi avrebbe dovuto farli...) ma oggi di tutto questo, qui in zona non interessa nulla. Oggi, a Gino interessa che ha dovuto chiudere il negozio alle 14:00 (annullando appuntamenti e mandando a casa le clienti presenti) per non restarne prigioniero fino a stanotte, ai due coraggiosi spalatori del mio condominio interessava che non entrasse l'acqua nei box, nel locale cantine e in quello contatori, a chi ha lasciato l'auto parcheggiata in strada e ogni tanto si affacciava alla finestra per guardare il livello dell'acqua interessa sapere in quali condizioni potrà recuperarla e se domani ripartirà, a chi ha la cantina allagata interessa fare il conto delle cose che anche a questo giro si troverà a buttare via, a chi aveva degli impegni da svolgere fuori casa interessa che non ha potuto rispettarli (con tutte le conseguenze), a chi era fuori casa interessa poterci rientrare al più presto. Se non si capisce questo, è inutile fare tutte le altre discussioni.
La situazione che si è creata con le continue esondazioni del Seveso non è più accettabile.
Non è normale trovarsi ad esitare prima di uscire di casa ogni volta che piove perché non si sa come e quando si avrà modo di tornarci. Non è normale doversi chiedere ogni giorno se è il caso di vestirsi da persona normale o se è meglio mettersi in tenuta da pescatore e portarsi gli stivaloni di gomma appresso perché non si sa cosa si può trovare al ritorno. Non è normale che una città come Milano (non un Comune in cima alle montagne o in riva al mare) vada letteralmente a fondo ad ogni goccia d'acqua che scende. Certamente, le piogge di questi giorni sono molto più consistenti di quelle degli anni scorsi, ma il Seveso è sempre uscito comunque, indipendentemente dalla portata delle piogge.
Ammiro molto l'impegno e la dedizione che ci stanno mettendo le persone che sono in strada a lavorare per darci le informazioni e fare in modo che tutto torni presto alla normalità ma assicuro che qui non interessa a nessuno: qui le persone chiedono che questa situazione venga risolta in modo definitivo e che si inizino i lavori perché le esondazioni non avvengano più (se non in casi davvero eccezionali).

p.s.: quando l'esondazione è appena all'inizio, se siete in strada, non state lì ad attendere che smetta ma cercate un modo per rientrare immediatamente a casa perché più passa il tempo e maggiore sarà la difficoltà di rientro (per strade chiuse o impraticabili per l'acqua che si alza)

sabato 25 ottobre 2014

Leopolda

Oggi il PD è alla ‪#Leopolda5‬. Il PD quello nuovo, quello che ha preso il 40% alle elezioni, quello aperto che si confronta con i cittadini e non ha paura di avvicinare i mondi più diversi. Il PD che cerca di cambiare se stesso per rimettersi in linea con la società italiana e riuscire poi a cambiare il Paese. Il PD che guarda al futuro e cerca di costruirlo a partire dalla realtà delle cose. Mi spiace per chi non lo ha capito e si è messo ad organizzare qualcosa contro e mi spiace anche per chi lo ha capito ma ha perso il treno per parteciparvi: alla Leopolda in questi giorni si ricostruisce il PD per far fronte alle sfide future.

