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venerdì 19 luglio 2019

Milano ricorda Borsellino

Ai Giardini Falcone e Borsellino a Milano alla commemorazione di Borsellino con il sindaco Sala che ha ricordato che dobbiamo essere responsabili perché "Siamo la speranza. Il Paese ci guarda", Lucilla Andreucci di Libera Milano che ha detto che "C'e' bisogno di verità; c'è bisogno di difendere la verità e la giustizia e di parlare di come queste persone hanno vissuto e ricordarcelo ogni giorno perché i ragazzi devono sapere, hanno bisogno di esempi" e poi il magistrato Alessandra Dolci che ha sottolineato la pervasività e la pericolosità delle mafie anche al Nord e Nando Dalla Chiesa che ha evidenziato l'eccezionalità delle figure come Borsellino nella lotta alle mafie.

sabato 25 maggio 2019

Libera sempre più attiva sui territori

Questa mattina alla Casa della Memoria di Milano per l'assemblea di Libera in cui vengono raccontati i progetti attivi sul territorio milanese nell'ambito dell'inclusione sociale e di educazione alla legalità anche in collaborazione con altre associazioni. Tra i partecipanti anche Nando Dalla Chiesa, Jole Garuti, Paolo Petracca delle Acli e poi CGIL, Legambiente, Agesci e Fuci.

sabato 23 settembre 2017

L'importanza di raccontare chi combatte le mafie

Questa mattina a Palazzo Reale a Milano per l'incontro organizzato dall'Arci sul contrasto alle mafie e alla corruzione.
Tanti interventi, aperti da Nicola Licci e tante esperienze raccontate di campi di conversione alla legalità di beni confiscati alle mafie, dalla Sicilia al Gargano fino alla Pizzeria Fiore di Lecco.
Tutti i relatori si sono soffermati sulla necessità di raccontare di più le mafie (la 'ndrangheta in particolare che qui al Nord è insediata e su cui non esiste neanche una narrazione cinematografica, come invece è stato per la mafia siciliana) ma soprattutto di raccontare chi combatte le mafie per evitare che si crei il predominio di una narrazione mafiosa.
Nando Dalla Chiesa, in particolare, ha sottolineato l'importanza di far vedere l'antimafia, far vedere la superiorità morale di chi lotta contro la criminalità organizzata e di avere il coraggio di competere contro una cultura della mafia in modo aperto e ben visibile.
A concludere la discussione della mattinata è stato un ampio intervento di Rosy Bindi (Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia) che, con il suo intervento, ha spaziato su più argomenti, compresi quelli di attualità parlamentare inerenti la riforma del Codice Antimafia, di cui si avvierà la discussione alla Camera dei Deputati lunedì.
Rosy Bindi ha definito pretestuose le polemiche sorte sul testo, in quanto le norme per l'estensione delle misure di prevenzione a chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione, a suo parere, esistono già nel nostro ordinamento giudiziario mentre il nuovo Codice Antimafia delimiterebbe maggiormente il campo d'azione dei magistrati.
In merito alla questione dei beni confiscati, Rosy Bindi ha spiegato che fino ad oggi la gestione non ha funzionato a causa di problemi nel funzionamento dell'Agenzia e anche per il fatto che i magistrati si sono trovati a fare da pionieri in questo settore, che non era il loro, supportati solo da associazioni mentre ora c'è bisogno di coinvolgere anche altre competenze, come quelle imprenditoriali e manageriali per quanto riguarda la gestione di aziende.
Rosy Bindi ha anche spiegato che, però, affinché la custodia e la gestione dei beni confiscati funzioni serve che ci siano risorse statali a finanziarli e per questo auspica che, con la nuova Legge di Bilancio, si possa istituire un Fondo a rotazione per la gestione dei beni confiscati.
Tra gli altri argomenti affrontati da Rosy Bindi ci sono stati il lavoro svolto in questi anni dalla Commissione Antimafia, comprese le missioni internazionali da cui è emerso che molto spesso gli altri Paesi non sono attenti al tema delle mafie e la collaborazione si limita alle rogatorie ma non vedono ciò che accade sui loro territori. In Europa, in particolare, Bindi ha ricordato che non ci sono più fondi per il contrasto alle mafie in quanto non c'è neanche più una commissione al Parlamento Europeo che si occupa di ciò e questo è molto grave. 
Poi Rosy Bindi si è soffermata sulla percezione delle mafie e ha affermato la necessità di creare gli anticorpi: "La storia delle mafie si intreccia con la storia italiana" e per questo andrebbe studiata a scuola e resa patrimonio di tutti, non solo degli addetti ai lavori e di qualche associazione. Così come, secondo Rosy Bindi, c'è bisogno di smettere di percepire il nostro Paese come il più corrotto del mondo, intanto perché non è vero ma poi perché questo agevola il passare dell'idea che tanto è inutile seguire percorsi legali. 
"Dobbiamo stare a testa alta nel contesto internazionale - ha detto Rosy Bindi - perché abbiamo creato misure di contrasto alle mafie che gli altri Paesi non hanno e che hanno costretto le mafie a cambiare per sfuggirvi. Nessuno può guardare all'Italia solo come il Paese delle mafie senza considerare che siamo anche il Paese dei martiri della mafia e di buone norme di contrasto che, ovviamente, vanno costantemente affinate". 
Tanti poi i casi accennati nel discorso, dallo scioglimento di Brescello come fine delle possibilità di negazione della presenza delle mafie al Nord, alle infiltrazioni nella Sanità con l'esempio del sistema lombardo di esternalizzare tutto e di accreditare i privati senza regole creando di fatto varchi per le infiltrazioni di criminali fino al caso di Roma e Mafia Capitale con gli intrecci tra criminalità, corruzione e politica.
Una mattinata intensa che ha lasciato tanti spunti su cui riflettere.

sabato 10 giugno 2017

Messaggi e esempi di legalità dall'Assemblea di Libera

Questa mattina all'Assemblea provinciale di Libera, con tanti giovani, rappresentanti di associazioni, scuole e enti impegnati nella diffusione della cultura della legalità. 

Nel corso dell'Assemblea è stata eletta Lucilla Andreucci come coordinatrice e si sono susseguiti interventi di testimonianze ed esperienze messe in pratica in questi anni sui nostri territori.

Tra gli oratori c'era anche Nando Dalla Chiesa che, oltre a raccontare il lavoro svolto con l'Università proprio sul tema delle mafie, ha ricordato ai presenti che l'area di Milano è assediata dalle mafie e quotidianamente si registrano casi di consiglieri comunali che vengono intimiditi e che non parlano per paura.

Don Virginio Colmegna, invece, ha focalizzato il suo intervento sulle problematiche dell'accoglienza, segnalando che non è sufficiente farla sotto la spinta assistenziale ma servono diritti e giustizia; e poi sulla questione dei beni confiscati che, secondo lui, non vanno lasciati in gestione al Terzo Settore senza che vi sia accompagnata alla gestione un progetto capace di mandare un messaggio forte di cambiamento rispetto all'uso e alla finalità di quei beni.
Proprio sul fronte dei messaggi, infatti, secondo Don Colmegna, bisogna agire perché serve cambiare la politica culturale e la narrazione che passa anche dai social.

A chiudere la mattinata è stato un appassionato intervento di Don Luigi Ciotti, che ha raccontato le sue recenti esperienze delle visite in Calabria e più in particolare della realtà di San Luca e poi ha esortato i presenti ad impegnarsi, ad alzare la voce quando molti scelgono il silenzio, a non dimenticare i poveri e si è detto in ansia affinché cresca la democrazia nel nostro Paese perché oggi è molto pallida.