domenica 5 novembre 2017

Festa riuscita

Ce l'abbiamo fatta. La Festa organizzata dai circoli del PD del Municipio 9 è riuscita. Tantissime le persone che hanno partecipato agli incontri politici e alla cena. Grande interesse è stato mostrato per un tema non facile come quello della riforma del codice antimafia e della gestione dei beni confiscati (che sono moltissimi anche nell'area milanese), su cui si sono confrontati ieri Rosy Bindi, Franco Mirabelli, Beatrice Uguccioni, il magistrato Fabio Roia e il sindacalista Luciano Silvestri. Molte persone anche stamattina per ascoltare Debora Serracchiani con Mirabelli, Granelli e Bussolati sulle questioni riguardanti il PD e le prospettive future.
Presenti anche i giornalisti delle principali agenzie di stampa (arrivati per intervistare i big più che per gli incontri).
Insomma, si è lavorato molto in queste settimane per costruire degli incontri di valore (da ringraziare soprattutto Franco Mirabelli per questo aspetto), per invitare le persone a partecipare (i circoli del PD e non solo si sono mobilitati per chiamare iscritti ed elettori e potenziali interessati) e per offrire dei momenti di riflessione ma anche di allegria e credo che alla fine possiamo ritenerci soddisfatti del risultato.

sabato 30 settembre 2017

Milano, città dell'impegno civile

Sabato pomeriggio impegnativo oggi a Milano.
Primo appuntamento alle 16:00 alla Casa della Memoria per la presentazione - organizzata da Anpi - del libro "Oltre i 100 passi" con Giovanni Impastato, fratello di Peppino, in cui si ricorda la figura della madre e l'importanza ceh questa ha avuto nel cambiare la storia di quella famiglia rinunciando alla vendetta per l'uccisione del figlio.
Poi in piazza Beccaria, dove alle 18:30, iniziava la manifestazione "Riprendiamoci la libertà" indetta dalla CGIL per le donne, contro le violenze (troppe, come purtroppo abbiamo visto anche in questi giorni) e per una educazione attenta al rispetto e alla parità di genere. 
Infine alla festa/dibattito antimafia - affollatissima - organizzata da Libera al centro ricreativo Ratti in via Cenisio con testimonianze di una Calabria che ribella alla 'ndrangheta. 
 Tutti eventi molto partecipati, segno che forse, dopo i gravi fatti balzati alle cronache in questi giorni, un po' di attenzione nell'opinione pubblica si è riusciti a suscitarla.