sabato 18 ottobre 2014

Gli 80 euro

Quando Renzi ha annunciato che ci sarebbero state 80 euro in più in busta paga per i lavoratori dipendenti sotto un certo reddito, tutti hanno montato un casino pazzesco perché contestavano il fatto che quei soldi venivano dati solo ad una cerchia ristretta di persone, escludendone tante altre (dimenticando che non si trattava di un aumento di stipendio ma di una riduzione dell'IRAP).
Ora che Renzi annuncia che - in forma di detrazione - ci saranno gli 80 euro anche per le mamme entro un certo reddito, lo si contesta perché sarebbero meglio altre misure di aiuto.
A me fa piacere vivere in una nazione in cui ci sono così tanti esperti di economia che potrebbero prendere il posto dei Ministri in carica e mi spiace per loro che sono così poco considerati dai nostri governanti, perché se fosse stato per loro di sicuro avremmo già salvato l'Italia dalla crisi economica, risolto il problema della disoccupazione e magari anche quello della fame nel mondo.
(Una delle contestazioni più carine che ho sentito è che questa è una mossa per far contenti i cattolici perché si incentivano le famiglie a fare figli... come se 80 euro fossero sufficienti a mantenere un figlio).
Io mi limito a valutare le misure che i governi propongono per quello che sono e penso che una persona a cui viene data la possibilità di avere un po' di soldi in più, in tempi difficili come questi, è molto più contenta (fatti suoi se poi vuole spenderli o preferisce tenerli per altre esigenze).
Per anni, non abbiamo fatto altro che parlare di nuove tasse e siamo tutti devastati da una pressione fiscale ormai insostenibile, adesso abbiamo un governo fa delle manovre per lasciarci più soldi in tasca e non va bene lo stesso.
(p.s.: Gli asili nido di solito sono comunali)

sabato 20 settembre 2014

Renzi e il PD

C'è una cosa che veramente mi fa arrabbiare. Matteo Renzi ha portato il PD a vincere le elezioni con il 40,8% che, - al netto dell'astensionismo alto - resta una cifra mai vista e che probabilmente non rivedremo (a meno che non si passi al bipartitismo). Cito Matteo Renzi non per simpatia (a me non è simpatico per nulla) ma perché credo che il merito di questo grande risultato gli vada riconosciuto. Renzi è stato il fattore innovazione che ha suscitato attenzione e speranza negli italiani. In molti sono venuti a votare dicendoci che votavano PD perché era il partito di Renzi, che piaceva lui e volevano dargli forza affinché portasse avanti i cambiamenti annunciati. Renzi ha portato a votare per il PD anche tutti quei ceti produttivi che da anni non riuscivamo più ad intercettare e questa volta hanno scelto noi perché le risposte e le promesse di Renzi erano in linea con le loro richieste e con le nuove esigenze della società che da tempo si è nettamente trasformata.
Ora, lasciando perdere le tematiche istituzionali (di cui probabilmente alla maggioranza dei cittadini importerà poco o nulla), Renzi sembra aver annunciato che strada intende assumere su temi economici e del lavoro e sono i temi per cui la maggioranza di quel 40% ha votato il PD alle elezioni e la maggioranza del 68% ha votato Renzi alle primarie del PD.
Questo non vuol dire che tutti debbano necessariamente essere d'accordo con la visione che Renzi propone ma che una parte del PD (di cui Renzi è espressione e segretario eletto con il 68%) si metta a fargli la guerra, con l'implicazione che poi ci si costringa a fare accordi con Berlusconi per avere i voti che in Parlamento che altrimenti mancherebbero è una vergogna. E' una vergogna che un partito faccia di tutto per mantenere un congresso permanente nonostante un risultato così netto e così ampiamente confermato. Ed è una vergogna che chi ha fallito per anni perdendo tempo e occasioni e proponendo visioni già allora distanti dalla realtà e lontane dalle richieste dei cittadini (perché se non votavano il centrosinistra era perché le proposte presentate non convincevano e non per altri strani motivi) ora salti fuori a dare lezioni all'unico che ha saputo vincere e interpretare le nuove richieste della società.
Adesso è ora che il PD smetta con i congressi permanenti, con i posizionamenti interni di cui ai cittadini non interessa nulla e che non producono altro che un allontanamento degli elettori. Discuta se serve farlo (nelle opportune sedi) ma poi trovi la sintesi perché è ora che il PD lavori unito e si compatti attorno a delle proposte che devono essere portate avanti da tutti e devono confrontarsi con la società reale di oggi e non con quella di ieri o con quella che ci piacerebbe ma non esiste.

venerdì 19 settembre 2014

L'anacronistica battaglia sull'Art. 18

Quando non si sa più cosa dire, nel centrosinistra si riapre lo scontro intorno all'Art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. Articolo, per altro, anche già oggetto di referendum diversi anni fa e di modifiche in seguito alla legge Fornero (il punto di discussione era su equilibrio tra reintegro e indennizzo).
Oggi la battaglia ricomincia. Lo scontro è tra Governo (a guida di Matteo Renzi) e il sindacato CGIL ma anche all'interno del PD stesso (come su ogni argomento).

