sabato 9 dicembre 2017

L'impegno costante di Raffaele

Questa mattina di sole e di vento, c'erano tante persone a dare l'ultimo saluto a Raffaele Firinu: parenti, amici, compagni di partito e di impegno politico e sindacale.
Raffaele ha lottato fino alla fine.
Non si è arreso mai.
Indaffarato fino all'ultimo con il Circolo e con la politica.
Mi aveva chiamata anche pochi giorni fa: cercava un consiglio per una situazione politica che non voleva sfuggisse di mano.
Faticava a parlare e abbiamo dovuto chiudere rapidamente la telefonata ma non demordeva, era presente e attivo.
Quando ci eravamo visti si era lamentato un po' delle gambe gonfie e dei piedi che faticavano a stare dentro le scarpe, come se il problema fosse quello. In effetti, il problema per lui era quello perché gli impediva di fare le cose che faceva normalmente: parlare al telefono, stare al circolo, andare al corso di ballo, progettare uno dei suoi bellissimi viaggi in bicicletta in giro per l'Europa di cui ci faceva vedere le fotografie in rete.
Su tutto il resto Raffaele stava lottando e ce la voleva fare.
Avevo paura di chiedergli come stava ogni volta che lo sentivo perché avevo paura di quale potesse essere la risposta ma Raffaele rispondeva sempre che stava bene: non lo operavano ma si stava curando, aveva i dolori ma erano sicuramente una parentesi che alla fine della cura sarebbero andati via... 
Raffaele è stato una delle poche persone per cui ho provato subito simpatia quando sono arrivata nel PD: spesso silenzioso ma sempre attento a ciò che succedeva, capace di dare la corretta analisi delle situazioni e disponibile a confrontarsi.
Sono profondamente colpita e addolorata dalla sua scomparsa: speravo che questo momento non dovesse mai arrivare, che avesse ragione lui e che alla fine avrebbe superato tutto e sarebbe rimasto a confrontarsi con noi sul futuro della nostra parte politica.
Ciao Raffaele, buon viaggio e non arrenderti mai neanche lì.

sabato 2 dicembre 2017

Legalità per la Lombardia di domani

Questa mattina al Tavolo Legalità di Lombardia Domani, coordinato da Federico Ferri e Claudia Peciotti, dove personalità importanti, appartenenti a diversi settori professionali, hanno dato il loro contributo per la costruzione del programma per Giorgio Gori. 
Tanti i temi toccati, dalla sanità, alla corruzione, alla struttura di ARAC, al racket degli alloggi popolari, ai beni confiscati (Regione Lombardia è la seconda in Italia per numero di procedure in gestione di beni non ancora destinati, mentre è al 4°/5° posto per numerosita' di aziende e beni destinati) e molte le proposte pervenute per far fronte ai vari problemi. 
Tre queste, alcune sono state portate dal senatore Franco Mirabelli
1) Istituire una consulta permanente con associazioni e ordini professionali per fare in modo che ci sia maggiore attenzione al tema delle mafie e si possano contrastare meglio i tentativi di infiltrazione; 
2) Riflettere sul legame tra periferie e criminalità perché spesso dietro al racket delle occupazioni abusive degli alloggi popolari si nasconde la criminalità organizzata e ALER (l'azienda regionale che gestisce il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica) si astiene dall'assumersi qualunque tipo di responsabilità rispetto a questo problema; 
3) Lavorare per la diffusione di una cultura della legalità perché le mafie sono insediate in tutto il territorio regionale e nessuno se ne preoccupa mentre invece è necessario farne conoscere la pericolosità e il lavoro della commissione antimafia regionale, seppur importante, non è sufficiente.
Sulla necessità di prestare maggiore attenzione alle mafie si è concentrata anche la testimonianza di Edoardo Cagli, che ha segnalato come oggi la presenza mafiosa sui territori del Nord è arrivata agli stessi livelli in cui era inizialmente al Sud e troppo spesso viene sottovalutata.
Al tavolo è intervenuto anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale ha ricordato che dal punto legislativo molte cose sono state fatte nel corso della legislatura per contrastare le mafie mentre ora è necessario che lavorino anche i corpi intermedi e gli ordini professionali perché imparino a riconoscere i fenomeni criminogeni e facciano attenzione a cosa avviene al loro interno.
Sul fronte della politica, il Ministro Orlando ha segnalato la necessità di fare attenzione a come si seleziona la classe dirigente ma anche alle scelte politiche che si compiono perché possono in qualche modo agevolare i business delle mafie. Per quanto riguarda il problema dello scioglimento dei Comuni, sollevato anche oggi da alcuni quotidiani, il Ministro ha segnato che la normativa interviene per commissariare la politica ma lascia intatta la struttura burocratica dove invece spesso si creano le infiltrazioni della criminalità organizzata.
Di beni e aziende confiscate ha parlato invece Paola Pastorino mentre sui problemi di ARAC è intervenuta Giovanna Cerimbelli (di cui è presente anche un'intervista su Repubblica di oggi), altri hanno richiamato la carta dei valori di Avviso Pubblico, la legge sul whistleblowing, i problemi legati ai controlli e alla trasparenza nelle procedure di Regione Lombardia e in particolare sul fronte della sanità.
Tanti, dunque, gli spunti arrivati nel corso della discussione e utili per aiutare Giorgio Gori a riempire il capitolo sulla legalità del suo programma.

