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mercoledì 15 gennaio 2025

Gli Stati e l'economia


In Università, insieme agli studenti, per l'aggiornamento professionale. Tra i relatori, il prof. Marco Leonardi, che ha parlato del Rapporto Draghi, di come e' cambiato il ruolo degli Stati in Economia e di come sia necessario ragionare in ottica europea per essere competitivi nel mondo.


domenica 8 settembre 2019

Le mafie e l'antimafia

Oggi alla Festa dell'Unità alla presentazione del libro di Attilio Bolzoni sulla vicenda di Montante (Confindustria Sicilia). Una vicenda che ha portato a riflettere sull'utilizzo dell'antimafia da parte della stessa mafia e della necessità di studiare i cambiamenti delle mafie, che oggi si presentano con modalità e azioni profondamente diversi dal passato, per essere in grado di riconoscerle e contrastarle.

giovedì 8 agosto 2019

Comanda Salvini e va bene così?

Ma quindi comanda Salvini? È definitivo? Va bene così?
Questo è l’aspetto che più mi lascia perplessa delle vicende politiche di questi giorni.
È Salvini a fare il bello e il cattivo tempo: è lui a decidere che leggi fare e come farle, a stabilire chi è buono e chi è cattivo e nel caso quali pene applicare; è lui a decidere la marginalizzazione dell’Italia in Europa salvo poi pretendere un Commissario “di peso”; ed è lui a decidere se, come e quando deve cadere il Governo e cosa deve avvenire dopo.
Tutto questo senza che nessuno dica alcunché o intervenga per frenare o almeno provare a porre un argine a questa deriva di uno che dovrebbe fare il Ministro dell’Interno andata molto oltre i limiti del buon senso e del rispetto su tutti i fronti.

Il Movimento Cinque Stelle si è ormai suicidato a causa della manifesta incapacità dei suoi esponenti nel fare qualunque cosa: non sono stati all’altezza degli incarichi che si sono trovati a ricoprire e non sono neanche stati sufficientemente accorti sulla tattica politica.
Se già al loro esordio al Governo sembravano un po’ confusi e avevano necessità di celarsi dietro il paravento della piattaforma Rousseau e delle decisioni tutte demandate a Casaleggio, da dopo le elezioni europee sono stati completamente allo sbando e incapaci di gestire qualsiasi situazione.
Di Maio, nel tentativo di salvare il suo posto e il Governo, ha chiuso la porta in faccia al PD (non arrivando a comprendere che l’appello non era per lui, evidentemente troppo compromesso e che comunque una volta archiviato questo Governo di lui si sarebbero perse le tracce) e ha svenduto il Movimento a Salvini, lacerando i rapporti interni in M5S e compromettendo di fatto qualsiasi eventuale possibilità di ripresa del consenso.
La mozione sulla TAV, suggerita da Conte chissà per quale motivo, è stato un clamoroso trappolone in cui i 5 Stelle sono caduti dentro, incastrandosi in un angolo senza possibilità di uscita.
Qualsiasi cosa stiano pensando di fare, adesso è troppo tardi: la frittata si è consumata.
M5S ha perso la faccia sia che scelga di consegnarsi a Salvini con le mani alzate, sia che cerchi disperatamente una sponda nel PD, sia che acconsenta che si torni al voto.
Di sicuro, quindi, non è M5S che può porre un argine all’eccesso di potere che si è preso Salvini.
E pensare che M5S è il gruppo più numeroso in Parlamento, quello che avrebbe dovuto guidare il Governo e invece ha spianato la strada per il trionfo di una forza che era marginale (la Lega era entrata nelle Aule parlamentari con il 17%), lasciando che diventasse il dominus non solo del Governo ma del clima dell’intero Paese.
Un disastro più perfetto non avrebbero potuto farlo.
Altro che uno vale uno: in questi anni M5S ha dimostrato che spesso uno vale zero!