"Vogliono abolire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. - scrive Marco Esposito su Giornalettismo - Ecco, per un trentenne di questo paese, non esiste un evento che regali altrettante indifferenza. E il motivo è semplice: l’articolo 18 è un qualcosa che non ha mai riguardato i giovani italiani. Semplicemente perché esistono almeno un’altra quarantina di contratti alternativi (e tutti più convenienti per il datore di lavoro) , e, pertanto, nella stragrande maggioranza dei casi, nessuno offre un contratto a tempo indeterminato. Diciamolo chiaramente: la battaglia sull’articolo 18 – oggi – appassiona una stretta cerchia di persone, per lo più sopra i 50 anni, e un ristretto giro di giornalisti nostrani. E, ovviamente, i sindacati. Che dell’articolo 18 fanno una bandiera, un punto d’onore, l’ultimo baluardo da non far cadere. Ma la realtà è che anche e soprattutto i sindacati, ad iniziare dalla CGIL, che ha circa il 50% di iscritti tra lo SPI CGIL, il sindacato dei pensionati (ma perché i pensionati hanno bisogno di un sindacato?), dei problemi dei giovani di questo paese se ne è spesso fregato. Ricordiamo come sulla pelle dei più giovani, grazie all’allora ministro Damiano, fu abolito lo scalone voluto da governo Berlusconi, scaricando i costi di quella riforma sull’aliquota pensionistica dei contratti dei co.co.pro e delle partite iva. Un chiaro esempio di come sindacati e centrosinistra fecero una precisa scelta, spostando risorse economiche a favore dei più anziani, e a discapito dei più giovani".
"Quello che non deve sfuggire - continua Esposito - è che il mondo del lavoro per il quale lo statuto dei lavoratori fu pensato, semplicemente, non esiste più. Nel 1970 si entrava in un’azienda da giovani, per rimanerci tutta la vita, o quasi. Il nostro è un sistema di ammortizzatori sociali pensate non per tutelare il lavoratore, ma per conservare il posto di lavoro. Bisogna avere il coraggio di cambiare. Di andare avanti, di accettare la sfida del mondo del lavoro che cambia. Chi scrive nel solo 2014 ha lavorato in tre posti di lavoro diversi. Nessuno ha intenzione di dire che questo sia un fatto positivo, ma questo è il quadro all’interno del quale ci muoviamo. E a questo scenario bisogna adattarsi riscrivendo le garanzie del mondo del lavoro. E’ necessario pensare ad un piano di ammortizzatori sociali che accompagni il lavoratore tra la fine di un lavoro e l’inizio dell’altro. E’ questo il vero obbiettivo sui cui bisogna concentrarsi. Il rischio, senza questo decisivo bagno di realismo, è quello di lottare per mantenere intanto un sistema di regole che non ha più alcun riscontro con la realtà. Basta farsi un giro in qualsiasi realtà lavorativa italiana per rendersi conto che l’articolo 18 oggi come oggi, è una chimera per chi entra in un’azienda e – soprattutto – oggi tutela circa la metà dei lavoratori dipendenti. Cioè chi lavora in una società con almeno 15 dipendenti".

Ed è esattamente così. Come è vero ciò che scrive sul sindacato Paolo Natale su Europa: "I sindacati si occupano solamente dei propri iscritti, di chi il lavoro ce l’ha ed è occupato nelle aziende medio-grandi. Per tutti gli altri, per chi non ha lavoro, per chi è precario, per chi è in nero e cerca qualcosa di meno provvisorio, le loro azioni paiono inesistenti. Se non contro-producenti."