martedì 14 novembre 2017

Bindi e Serracchiani alla Festa PD del Municipio 9 di Milano

Lo scorso 3, 4, 5 novembre si è svolta la Festa dell’Unità organizzata dai Circoli PD del Municipio 9 che, per l’occasione, hanno ospitato momenti di dibattito politico alternati a musica e convivialità.
Grande partecipazione hanno ottenuto i due appuntamenti politici nei circoli di Affori e di Niguarda che, tra gli altri, hanno avuto come protagoniste due importanti donne del Partito Democratico: la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi e la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani.
Tantissime, infatti, sono state le persone che hanno preso parte ai dibattiti e grande interesse è stato mostrato per un tema non facile come quello della riforma del codice antimafia e della gestione dei beni confiscati (che sono molti anche nell'area milanese), su cui si sono confrontati il pomeriggio del 4 novembre, oltre a Rosy Bindi, il magistrato Fabio Roia (Presidente della Sezione Autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano), il sindacalista Luciano Silvestri (Responsabile Legalità della Cgil nazionale e promotore della legge d’iniziativa popolare “Io riattivo il lavoro” riguardante le aziende confiscate), il senatore Franco Mirabelli (Capogruppo del PD nella Commissione Parlamentare Antimafia) e Beatrice Uguccioni (Vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano e componente della Commissione Antimafia milanese).
L’incontro, svoltosi nel Circolo PD ad Affori, è stato introdotto dall’intervento del senatore Mirabelli che ha illustrato i molti provvedimenti in materia di legalità approvati nel corso della legislatura che si sta concludendo, a partire dalle modifiche all’articolo 416 ter del Codice Penale per punire il reato di voto di scambio, inteso come voti in cambio di favori e non più solo in cambio di denaro, alla legge anticorruzione, all’istituzione dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione presieduta da Cantone, all’introduzione del reato di autoriciclaggio e di falso in bilancio, fino ad arrivare alla riforma del Codice Antimafia, costruita dopo un lungo lavoro di ascolto di magistrati, forze dell’ordine e associazioni operanti in particolare nella gestione dei beni confiscati e volta a creare regole più efficaci per contrastare la criminalità organizzata.
La riforma del Codice Antimafia, infatti, è arrivata anche dalla spinta delle firme raccolte per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare riguardante i lavoratori dei beni e delle aziende confiscate alla mafia che, purtroppo, fino ad oggi, spesso sono state fatte fallire mentre, con le nuove norme, si dovrebbe consentire di assicurare maggiore supporto per quelle in grado di stare sul mercato e maggiori garanzie per i lavoratori che vi sono occupati, come ha spiegato Luciano Silvestri.
Un po’ di dati riguardanti i beni confiscati e l’attività della magistratura in termini di misure di prevenzione (sequestri e confische) li ha forniti il magistrato Fabio Roia, mentre sulle novità messe in campo dal Comune di Milano sul fronte della legalità e in supporto a chi si trova a denunciare fatti criminosi è intervenuta Beatrice Uguccioni.