sabato 23 settembre 2017

L'importanza di raccontare chi combatte le mafie

Questa mattina a Palazzo Reale a Milano per l'incontro organizzato dall'Arci sul contrasto alle mafie e alla corruzione.
Tanti interventi, aperti da Nicola Licci e tante esperienze raccontate di campi di conversione alla legalità di beni confiscati alle mafie, dalla Sicilia al Gargano fino alla Pizzeria Fiore di Lecco.
Tutti i relatori si sono soffermati sulla necessità di raccontare di più le mafie (la 'ndrangheta in particolare che qui al Nord è insediata e su cui non esiste neanche una narrazione cinematografica, come invece è stato per la mafia siciliana) ma soprattutto di raccontare chi combatte le mafie per evitare che si crei il predominio di una narrazione mafiosa.
Nando Dalla Chiesa, in particolare, ha sottolineato l'importanza di far vedere l'antimafia, far vedere la superiorità morale di chi lotta contro la criminalità organizzata e di avere il coraggio di competere contro una cultura della mafia in modo aperto e ben visibile.
A concludere la discussione della mattinata è stato un ampio intervento di Rosy Bindi (Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia) che, con il suo intervento, ha spaziato su più argomenti, compresi quelli di attualità parlamentare inerenti la riforma del Codice Antimafia, di cui si avvierà la discussione alla Camera dei Deputati lunedì.
Rosy Bindi ha definito pretestuose le polemiche sorte sul testo, in quanto le norme per l'estensione delle misure di prevenzione a chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione, a suo parere, esistono già nel nostro ordinamento giudiziario mentre il nuovo Codice Antimafia delimiterebbe maggiormente il campo d'azione dei magistrati.
In merito alla questione dei beni confiscati, Rosy Bindi ha spiegato che fino ad oggi la gestione non ha funzionato a causa di problemi nel funzionamento dell'Agenzia e anche per il fatto che i magistrati si sono trovati a fare da pionieri in questo settore, che non era il loro, supportati solo da associazioni mentre ora c'è bisogno di coinvolgere anche altre competenze, come quelle imprenditoriali e manageriali per quanto riguarda la gestione di aziende.
Rosy Bindi ha anche spiegato che, però, affinché la custodia e la gestione dei beni confiscati funzioni serve che ci siano risorse statali a finanziarli e per questo auspica che, con la nuova Legge di Bilancio, si possa istituire un Fondo a rotazione per la gestione dei beni confiscati.
Tra gli altri argomenti affrontati da Rosy Bindi ci sono stati il lavoro svolto in questi anni dalla Commissione Antimafia, comprese le missioni internazionali da cui è emerso che molto spesso gli altri Paesi non sono attenti al tema delle mafie e la collaborazione si limita alle rogatorie ma non vedono ciò che accade sui loro territori. In Europa, in particolare, Bindi ha ricordato che non ci sono più fondi per il contrasto alle mafie in quanto non c'è neanche più una commissione al Parlamento Europeo che si occupa di ciò e questo è molto grave. 
Poi Rosy Bindi si è soffermata sulla percezione delle mafie e ha affermato la necessità di creare gli anticorpi: "La storia delle mafie si intreccia con la storia italiana" e per questo andrebbe studiata a scuola e resa patrimonio di tutti, non solo degli addetti ai lavori e di qualche associazione. Così come, secondo Rosy Bindi, c'è bisogno di smettere di percepire il nostro Paese come il più corrotto del mondo, intanto perché non è vero ma poi perché questo agevola il passare dell'idea che tanto è inutile seguire percorsi legali. 
"Dobbiamo stare a testa alta nel contesto internazionale - ha detto Rosy Bindi - perché abbiamo creato misure di contrasto alle mafie che gli altri Paesi non hanno e che hanno costretto le mafie a cambiare per sfuggirvi. Nessuno può guardare all'Italia solo come il Paese delle mafie senza considerare che siamo anche il Paese dei martiri della mafia e di buone norme di contrasto che, ovviamente, vanno costantemente affinate". 
Tanti poi i casi accennati nel discorso, dallo scioglimento di Brescello come fine delle possibilità di negazione della presenza delle mafie al Nord, alle infiltrazioni nella Sanità con l'esempio del sistema lombardo di esternalizzare tutto e di accreditare i privati senza regole creando di fatto varchi per le infiltrazioni di criminali fino al caso di Roma e Mafia Capitale con gli intrecci tra criminalità, corruzione e politica.
Una mattinata intensa che ha lasciato tanti spunti su cui riflettere.

martedì 19 settembre 2017

Neanche le basi

A Gr Parlamento il senatore Mirabelli ha spiegato ad una deputata grillina come funziona una commissione parlamentare [video della trasmissione].
La grillina - tra i tanti svarioni fatti - ha mostrato di non sapere (o peggio, fingere di non sapere) che una commissione funziona quando tutte le forze politiche indicano i propri rappresentanti; non sapeva (o fingeva di non sapere) che il presidente viene eletto dalla commissione stessa durante le prime convocazioni e non viene nominato prima; non sapeva (o fingeva di non sapere) che il calendario dei lavori lo decide l'Ufficio di Presidenza di una Commissione - composto dai rappresentanti di tutti i gruppi politici - e non esclusivamente il presidente.
Trovo tutto questo molto grave da qualsiasi lato si guardi la faccenda perché se la grillina - dopo un'intera legislatura trascorsa in Parlamento e, quindi, anche a lavorare nelle commissioni - non ne conosce il funzionamento, viene da chiedersi cos'abbia fatto in questi anni e come abbia lavorato, visto che non conosce nemmeno le basi; se, invece, la grillina sa come funzionano le istituzioni in cui ha il privilegio di sedere e anche ben retribuita ma sceglie di raccontare una versione non veritiera, vuol dire che, alla faccia dell'onestà tanto decantata, preferisce prendere in giro i cittadini (presumibilmente a fine propagandistico).
Pensateci prima di dare credito a questi soggetti.