Insomma, spiace dirlo ma ha ragione Fabrizio Forquet che, su Il Sole 24 Ore, scrive: "Oltre l'80 per cento dei nuovi contratti oggi non solo non ha l'articolo 18 ma non ha nessuna delle tutele del contratto a tempo indeterminato. E soprattutto quattro giovani su 10 non trovano alcun lavoro. Questa è la realtà lì fuori. Chi non la vede si illude di difendere i lavoratori ma protegge in realtà una ridotta che sa sempre più di discriminazione. Il diritto che va difeso e sostenuto, oggi, è quello di lavorare e creare lavoro".

Il mondo del lavoro è cambiato. Piaccia o meno, è tutto molto più incentrato sul singolo individuo e il posto fisso (logica per cui si entrava in un'azienda e all'interno di quella si cresceva, ci s formava e si faceva carriera) non esiste quasi più. Oggi occorre una formazione continua e il più aggiornata possibile e anche una certa capacità mentale di adattarsi ai vari e sempre possibili cambiamenti che possono incorrere e, spesso, fare carriera coincide con un cambio di azienda e non con un cambio di ruolo all'interno del posto in cui si lavorava prima. Questo è un problema perché richiede una enorme capacità di competere come individui in un mercato che è spietato e implica una forte dose di stress (oltre che di precarietà e rischi economici se non si hanno le spalle coperte). Su questo nuovo e difficoltoso modo di lavorare mancano tutele e sostegni e vanno creati perché la maggior parte di chi entra nel mondo del lavoro oggi vi entra con queste logiche e si ritroverà sempre di più a fare i conti con questa realtà e su questo sembra che sia la politica che il sindacato non siano particolarmente preparati.

mercoledì 16 luglio 2014

Il lavoro concreto dei parlamentari PD

Ho seguito la diretta streaming dell'Assemblea dei parlamentari PD di Camera e Senato con Renzi. 
Ho apprezzato molto il dibattito e gli interventi dei nostri parlamentari. In sintesi, tutti gli intervenuti (compresi quelli di non "osservanza renziana"), hanno mostrato di voler seguire la rotta tracciata dal segretario e concordano sul percorso intrapreso. 
Però, non sono state fatte sviolinate ma, anzi, da tutti sono state poste puntualizzazioni e sono state presentate richieste serie su temi concreti e di interesse reale dei cittadini (giovani, lavoro, donne, diritti, scuola, insegnanti, Sud, legalità). Insomma, quello che ho ascoltato è stato un confronto vero e serio, costruttivo in cui al centro erano davvero le politiche per il Paese e per i cittadini. 
Complimenti ai parlamentari del PD che, con le argomentazioni espresse stasera, hanno mostrato il loro impegno, la loro attenzione ai problemi veri e il loro lavoro quotidiano nelle Aule parlamentari. 

Su Renzi non ho commenti perché ho scoperto che c'era la diretta quando la sua relazione era già verso la conclusione (per fortuna...).

venerdì 11 luglio 2014

Nuove norme in materia di parchi e aree protette

Grande partecipazione di Associazioni ambientaliste, responsabili degli Enti Parco e amministratori locali all’incontro che si è svolto al Grattacielo e Pirelli e che è stato promosso dagli Eco.Dem della Lombardia in collaborazione con i gruppi parlamentare e consiliare del PD della Regione.
Oggetto della discussione è stata la riforma della Legge 394 del 1991 in materia di parchi nazionali e regionali e aree protette che si sta discutendo in Commissione Ambiente al Senato attraverso la presentazione di tre disegni di legge rispettivamente del Partito Democratico (a firma del senatore Caleo), di Forza Italia (a firma del senatore D’Alì, che aveva già proposto una riforma analoga nella precedente legislatura ma che non era riuscita ad arrivare in porto, in seguito alla caduta del governo) e di Sinistra Ecologia e Libertà (a firma della senatrice De Petris) che stanno trovando una sintesi nella proposta del relatore Marinello (Nuovo Centro Destra) e che dovrebbe approdare in Aula tra settembre e ottobre.