A concludere l’incontro è stato l’intervento della Presidente Bindi, che ha ripercorso le tappe che hanno portato alla riforma del Codice Antimafia e ha risposto alle polemiche circolanti nelle scorse settimane in relazione ad alcune norme contenute nel testo di legge, riguardanti l’estensione della confisca preventiva a chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione (corruzione).
«Appena è stato approvato il nuovo Codice Antimafia è partita una campagna denigratoria da parte di alcune testate giornalistiche - ha raccontato Rosy Bindi – ma questa non è stata una riforma improvvisata o fatta di fretta come altre messe in campo nel corso della legislatura, anzi è frutto di un lungo lavoro basato sull’ascolto delle diverse esperienze in materia».
La Presidente della Commissione Antimafia si è soffermata molto sulla questione dei beni confiscati, segnalando che «Si parla di un patrimonio di circa 25 miliardi fatto di terreni, immobili e aziende» e che con le precedenti norme si erano registrati dei gravi malfunzionamenti dell’Agenzia che aveva il compito di gestirli, così come altri problemi erano sorti con gli amministratori giudiziari, come ha mostrato anche il caso di Palermo (che pure non era avvenuto violando la legge esistente).
Le nuove norme, dunque, servirebbero a far funzionare meglio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, consentire ad essa di avvalersi di competenze migliori e adeguate ai casi da seguire (lo spostamento della sede a Roma è stato voluto anche in quest’ottica) e a dare regole agli amministratori giudiziari per evitare che si creino situazioni di monopolio, oltre che fornire strumenti di supporto alla magistratura che deve occuparsi delle misure di prevenzione e che non sempre e non in tutte le zone del Paese è attrezzata per questo lavoro.
«La nostra legislazione antimafia è guardata con grande interesse anche dagli altri Paesi europei – ha ricordato Rosy Bindi – e il Codice Antimafia è il principale strumento del nostro ordinamento per contrastare la criminalità organizzata e con le nuove norme, dunque, abbiamo cercato di combattere le mafie in modo più raffinato di prima; del resto anche i mafiosi si sono fatti più raffinitati di prima».
Per Rosy Bindi, dunque, il Codice Antimafia è un buon punto di arrivo per fronteggiare le organizzazioni mafiose e garantire una migliore gestione del patrimonio confiscato ma non è l’unico terreno su cui vi è la necessità di intervenire: «La normativa inerente lo scioglimento dei Comuni è sicuramente da rivedere perché noi dobbiamo ammazzare la mafia ma non dobbiamo ammazzare né la politica né l’economia di questo Paese. I Comuni sciolti per mafia, purtroppo, hanno una serialità di scioglimento».
La Presidente della Commissione Antimafia si è poi soffermata su altre problematiche emerse dagli studi effettuati nel corso della legislatura sull’evoluzione dei fenomeni mafiosi in Italia e ha evidenziato che la forza della mafia oggi sta meno nell’intimidire e più nel creare complicità: «È nello scambio con i professionisti la forza dei mafiosi di oggi. - ha affermato Rosy Bindi - I beni che confischiamo, i mafiosi li hanno avuti anche perché hanno trovato soggetti che li supportavano nelle loro attività. La mafia, quindi, spara meno – soprattutto al Nord - perché fa i suoi affari senza bisogno di sparare e ha trovato un terreno fertile per fare questo».