martedì 29 agosto 2017

La Mediazione Culturale non si improvvisa

Al di là di tutte le cose sentite sull'orribile vicenda dell'ultimo stupro avvenuto a Rimini, sono rimasta interdetta dalla definizione di "Mediatore Culturale" del signore finito sulle cronache dei giornali per l'indegno post che ha scritto in rete.
Non è solo un fatto di incongruità tra la gravità delle affermazioni fatte e la sua mansione lavorativa e non è neanche solo un fatto di capire cos'ha nella testa questa persona.
Sono uscita dall'Università da un po' di anni ma ricordavo che esisteva una laurea in "Mediazione Culturale" e che, quindi, si tratta di una professione vera e propria - anche molto difficile - che si studia e si impara. "Mediatore Culturale" non è, dunque, un titolo che viene attribuito per caso a chiunque.
Mi domando se nel frattempo sia cambiato qualcosa nel percorso di studi, se sia possibile attribuire un titolo del genere ad una qualsiasi mansione lavorativa che abbia a che fare con l'integrazione e se a farlo possano essere enti o aziende qualsiasi invece che scuole o se si tratta di una semplificazione giornalistica errata.
Non è un dato di poco conto: nella società multietnica e complicata di oggi, la figura del "mediatore culturale" può essere molto importante e molto utile, per cui è necessario che ad assumere questo ruolo siano soggetti preparati culturalmente, che conoscano bene le lingue per sapersi relazionare nel modo migliore, con grandi capacità di interfacciarsi con gli altri per costruire ponti e smussare possibili elementi di conflitto. Non è cosa da improvvisati né tanto meno da persone che esprimono pensieri da sottosviluppati e con scarsa capacità di linguaggio oltre che di intelletto. Poi certamente ci sono azioni e modalità che si imparano sul campo, lavorando e non sui banchi di scuola e bisogna anche esserci portati ma evidentemente non a tutti è sufficiente l'esperienza pratica sul campo se poi emerge in modo così evidente che mancano le basi culturali.
Auspico che la "Mediazione Culturale" torni ad essere un percorso serio di preparazione, studio e relazione e non vengano mai più attribuite simili qualifiche a caso, tanto meno da enti che non hanno facoltà di attribuire qualifiche professionali, perché da questa vicenda rischia anche di risultare un discredito pesante su una professione che invece nel nostro immediato futuro potrebbe essere sempre più importante ma che certamente è difficile e non si improvvisa.

domenica 20 agosto 2017

Rassegna Stampa e Comunicazione

Una volta nella rassegna stampa si dovevano cercare le cose serie per poterle commentare.
Oggi nella rassegna stampa si devono cercare le cazzate e si deve commentare quelle.
In alternativa si cercano le interviste degli "avversari" (interni o esterni o presi a caso) per poi rispondere con insulti (meglio sui social network, così si diffondono più ampiamente).
Questo modo di usare la comunicazione produce danni gravi a lungo termine e molti degli effetti li stiamo già vedendo con il proliferare dell'imbarbarimento del linguaggio e dell'aggressività oltre che con il proliferare di stupidaggini spacciate per verità assolute che circolano ovunque e si affermano con forza.
Togliete la comunicazione dai guru: non tutto ciò che è comunicativamente efficace è buono.
Fate studiare i giornalisti prima di farli scrivere (molti non sanno neanche cosa siano il giornalismo e la deontologia).
E togliete le rassegne stampa dalle mani degli assatanati che cercano il casino e non le notizie.