L’incontro si è aperto con la relazione del senatore lombardo Franco Mirabelli (VIDEO), membro della Commissione Ambiente e che già nei mesi scorsi si era attivato per condividere le proposte in discussione con le varie realtà rappresentative dei settori che potevano essere interessati.
Nella sua relazione, il senatore Mirabelli ha esordito raccontando ai presenti i meriti della Legge 394 del 1991 con cui sono stati istituiti i parchi nazionali, regionali, le aree marine protette e che ha consentito al nostro Paese di salvaguardare e valorizzare lo straordinario patrimonio ambientale ma che, però, dopo 23 anni, necessità di un aggiornamento che consenta di migliorare alcuni aspetti e di adeguarla alle norme europee per la tutela della biodiversità e al protocollo “Natura 2000”.
Il senatore Mirabelli si è poi soffermato a descrivere i vari articoli previsti dal nuovo testo di legge (che va modificare le regole in materia di governance, attività economiche e finanziamento, salvaguardia delle aree contigue, norme più stringenti in materia di controllo della fauna), spiegandone i contenuti e la discussione in corso in Commissione sugli emendamenti.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Giampiero Sammuri (Presidente Nazionale Federparchi) che, attraverso una serie di slide ha presentato un confronto tra le Legge 394 e le proposte di modifica, confermando un sostanziale giudizio positivo per la scelta di effettuare un “tagliando” alla normativa vigente, in particolare sulla questione della salvaguardia delle aree contigue e ha avanzato tre richieste ai parlamentari presenti che avranno poi il compito di discutere e portare a casa il provvedimento definitivo. La prima richiesta di Federparchi riguarda le attività economiche dentro ai parchi e i contributi da esse derivati: il tutto deve riguardare esclusivamente gli impianti già esistenti e non attivare concessioni per nuove opere. La seconda richiesta riguarda la riforma delle competenze paesaggistiche da attribuire ai parchi. La terza questione posta da Federparchi come indispensabile, invece, riguarda la richiesta di finanziamenti ai parchi in base al budget.

Più politico e meno tecnico, invece, è stato l’intervento di Marzio Marzorati, Responsabile Parchi di Legambiente Lombardia, il quale ha contestato durante le scelte intraprese dalla giunta regionale in materia di ambiente e ha denunciato la gravità della situazione in cui versa il Parco dello Stelvio. Sul fronte delle richieste, come Legambiente, ha segnalato l’importanza di connettere la riforma della normativa sulle aree protette alla legge contro il consumo di suolo, in quanto ormai i due temi sono strettamente collegati.

Il punto di vista degli amministratori locali lo ha espresso Massimo Depaoli, nuovo Sindaco di Pavia, che ha evidenziato come l’esperienza dei parchi regionali possa costituire un esempio anche per i parchi nazionali, avendo però l’accortezza di creare ambiti omogenei sui territori per realizzare interventi. Sottolineando l’importanza del ruolo dei Comuni oggi, Depaoli ha però segnalato anche che i sindaci non hanno tutti la stessa opinione e, per questo, sarebbe utile avere delle solide reti di amministratori locali e luoghi di discussione e confronto – quali enti intermedi di governance - che consentano di raggiungere posizioni più omogenee nella gestione dei territori.
Un altro fattore importante, secondo il sindaco di Pavia, riguarda gli agricoltori e il ruolo che hanno svolto in questi anni sempre più collegato ai parchi e alla difesa delle aree protette, contestando un’idea di sviluppo tutta incentrata sull’urbanizzazione. Si tratta di una novità importante che, per Depaoli, merita di essere valorizzata.