Tutt’altre questioni quelle poste, invece, la mattina del 5 novembre a Niguarda, dove sono arrivate comunque moltissime persone per ascoltare Debora Serracchiani con il senatore Mirabelli, l’Assessore Granelli e il Segretario Metropolitano del PD Pietro Bussolati sul Partito Democratico e le prospettive future.
Tanti i temi affrontati nel corso del dibattito, sia di carattere nazionale che locale, dove le questioni territoriali si sono intrecciate alle dinamiche relative alle scelte politiche di carattere più generale.
Debora Serracchiani si è soffermata a lungo sulle paure dei cittadini che vengono spesso cavalcate dalle forze populiste e amplificate dalle cosiddette fake news. Un contesto non semplice quello in cui, secondo la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, si trovano ad agire i politici oggi ma questo deve spingerli a fare uno sforzo ulteriore per agire ancora meglio e comunicare ciò che di positivo si è fatto.
A tutto questo, per la nostra parte politica si aggiunge un problema in più, ha affermato Serracchiani: «Il problema della sinistra sono le divisioni. Noi entriamo in crisi quando dobbiamo governare, quando dobbiamo prendere delle decisioni, discutere, entrare anche in conflitto e mostriamo tutta la nostra fragilità. Sprechiamo anche molto tempo a dover spiegare e giustificare se ciò che facciamo è di sinistra e personalmente sono un po’ stanca di dover fare l’esame del sangue tutti i giorni. Sono di sinistra e lo dimostrano le azioni politiche nella mia Regione. Finiamola qui con questa polemica: il nostro problema è domandarci come governano destra e Cinque Stelle quando sono al governo non se noi siamo più o meno di sinistra. E non può neanche essere che non difendiamo ciò che abbiamo fatto».
Serracchiani ha poi fatto l’esempio della questione immigrazione e di come la affronta il Ministro Minniti rispetto agli annunci rozzi di Matteo Salvini o alle azioni del centrodestra quando era al Governo del Paese.
Affrontando la questione dello Ius Soli, Serracchiani ha messo in luce tutte le contraddizioni di M5S, che prima si è detto favorevole alla norma ma che poi per ragioni di «marketing elettorale» si è tirato indietro al momento di votarlo. Ma sullo stesso tema, secondo Serracchiani, anche il PD sbaglia quando cerca di metterci la bandierina della sinistra sopra invece di andare a spiegare agli italiani di cosa si tratta davvero e del perché è una legge di civiltà per l’Italia.
Un altro tema affrontato nel lungo intervento dell’esponente della Segreteria Nazionale PD è stato quello del cambiamento: «Il cambiamento è fondamentale per un Paese come il nostro che per troppo tempo si è cullato nel rimanere come stava. - ha affermato Serracchiani - Il problema è che, finché il cambiamento è lontano, a parole siamo tutti favorevoli ma man mano che si avvicina, scopriamo che quelli che stanno bene come stanno sono tanti perché il cambiamento significa rimettersi in discussione e far saltare rendite di posizione. Il cambiamento, quindi, spaventa e noi dobbiamo spiegarlo perché non può rimanere a livello di classe dirigente ma deve essere una missione collettiva e ciascuno si deve sentire coinvolto».
In chiusura Serracchiani ha accennato alle questioni dell’autonomia poste dalle forze leghiste che maschera una cultura del dividere e questo è un progetto difficile da contrastare ma molto pericoloso. Le risposte a questo, secondo l’esponente democratica, sono da ricercare nelle due parole lanciate da Jean Paul Fitoussi: «protezione (che è il contrario del protezionismo ma implica il non sottovalutare le paure reali dei cittadini e sapervi far fronte) e apertura (che è il contrario dell’autonomismo)».