Conte in tutto questo non è pervenuto, del resto era già una figura di secondo piano rispetto ai suoi due vice quando è diventato Presidente del Consiglio; aveva cercato di alzare un po’ la testa e la voce negli ultimi mesi ma era stato immediatamente “rimesso a posto” da Salvini. È, quindi, difficile che possa trovare uno scatto di vitalità in questa fase e mostrarsi in grado di recuperare spazi e autonomia (ammesso che con una situazione così compromessa e con un Parlamento con la composizione di quello in carica ci sia qualcosa da recuperare).

Ma il Presidente della Repubblica non ha proprio niente da dire?
Le decisioni che riguardano il futuro del Paese si prendono tra un mojito al Papeete e un comizio a Sabaudia e va bene così?
Si comprende la pazienza di Mattarella nell’attendere l’evoluzione delle dinamiche interne ai partiti affinché si chiariscano su cosa vogliano fare (anche se pare abbastanza chiaro che la prospettiva sia quella del ritorno alle urne), ma qualche parola di fermezza per richiamare tutti (soprattutto quelli stanno al Governo) al rispetto dei cittadini?
Nelle pagliacciate di questi giorni tra i tira e molla della maggioranza di Governo, non si è capito quale posto occupasse l’interesse del Paese mentre invece i due contraenti dovrebbero avere come obiettivo primario proprio l’occuparsi di questo.

E adesso a Salvini pensiamo di far gestire anche la fase elettorale nella maniera in cui ha agito in queste settimane, tra un giro in spiaggia in infradito e un’ora al Ministero a sbraitare “porti chiusi”?!
Non è forse il caso di provare a fermarlo – ammesso di essere ancora in tempo per riuscirci – prima che sia tardi o ci si arrende così all’ineluttabile flusso del destino avverso?

Ovviamente il Partito Democratico non è immune da questo ragionamento perché lo stare all’opposizione non implica il non avere responsabilità di quanto succede. Il PD non ha ancora finito i pop corn?
Vogliamo continuare così?
Regaliamo definitivamente il Paese a Salvini e alla destra (che i sondaggi danno già al 50% in caso di elezioni) o possiamo cercare di fare qualcosa che non sia esclusivamente litigare dalle pagine dei giornali?

p.s.: Rispetto alle polemiche sulla tattica parlamentare adottata dal PD sulla TAV, il vero sconcerto sta nel fatto che si è scritta una mozione digeribile anche per la Lega ma sullo stare dentro o fuori dall’Aula chi polemizza evidentemente non tiene conto della composizione dei gruppi parlamentari. 
In ogni caso, il Governo si è spaccato lo stesso e, se anziché passare il tempo a mandar fuori litigate interne, il PD si fosse impegnato a diffondere all’esterno solo commenti sulla spaccatura della maggioranza di governo, probabilmente le pagine dei giornali di questa mattina apparirebbero migliori per i cittadini che guardano al Partito Democratico e cercano di capire se può essere una forza politica affidabile per il futuro del Paese.

martedì 19 settembre 2017

Neanche le basi

A Gr Parlamento il senatore Mirabelli ha spiegato ad una deputata grillina come funziona una commissione parlamentare [video della trasmissione].
La grillina - tra i tanti svarioni fatti - ha mostrato di non sapere (o peggio, fingere di non sapere) che una commissione funziona quando tutte le forze politiche indicano i propri rappresentanti; non sapeva (o fingeva di non sapere) che il presidente viene eletto dalla commissione stessa durante le prime convocazioni e non viene nominato prima; non sapeva (o fingeva di non sapere) che il calendario dei lavori lo decide l'Ufficio di Presidenza di una Commissione - composto dai rappresentanti di tutti i gruppi politici - e non esclusivamente il presidente.
Trovo tutto questo molto grave da qualsiasi lato si guardi la faccenda perché se la grillina - dopo un'intera legislatura trascorsa in Parlamento e, quindi, anche a lavorare nelle commissioni - non ne conosce il funzionamento, viene da chiedersi cos'abbia fatto in questi anni e come abbia lavorato, visto che non conosce nemmeno le basi; se, invece, la grillina sa come funzionano le istituzioni in cui ha il privilegio di sedere e anche ben retribuita ma sceglie di raccontare una versione non veritiera, vuol dire che, alla faccia dell'onestà tanto decantata, preferisce prendere in giro i cittadini (presumibilmente a fine propagandistico).
Pensateci prima di dare credito a questi soggetti.