Sugli stessi toni anche Renato Aquilani, Presidente dell’Associazione Parco Sud Milano, che ha raccontato l’esperienza del Parco Sud, quale ente di cintura urbana che ha bloccato l’urbanizzazione selvaggia degli anni ’80 ma che è anche parco agricolo e come tale ha svolto un ruolo importante nell’evoluzione del rapporto tra agricoltura e ambientalisti, passato da un inizio burrascoso ad oggi in cui gli agricoltori sono i primi difensori del Parco.
In merito alla riforma della Legge 394/1991, Aquilani ha mostrato di apprezzare le novità introdotte sul fronte delle aree contigue e anche la semplificazione di alcune norme, così come i cambiamenti in materia di governance che vedono un maggiore coinvolgimento delle associazioni perché queste, secondo il Presidente dell’Associazione Parco Sud Milano, svolgono un ruolo di rappresentanza sociale all’interno del Parco.

Giuseppe Manni, Presidente del Parco Nord Milano, nel suo intervento ha sottolineato come sia ormai indispensabile un approccio nuovo verso i temi ambientali ed ecologisti: “Un tempo questi erano temi regalati a strenui fondamentalisti dell’ambiente ma oggi – anche in vista dell’Expo e della materia oggetto della manifestazione – è il momento di cambiare verso davvero anche su questo fronte ed è ora che queste questioni entrino nel dna delle persone”, ha affermato Manni. Partendo dall’esperienza del Parco Nord, in cui ci sono voluti 40 anni di lavoro per ricostruire la biodiversità all’interno, Manni ha lanciato la proposta di rilanciare i parchi periurbani, mettendoli in rete tra loro (come in parte si è già iniziato a fare), in vista della creazione della città metropolitana che come tale deve avere il suo parco e non farsi inglobare tutte queste realtà dalla Regione.
Manni ha concluso, però, lanciando un allarme ai parlamentari presenti che riguarda la situazione economica drammatica dei parchi regionali e per cui è indispensabile che nella nuova legge si trovi il modo di reperire finanziamenti stabili (che non possono essere in carico a Comuni ed Enti Locali, già privi di risorse).

Ultimo esponente dei parchi ascoltato è stato Agostino Agostinelli, Presidente del Parco Adda Nord, il quale ha segnalato l’urgenza delle nuove norme e ha avanzato la richiesta che si faccia il possibile affinché queste vengano approvate presto e diventino operative entro l’anno.
Allo stesso modo di Manni, anche Agostinelli ha sottolineato la necessità di modificare radicalmente la chiave di lettura del sistema dei parchi e la cultura ecologista secondo cui il parco realizzato diventa l’unico baluardo di cui accontentarsi e da difendere mentre al di fuori può avvenire qualsiasi tipo di cementificazione. Oggi, secondo Agostinelli, essendo cambiata la società, questo modo di pensare non ha più senso: “I parchi non rappresentano più la compensazione strutturale ad un capitalismo pesante tutto basato sull’urbanizzazione – ha evidenziato il Presidente del Parco Adda Nord – ma possono essere un perno su cui costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile”.

Serena Righini, membro della Segreteria Regionale del Partito Democratico della Lombardia, giunta a portare un saluto all’iniziativa, ha esposto la necessità di creare un nuovo modello di sviluppo economico più sostenibile perché l’ambiente non può più essere considerato solo come un ostacolo all’economia ma deve, invece, diventare un valore anche dal punto di vista culturale e sociale. Anche per questo motivo, ha contestati duramente la legge regionale recentemente approvata che consente le gare di moto all’interno dei parchi.

A raccogliere le osservazioni e le istanze presentate c’era anche l’onorevole Chiara Braga, Responsabile Ambiente per Segreteria Nazionale del PD, da sempre impegnata sulle questioni ambientali, ha espresso la volontà di portare fino in fondo questo progetto di riforma, frutto di un lavoro di confronto con il mondo dei parchi, le associazioni del settore e gli amministratori locali. La deputata democratica ha segnalato l’urgenza di mettere i parchi nelle condizioni di poter lavorare, fornendo loro gli strumenti necessari in tempi utili e per questo sono già stati attivati dei canali di contatto con il Ministro dell’Ambiente Galletti.
“Con questa nuova legge – ha affermato Chiara Braga – diffondiamo anche un’idea di sviluppo e di ambiente che abbiamo per il Paese. A partire dalle aree protette, serve costruire un nuovo modello di sviluppo locale, serve un’idea di sviluppo che metta l’ambiente tra le questioni su cui puntare. Per questo andrà portata avanti la richiesta che questo Governo abbia un’impronta verde un po’ più riconoscibile rispetto a ciò che è stato fino ad ora. Un passo importante in questa direzione è stato fatto con la presentazione delle norme per fronteggiare il dissesto idrogeologico e la difesa del suolo”.
Con l’occasione, infatti, Chiara Braga ha fatto anche il punto sulla legge per fermare il consumo di suolo che sembrava essere in dirittura d’arrivo con il Governo Letta ma che con il cambio di vertici ha subito una serie di rallentamenti e ora può forse vedere nuova luce per alcuni aspetti.