domenica 5 novembre 2017

Festa riuscita

Ce l'abbiamo fatta. La Festa organizzata dai circoli del PD del Municipio 9 è riuscita. Tantissime le persone che hanno partecipato agli incontri politici e alla cena. Grande interesse è stato mostrato per un tema non facile come quello della riforma del codice antimafia e della gestione dei beni confiscati (che sono moltissimi anche nell'area milanese), su cui si sono confrontati ieri Rosy Bindi, Franco Mirabelli, Beatrice Uguccioni, il magistrato Fabio Roia e il sindacalista Luciano Silvestri. Molte persone anche stamattina per ascoltare Debora Serracchiani con Mirabelli, Granelli e Bussolati sulle questioni riguardanti il PD e le prospettive future.
Presenti anche i giornalisti delle principali agenzie di stampa (arrivati per intervistare i big più che per gli incontri).
Insomma, si è lavorato molto in queste settimane per costruire degli incontri di valore (da ringraziare soprattutto Franco Mirabelli per questo aspetto), per invitare le persone a partecipare (i circoli del PD e non solo si sono mobilitati per chiamare iscritti ed elettori e potenziali interessati) e per offrire dei momenti di riflessione ma anche di allegria e credo che alla fine possiamo ritenerci soddisfatti del risultato.

sabato 30 settembre 2017

Milano, città dell'impegno civile

Sabato pomeriggio impegnativo oggi a Milano.
Primo appuntamento alle 16:00 alla Casa della Memoria per la presentazione - organizzata da Anpi - del libro "Oltre i 100 passi" con Giovanni Impastato, fratello di Peppino, in cui si ricorda la figura della madre e l'importanza ceh questa ha avuto nel cambiare la storia di quella famiglia rinunciando alla vendetta per l'uccisione del figlio.
Poi in piazza Beccaria, dove alle 18:30, iniziava la manifestazione "Riprendiamoci la libertà" indetta dalla CGIL per le donne, contro le violenze (troppe, come purtroppo abbiamo visto anche in questi giorni) e per una educazione attenta al rispetto e alla parità di genere. 
Infine alla festa/dibattito antimafia - affollatissima - organizzata da Libera al centro ricreativo Ratti in via Cenisio con testimonianze di una Calabria che ribella alla 'ndrangheta. 
 Tutti eventi molto partecipati, segno che forse, dopo i gravi fatti balzati alle cronache in questi giorni, un po' di attenzione nell'opinione pubblica si è riusciti a suscitarla.