martedì 25 luglio 2017

L'ultimo saluto a Giovanni Bianchi

Eravamo in tanti oggi a Sesto a dare l'ultimo saluto a Giovanni Bianchi.
Lo avevo conosciuto diversi anni fa in occasione di una Festa politica all’Argentario e lo avevo poi seguito in alcuni dei convegni che organizzava a Milano.
Mi aveva colpita subito per la sua grande cultura, il suo linguaggio sempre calibrato alle situazioni e mai banale, il suo saper volare alto pur ragionando di problematiche concrete e la sua apertura al mondo.
Ci ha lasciati una grande personalità.

mercoledì 28 giugno 2017

Così si va poco lontano

Le parole che si leggono da ieri sui social network e sulle agenzie di stampa rivolte a Dario Franceschini da presunti aderenti al PD e altri esponenti della maggioranza vicini a Renzi (Ascani, Carbone, Guerini) sono fuori luogo. 
Al di là della questione della linea politica e delle alleanze, c'è un punto che viene prima ed è il come si sta in un partito. 
E' una questione di comportamenti, di modi e anche di stile. 
Di fronte ad un risultato elettorale non positivo, Franceschini ha chiesto che si possa discutere
Una richiesta normale. Oltretutto avvenuta dopo un susseguirsi di messaggi un po' strani secondo cui "poteva andare meglio ma aritmeticamente il PD ha conquistato più Comuni" e dopo "l'incidente con Prodi" (che è considerato una sorta di totem del centrosinistra). 
Non è accettabile che Franceschini per risposta riceva una sequenza di frasi offensive da esponenti della stessa maggioranza di cui fa parte e che ha contribuito con voti e sostegno a costruire. 
Il problema della linea politica lo discuteranno nelle sedi opportune (ammesso che si possa discutere) ma il comportamento viene prima di qualsiasi discussione. 
Che senso ha rispondere così male a una persona che è parte della propria stessa maggioranza? 
Come si fa ad utilizzare una normale richiesta di discussione per accusare Franceschini di voler intaccare la leadership di Renzi, che lui stesso ha contribuito a far tornare alla guida del PD? Cosa che stamattina hanno cominciato a fare tutti i pasdaran del renzismo e che oggi ha esplicitato in modo diretto Lotti
L'unico risultato è stato quello di far avere a Franceschini la solidarietà della minoranza, che invece ha davvero l'obiettivo di attaccare Renzi e ovviamente usa l'episodio. 
Il congresso è finito e gli scontri interni dovrebbero essere alle spalle; Renzi è stato rieletto anche grazie al sostegno di Franceschini e non si capisce perché un esponente che fa parte della maggioranza e che lo sostiene debba ricevere questo trattamento per aver espresso una normale richiesta di discussione dopo aver percepito una serie di sbandamenti. 
Un partito sta insieme se ci si rispetta. 
Prima di costruire alleanze fuori occorre imparare anche a comportarsi dentro. 
Non è pensabile di proseguire in un clima interno ed esterno da insulto continuo perché anche questo è parte della sconfitta elettorale. Oltretutto non è pensabile di prendere a insulti un esponente della stessa maggioranza che lavora per sostenere Renzi e non per affossarlo. 
Così si va poco lontano.

sabato 10 giugno 2017

Messaggi e esempi di legalità dall'Assemblea di Libera

Questa mattina all'Assemblea provinciale di Libera, con tanti giovani, rappresentanti di associazioni, scuole e enti impegnati nella diffusione della cultura della legalità. 

Nel corso dell'Assemblea è stata eletta Lucilla Andreucci come coordinatrice e si sono susseguiti interventi di testimonianze ed esperienze messe in pratica in questi anni sui nostri territori.