“L'incontro sulla riforma della legge sui parchi ha dato a tanti soggetti la possibilità di contribuire alla normativa che stiamo discutendo nella Commissione Ambiente del Senato, mentre la trattazione è ancora in corso e non a cose fatte. Faremo tesoro delle proposte e dei suggerimenti che ci sono giunti da associazioni e sindaci”, ha dichiarato il senatore Franco Mirabelli, in conclusione del convegno.
Sulla stessa linea Stefano Facchi, Presidente degli Eco.Dem della Lombardia e coordinatore dell’incontro che ha commentato: “Gran bella iniziativa a cui abbiamo registrato un’ottima presenza e un ottimo livello del dibattito. Mi pare che il metodo di discutere i progetti di legge prima che vengano approvati, avviando un confronto tra parlamentari, consiglieri regionali, sindaci e associazioni, funzioni bene”.

domenica 15 giugno 2014

Il nuovo PD emerso all'Assemblea Nazionale

Ciò che mi ha colpita dell'Assemblea Nazionale del PD di oggi (ma che cominciava già a delinearsi dalle ultime Direzioni Nazionali) è che quello che abbiamo visto e ascoltato è il nuovo PD. Assenti o silenti, lontani da telecamere e microfoni quasi tutti i cosiddetti "big" del partito. 
Da un po' di tempo, il palco di Direzione e Assemblea non è più solo dei soliti noti ma hanno cominciato ad affacciarvisi anche volti nuovi nello scenario nazionale e più legati ai gruppi dirigenti dei territori. 
Oggi questo è stato ancora più evidente: c'è una nuova classe dirigente che è emersa con forza, ci sono altre persone che hanno cominciato ad affermarsi sulla scena nazionale e si è anche visto un forte ricambio generazionale (giovani i ministri come Marianna Madia, giovani i componenti della segreteria, giovani anche i leader di "corrente" che hanno cominciato ad affrancarsi da legami ingombranti per ritagliarsi posizioni diverse come Orfini) e molti dirigenti locali che hanno cominciato ad avere una certa riconoscibilità e un certo peso (ad esempio Richetti). Credo che questo, al di là delle idee e delle posizioni politiche che ciascuno esprime, sia un dato molto positivo.
L'altro dato che ho notato oggi - e che, invece, mi è piaciuto poco - è la gran confusione tra azioni del governo (più volte citate da Renzi e in tutto l'intervento della Madia) e il partito: credo che l'Assemblea Nazionale non sia il luogo per una conferenza stampa sulle scelte del governo, ma il luogo per una riflessione sul partito e caso mai una valutazione sui percorsi politici da intraprendere o già intrapresi anche come governo (in questo, ad esempio, ho apprezzato l'analisi di Fassino che ha saputo tenere insieme i due elementi senza fare confusione dei piani o di Franco Mirabelli che ha discusso del voto e delle vicende del Senato).
Nel complesso, mi è parsa una discussione positiva (pur nelle divergenze anche forti che si sono manifestate) e utile anche a dirimere un po' di vicende che sono esplose negli ultimi giorni e con un Segretario che si è confermato proiettato sul futuro, propositivo e determinato a raggiungere importanti obiettivi e a farlo con una squadra unita e consapevole della responsabilità che il risultato elettorale ha consegnato al PD.