sabato 23 settembre 2017

L'importanza di raccontare chi combatte le mafie

Questa mattina a Palazzo Reale a Milano per l'incontro organizzato dall'Arci sul contrasto alle mafie e alla corruzione.
Tanti interventi, aperti da Nicola Licci e tante esperienze raccontate di campi di conversione alla legalità di beni confiscati alle mafie, dalla Sicilia al Gargano fino alla Pizzeria Fiore di Lecco.
Tutti i relatori si sono soffermati sulla necessità di raccontare di più le mafie (la 'ndrangheta in particolare che qui al Nord è insediata e su cui non esiste neanche una narrazione cinematografica, come invece è stato per la mafia siciliana) ma soprattutto di raccontare chi combatte le mafie per evitare che si crei il predominio di una narrazione mafiosa.
Nando Dalla Chiesa, in particolare, ha sottolineato l'importanza di far vedere l'antimafia, far vedere la superiorità morale di chi lotta contro la criminalità organizzata e di avere il coraggio di competere contro una cultura della mafia in modo aperto e ben visibile.
A concludere la discussione della mattinata è stato un ampio intervento di Rosy Bindi (Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia) che, con il suo intervento, ha spaziato su più argomenti, compresi quelli di attualità parlamentare inerenti la riforma del Codice Antimafia, di cui si avvierà la discussione alla Camera dei Deputati lunedì.
Rosy Bindi ha definito pretestuose le polemiche sorte sul testo, in quanto le norme per l'estensione delle misure di prevenzione a chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione, a suo parere, esistono già nel nostro ordinamento giudiziario mentre il nuovo Codice Antimafia delimiterebbe maggiormente il campo d'azione dei magistrati.
In merito alla questione dei beni confiscati, Rosy Bindi ha spiegato che fino ad oggi la gestione non ha funzionato a causa di problemi nel funzionamento dell'Agenzia e anche per il fatto che i magistrati si sono trovati a fare da pionieri in questo settore, che non era il loro, supportati solo da associazioni mentre ora c'è bisogno di coinvolgere anche altre competenze, come quelle imprenditoriali e manageriali per quanto riguarda la gestione di aziende.
Rosy Bindi ha anche spiegato che, però, affinché la custodia e la gestione dei beni confiscati funzioni serve che ci siano risorse statali a finanziarli e per questo auspica che, con la nuova Legge di Bilancio, si possa istituire un Fondo a rotazione per la gestione dei beni confiscati.
Tra gli altri argomenti affrontati da Rosy Bindi ci sono stati il lavoro svolto in questi anni dalla Commissione Antimafia, comprese le missioni internazionali da cui è emerso che molto spesso gli altri Paesi non sono attenti al tema delle mafie e la collaborazione si limita alle rogatorie ma non vedono ciò che accade sui loro territori. In Europa, in particolare, Bindi ha ricordato che non ci sono più fondi per il contrasto alle mafie in quanto non c'è neanche più una commissione al Parlamento Europeo che si occupa di ciò e questo è molto grave. 
Poi Rosy Bindi si è soffermata sulla percezione delle mafie e ha affermato la necessità di creare gli anticorpi: "La storia delle mafie si intreccia con la storia italiana" e per questo andrebbe studiata a scuola e resa patrimonio di tutti, non solo degli addetti ai lavori e di qualche associazione. Così come, secondo Rosy Bindi, c'è bisogno di smettere di percepire il nostro Paese come il più corrotto del mondo, intanto perché non è vero ma poi perché questo agevola il passare dell'idea che tanto è inutile seguire percorsi legali. 
"Dobbiamo stare a testa alta nel contesto internazionale - ha detto Rosy Bindi - perché abbiamo creato misure di contrasto alle mafie che gli altri Paesi non hanno e che hanno costretto le mafie a cambiare per sfuggirvi. Nessuno può guardare all'Italia solo come il Paese delle mafie senza considerare che siamo anche il Paese dei martiri della mafia e di buone norme di contrasto che, ovviamente, vanno costantemente affinate". 
Tanti poi i casi accennati nel discorso, dallo scioglimento di Brescello come fine delle possibilità di negazione della presenza delle mafie al Nord, alle infiltrazioni nella Sanità con l'esempio del sistema lombardo di esternalizzare tutto e di accreditare i privati senza regole creando di fatto varchi per le infiltrazioni di criminali fino al caso di Roma e Mafia Capitale con gli intrecci tra criminalità, corruzione e politica.
Una mattinata intensa che ha lasciato tanti spunti su cui riflettere.

martedì 19 settembre 2017

Neanche le basi

A Gr Parlamento il senatore Mirabelli ha spiegato ad una deputata grillina come funziona una commissione parlamentare [video della trasmissione].
La grillina - tra i tanti svarioni fatti - ha mostrato di non sapere (o peggio, fingere di non sapere) che una commissione funziona quando tutte le forze politiche indicano i propri rappresentanti; non sapeva (o fingeva di non sapere) che il presidente viene eletto dalla commissione stessa durante le prime convocazioni e non viene nominato prima; non sapeva (o fingeva di non sapere) che il calendario dei lavori lo decide l'Ufficio di Presidenza di una Commissione - composto dai rappresentanti di tutti i gruppi politici - e non esclusivamente il presidente.
Trovo tutto questo molto grave da qualsiasi lato si guardi la faccenda perché se la grillina - dopo un'intera legislatura trascorsa in Parlamento e, quindi, anche a lavorare nelle commissioni - non ne conosce il funzionamento, viene da chiedersi cos'abbia fatto in questi anni e come abbia lavorato, visto che non conosce nemmeno le basi; se, invece, la grillina sa come funzionano le istituzioni in cui ha il privilegio di sedere e anche ben retribuita ma sceglie di raccontare una versione non veritiera, vuol dire che, alla faccia dell'onestà tanto decantata, preferisce prendere in giro i cittadini (presumibilmente a fine propagandistico).
Pensateci prima di dare credito a questi soggetti.