Tra gli oratori c'era anche Nando Dalla Chiesa che, oltre a raccontare il lavoro svolto con l'Università proprio sul tema delle mafie, ha ricordato ai presenti che l'area di Milano è assediata dalle mafie e quotidianamente si registrano casi di consiglieri comunali che vengono intimiditi e che non parlano per paura.

Don Virginio Colmegna, invece, ha focalizzato il suo intervento sulle problematiche dell'accoglienza, segnalando che non è sufficiente farla sotto la spinta assistenziale ma servono diritti e giustizia; e poi sulla questione dei beni confiscati che, secondo lui, non vanno lasciati in gestione al Terzo Settore senza che vi sia accompagnata alla gestione un progetto capace di mandare un messaggio forte di cambiamento rispetto all'uso e alla finalità di quei beni.
Proprio sul fronte dei messaggi, infatti, secondo Don Colmegna, bisogna agire perché serve cambiare la politica culturale e la narrazione che passa anche dai social.

A chiudere la mattinata è stato un appassionato intervento di Don Luigi Ciotti, che ha raccontato le sue recenti esperienze delle visite in Calabria e più in particolare della realtà di San Luca e poi ha esortato i presenti ad impegnarsi, ad alzare la voce quando molti scelgono il silenzio, a non dimenticare i poveri e si è detto in ansia affinché cresca la democrazia nel nostro Paese perché oggi è molto pallida.

venerdì 9 giugno 2017

M5S e la paura o l'incapacità di assumersi la responsabilità delle scelte

Dietro al naufragio dell’accordo sulla Legge Elettorale apparso in tutta la sua evidenza alla Camera dei Deputati, ci sono sicuramente molti fattori (in primis la strategia politica non proprio efficace messa in atto, per cui si è deciso di portare in Aula la legge quando era chiaro che i numeri traballavano e per di più a ridosso delle elezioni amministrative, per cui ciascun partito ha necessità di darsi visibilità elettorale) e vi sono sicuramente anche diversi protagonisti, consapevoli o meno, di cui si potrà discutere a lungo.
Tra le varie cose, però, è emersa in modo netto ancora una volta la totale inaffidabilità del Movimento Cinque Stelle che, come già aveva fatto in passato su altri provvedimenti, per un po’ di tempo ha mostrato di voler stare all’accordo e poi, strada facendo, ha cambiato idea e ha deciso che le scelte concordate non andavano più bene e, conseguentemente, ha deciso di votare diversamente rispetto a quanto stabilito.
Sulla legge elettorale lo ha mostrato platealmente il tabellone della Camera dei Deputati mentre in passato era già avvenuto al Senato sulle Unioni Civili, ad esempio.
Accordi difficili, dunque, con M5S sia sul merito (perché è complicato concordare con personaggi che credono alle scie chimiche, contestano i vaccini, predicano la decrescita, non vogliono fare opere e infrastrutture per paura di mafie e corruzione e per ogni cosa gridano al complotto) che sul metodo, perché come ha urlato in un momento di rabbia Ettore Rosato alla Camera dei Deputati, poco dopo che si era palesato lo strappo, “Oggi il Movimento 5 Stelle ha dimostrato cosa vale la loro parola: nulla! Non vale nulla!”. [video]
È evidente, quindi, che - come ha fatto notare anche il senatore PD Franco Mirabelli, nel corso di un dibattito televisivo a Sky - “non si può fare alcun accordo quando uno dei contraenti dice apertamente che fa un patto però poi vota come gli pare a prescindere da quanto stabilito insieme. E gli esponenti di M5S alla Camera hanno detto chiaramente, nel corso della discussione, di votare le cose che gradiscono e di non votare le cose che non gradiscono o che si ritiene che convengano al PD. Se questo è il principio su cui si basano, è difficile ripartire e fare nuovi accordi con loro”. 