giovedì 6 ottobre 2016

Roma dimenticata

Da un po' di mesi a questa parte leggo sui giornali che a Roma succede di tutto: mezzi pubblici che non arrivano, spazzatura ammassata in ogni posto della città, degrado, stupri di turiste...
Su tutto questo, però, non mi è ancora capitato di leggere sui giornali una parola della Sindaca.
Le uniche cose per cui sento esprimere la Raggi è per parlare di se stessa (il figlio, i giornalisti che la importunano, i suoi impegni, la cellulite...), della difesa della Muraro, degli assessori che doveva nominare "presto" e non trovava mai, del Movimento Cinque Stelle e di problematiche interne a loro...
Mi manca il punto di vista della Raggi su Roma e non parlo del suo affacciarsi in lacrime dal balcone del Campidoglio o della sua pausa sul tetto con vista sul Foro Romano ma parlo della sua visione della città che dovrebbe amministrare. L'unica cosa che ha detto su Roma è stato il No alle Olimpiadi perché sarebbero la vittoria dei palazzinari e della corruzione (come dire che lei non è capace di evitare tutto ciò).
Altro non è pervenuto.
I suoi colleghi di giunta o di Movimento fanno altrettanto: troppo presi dal discutere di nomine, di indagini che li riguardano, di direttorio, di Grillo che torna in scena per distrarre l'attenzione dal loro vuoto cosmico.
Pochi anni fa a Roma il centrosinistra perse le elezioni anche sull'onda emotiva di uno stupro brutale ai danni di una donna avvenuto in periferia; certo era una signora che contava e rincasava la sera non una povera turista sconosciuta o sprovveduta che usciva da una discoteca con un balordo travestito da uomo per bene, però l'indignazione per la gravità dell'accaduto e l'orrore per la brutalità del modo furono unanimi.
Oggi c'è silenzio. Silenzio di tutti e su tutto. Silenzio delle istituzioni, soprattutto, e della Sindaca sul degrado, sulla sicurezza, su Roma.
Come se le uniche cose importanti fossero il Movimento di cui la Sindaca fa parte, la sua giunta e le loro problematiche personali e legali. La città non esiste più, è sparita o forse non è mai entrata nell'agenda.

martedì 11 marzo 2014

Bimbi al Senato

Oggi pomeriggio ho fatto la maestra e mi sono ricordata di quanto sia bello ma anche faticoso perché i bambini fanno domande precise e vogliono risposte precise e ti vedono come una infallibile che sa tutto e non li puoi deludere.
Ero a fare "il pubblico" in Senato e si sono avvicendate un paio di scolaresche. Il primo gruppo era di ragazzi che più che cercare di capire cosa stesse succedendo erano lì per divertirsi, una stava anche per applaudire dopo un intervento perché ha sentito una parte di senatori che applaudiva, ma lei non lo faceva perché aveva seguito l'intervento: pensava che si facesse, come a teatro o in tv! Il secondo gruppo, invece, erano bambini e quasi tutti maschi. Erano preparati, sapevano tutto del senato e conoscevano i nomi dei senatori più importanti, solo che alcune cose probabilmente non gliele avevano dette, come ad esempio il fatto che il Presidente del Senato non sta lì fisso sempre ma ogni tanto, a turno, i vicepresidenti lo sostituiscono: i bimbi si aspettavo di vedere Grasso e hanno trovato Gasparri e hanno cominciato a chiedere perché. Poi volevano sapere cosa si stesse votando e cosa c'era di diverso in quella legge rispetto a quella attuale e quali partiti volevano quella legge. Poi si sono persi a guardare una bellissima senatrice bionda di Forza Italia. Poi uno voleva sapere cosa fa un senatore, che lavoro è e cosa farà quando non sarà più senatore. Uno ha anche chiesto di quanto è lo stipendio di un senatore.
Mi ha colpito vedere bimbi così interessati e preparati. È bello che le scuole portino i bimbi a vedere all'opera i nostri rappresentanti nelle istituzioni e credo che sia anche utile, soprattutto in tempi di antipolitica.