martedì 29 agosto 2017

La Mediazione Culturale non si improvvisa

Al di là di tutte le cose sentite sull'orribile vicenda dell'ultimo stupro avvenuto a Rimini, sono rimasta interdetta dalla definizione di "Mediatore Culturale" del signore finito sulle cronache dei giornali per l'indegno post che ha scritto in rete.
Non è solo un fatto di incongruità tra la gravità delle affermazioni fatte e la sua mansione lavorativa e non è neanche solo un fatto di capire cos'ha nella testa questa persona.
Sono uscita dall'Università da un po' di anni ma ricordavo che esisteva una laurea in "Mediazione Culturale" e che, quindi, si tratta di una professione vera e propria - anche molto difficile - che si studia e si impara. "Mediatore Culturale" non è, dunque, un titolo che viene attribuito per caso a chiunque.
Mi domando se nel frattempo sia cambiato qualcosa nel percorso di studi, se sia possibile attribuire un titolo del genere ad una qualsiasi mansione lavorativa che abbia a che fare con l'integrazione e se a farlo possano essere enti o aziende qualsiasi invece che scuole o se si tratta di una semplificazione giornalistica errata.
Non è un dato di poco conto: nella società multietnica e complicata di oggi, la figura del "mediatore culturale" può essere molto importante e molto utile, per cui è necessario che ad assumere questo ruolo siano soggetti preparati culturalmente, che conoscano bene le lingue per sapersi relazionare nel modo migliore, con grandi capacità di interfacciarsi con gli altri per costruire ponti e smussare possibili elementi di conflitto. Non è cosa da improvvisati né tanto meno da persone che esprimono pensieri da sottosviluppati e con scarsa capacità di linguaggio oltre che di intelletto. Poi certamente ci sono azioni e modalità che si imparano sul campo, lavorando e non sui banchi di scuola e bisogna anche esserci portati ma evidentemente non a tutti è sufficiente l'esperienza pratica sul campo se poi emerge in modo così evidente che mancano le basi culturali.
Auspico che la "Mediazione Culturale" torni ad essere un percorso serio di preparazione, studio e relazione e non vengano mai più attribuite simili qualifiche a caso, tanto meno da enti che non hanno facoltà di attribuire qualifiche professionali, perché da questa vicenda rischia anche di risultare un discredito pesante su una professione che invece nel nostro immediato futuro potrebbe essere sempre più importante ma che certamente è difficile e non si improvvisa.

domenica 20 agosto 2017

Rassegna Stampa e Comunicazione

Una volta nella rassegna stampa si dovevano cercare le cose serie per poterle commentare.
Oggi nella rassegna stampa si devono cercare le cazzate e si deve commentare quelle.
In alternativa si cercano le interviste degli "avversari" (interni o esterni o presi a caso) per poi rispondere con insulti (meglio sui social network, così si diffondono più ampiamente).
Questo modo di usare la comunicazione produce danni gravi a lungo termine e molti degli effetti li stiamo già vedendo con il proliferare dell'imbarbarimento del linguaggio e dell'aggressività oltre che con il proliferare di stupidaggini spacciate per verità assolute che circolano ovunque e si affermano con forza.
Togliete la comunicazione dai guru: non tutto ciò che è comunicativamente efficace è buono.
Fate studiare i giornalisti prima di farli scrivere (molti non sanno neanche cosa siano il giornalismo e la deontologia).
E togliete le rassegne stampa dalle mani degli assatanati che cercano il casino e non le notizie.

martedì 25 luglio 2017

L'ultimo saluto a Giovanni Bianchi

Eravamo in tanti oggi a Sesto a dare l'ultimo saluto a Giovanni Bianchi.
Lo avevo conosciuto diversi anni fa in occasione di una Festa politica all’Argentario e lo avevo poi seguito in alcuni dei convegni che organizzava a Milano.
Mi aveva colpita subito per la sua grande cultura, il suo linguaggio sempre calibrato alle situazioni e mai banale, il suo saper volare alto pur ragionando di problematiche concrete e la sua apertura al mondo.
Ci ha lasciati una grande personalità.