Il motivo dell’inaffidabilità del Movimento 5 Stelle, l’ha ben individuato Rosato nel finale del suo intervento in Aula quando, rivolto ai banchi dei grillini, ha affermato: “Voi non sapete decidere, voi non sapete scegliere, voi avete paura di decidere, voi avete paura di scegliere, è questo il motivo per cui la legge elettorale è fallita!”. [video]
Ed è proprio questo, infatti, che emerge nell’ondeggiare della linea politica di M5S: la paura di assumersi le responsabilità di una scelta.
L’accordo sulla legge elettorale con le altre forze politiche e, in particolare con il PD, aveva già mandato in crisi il Movimento, tanto che era già stato fatto un primo sondaggio sul blog per far ratificare dagli aderenti la possibilità di scendere a patti con gli altri gruppi parlamentari, perché in M5S persiste il giochino del fare i “duri e puri”, del dire No a qualunque cosa arrivi dagli altri perché è negativa per il solo fatto di arrivare dagli altri, del considerare gli altri come il male da cui star lontani per non farsi contaminare.
È chiaro che, in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, a pochi giorni dal voto, mettersi a fare un accordo con le altre forze, e in particolare con il PD, dipinte sempre come il male assoluto qualche imbarazzo e qualche difficoltà nel Movimento l’ha creata.
Come è chiaro, dunque, che prima dell'interesse del Paese (tanto sbandierato) viene l'interesse del Movimento di non fare brutta figura.
Di qui il tentativo di tirarsi fuori, di prendere tempo, di chiedere un rinvio del voto finale per fare una nuova votazione sul blog.
Scelta “stravagante” l’ha definita il senatore PD Mirabelli intervistato da Sky.
Più pesante ci è andato l’on. Rampelli di Fratelli d’Italia AN che ha detto: “Il Parlamento italiano e i suoi rappresentanti sono tenuti in ostaggio da un golpista digitale che stringe accordi al limite della pornografia politica con il Pd, Forza Italia e Lega. Tiene sotto scacco le istituzioni costringendo la democrazia reale al verdetto della rete. A Roma si dice ci ripensa come i cornuti. Peccato che gli unici cornificati siano i suoi elettori e quegli italiani che in buona fede hanno votato i 5stelle”.
La richiesta di M5S di effettuare una nuova votazione, però, è arrivata proprio perché assumersi la responsabilità di una scelta fa paura: è più facile demandare ad altri, a Grillo, a Casaleggio, alla rete. E se si sbaglia si può sempre dire che è colpa degli altri, del complotto, dei poteri forti...
Ecco allora che viene da pensare che il mito della “democrazia diretta” tanto sbandierata dai grillini sia in realtà una scusa per giocare di furbizia e anche per nascondere incapacità di risolvere situazioni che richiederebbero competenza e politica e non certo un click.

Personalmente, non credo nella democrazia diretta perché non credo che tutti siano tenuti a capire tutto e a potersi esprimere su tutto in modo corretto. Credo in una democrazia rappresentativa, per cui se scelgo un partito è perché presumo che possa rappresentarmi e auspico mandi nelle istituzioni soggetti competenti, capaci e di qualità, che siano poi in grado di assolvere il compito per cui sono stati eletti e trovare le soluzioni ai vari problemi che di volta in volta si pongono.
Gli esponenti di M5S dimenticano forse di esser stati eletti e di aver già ricevuto un mandato dagli elettori e se per ogni problema vanno in tilt o hanno paura di sbagliare e devono chiamare a raccolta il web per sapere come comportarsi, mi domando cosa siano stati eletti a fare? Se non sono in grado di assolvere al compito per cui sono stati mandati nelle istituzioni e ogni volta devono chiedere a ignari cittadini come fare, tanto vale che non si presentino neanche alle elezioni.
Oltretutto, con M5S più che “democrazia diretta” viene da pensare a decisioni eterodirette visto che, un minuto dopo che la legge elettorale è stata affossata, Grillo ha affermato che era una cosa meravigliosa (video di Sky) e verrebbe da chiedersi cosa pensano gli elettori di M5S che avevano votato una prima volta sul blog proprio per chiedere di portare avanti l’accordo per fare quella legge.