Oggi Libera e altre associazioni hanno animato il giardino dedicato a Lea Garofalo.
Visualizzazione post con etichetta libera. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libera. Mostra tutti i post
domenica 16 giugno 2019
sabato 25 maggio 2019
Libera sempre più attiva sui territori
Questa mattina alla Casa della Memoria di Milano per l'assemblea di Libera in cui vengono raccontati i progetti attivi sul territorio milanese nell'ambito dell'inclusione sociale e di educazione alla legalità anche in collaborazione con altre associazioni. Tra i partecipanti anche Nando Dalla Chiesa, Jole Garuti, Paolo Petracca delle Acli e poi CGIL, Legambiente, Agesci e Fuci.
domenica 25 marzo 2018
L'importanza della mobilitazione della società civile nella lotta alle mafie
Nella Sala Bina di Viale Suzzani 273 a Milano, a cavallo tra la Giornata dell'Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (celebrata il 21 marzo) e il 23° compleanno di Libera, si è svolta la presentazione del libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” di Jole Garuti (Direttrice del Centro Studi SAO – Saveria Antiochia Osservatorio antimafia).
All’incontro, coordinato da Marco Busseni, oltre all’autrice, è intervenuto il senatore Franco Mirabelli, membro della Commissione Parlamentare Antimafia nella legislatura che si è da poco conclusa.
Jole Garuti, sollecitata dalle domande di Busseni, ha raccontato come è nato il libro che ricorda la vita di Saveria Antiochia e di suo figlio attraverso le testimonianze di persone che li hanno conosciuti e dei documenti riguardanti le vicende di quel periodo. Sono gli anni in cui la mafia uccide, in cui non sono ancora affinati gli strumenti per contrastare i criminali e chi combatte la mafia si trova spesso da solo e sa di rischiare la vita. Il figlio di Saveria Antiochia, da poliziotto, va volontariamente a Palermo a fare da scorta a Ninni Cassarà, dopo l’uccisione di Beppe Montana (entrambi commissari di polizia della squadra mobile, che avevano poi costituito la squadra “catturandi” volta proprio a cercare di arrestare i mafiosi) quando non c’erano ancora state le grandi sollevazioni popolari. Soltanto nel 1993, dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, si mobilita la società civile e si comincia a parlare di costituire un’associazione nazionale antimafia e Libera nascerà nel 1995 (tra i fondatori, oltre a Don Luigi Ciotti, figurano anche Jole Garuti e Saveria Antiochia).
«Saveria Antiochia, ancora prima che venisse ucciso suo figlio aveva iniziato la sua attività nelle associazioni impegnate per la legalità - ha raccontato Jole Garuti - e, in seguito all’uccisione del figlio insieme a Cassarà, ha dedicato la vita a parlare dell’impegno di suo figlio e a cercare tra i nomi delle vittime di mafia chi erano le persone innocenti e chi erano coloro che invece erano morti per regolamenti di conti interni alla criminalità organizzata, perché non voleva che fossero tutti accomunati nello stesso ricordo». Anche da questo importante e minuzioso lavoro di ricerca è nata la battaglia di Libera per ottenere l’istituzione di una “Giornata dell'Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” che, grazie ad una legge approvata nella scorsa legislatura, si celebra il 21 marzo.
Il senatore Franco Mirabelli nel suo intervento ha sottolineato che «La lotta alla mafia la fanno le forze dell’ordine, lo Stato ma i colpi più pesanti sono stati subiti dalle mafie nel momento in cui si è mobilitata la società civile, indignandosi e ribellandosi. Libri come “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” di Jole Garuti raccontano cosa sono state le mafie in Italia e, quindi, anche cosa possono tornare ad essere. Le mafie, infatti, ci sono ancora: hanno subito colpi durissimi, hanno fatto scelte strategiche diverse ma ci sono. La ‘ndrangheta, ad esempio, per mimetizzarsi meglio nella società ha scelto di abbandonare gli aspetti militari e agire penetrando l’economia legale ma gli arsenali li ha ancora e se servissero verrebbero usati, come hanno raccontato i magistrati che hanno seguito l’inchiesta Aemilia».
«Non dobbiamo perdere la memoria di vicende come quella di Saveria Antiochia e di suo figlio ed è importante che se ne discuta anche nelle scuole. - ha proseguito Mirabelli - Oltre al lavoro di forze dell’ordine, magistrati, carabinieri, nella lotta alla mafia dobbiamo tantissimo alla rivolta della società civile che c’è stata dopo le stragi. Per questo, è importante il lavoro che fanno persone come Jole Garuti, Nando Dalla Chiesa, o le associazioni come Libera: perché fa tenere accesi i riflettori sul problema delle mafie, ricordando che ci sono ancora e che sono molto pericolose anche se non si vedono. Oggi, infatti, in Italia c’è molta preoccupazione per i piccoli reati di strada ma non c’è alcun allarme sociale rispetto al fatto che le mafie ci sono, come esplicita chiaramente anche la Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia».
mercoledì 21 marzo 2018
Il ricordo delle vittime innocenti di mafia a Milano
Oggi, 21 marzo, non è solo il primo giorno di Primavera ma è anche il giorno del ricordo delle vittime innocenti di mafia. A Milano sono state ricordate in un bellissimo e partecipato incontro organizzato da Libera e da Avviso Pubblico alla Casa della Memoria, insieme a scuole, associazioni e istituzioni.
Oltre alle storie e ai nomi delle vittime di mafia, letti dai ragazzi e sparsi in giro su tanti fogli colorati, sono intervenuti il Sindaco Beppe Sala, che ha ribadito l'impegno della città di Milano (istituzioni e cittadini) contro le mafie; il regista Marco Tullio Giordana, che ha raccontato come è nato il film "I cento passi" e l'importanza del ruolo del cinema nella formazione dei giovani e di come troppo spesso ad emergere sono i personaggi negativi; mentre il magistrato Nobili ha insistito sul ruolo dell'istruzione perché solo della cultura ha paura la mafia.
Davvero un incontro bello, con contenuti importanti su cui riflettere e una grande partecipazione anche da parte dei giovani.
Etichette:
antimafia,
avviso pubblico,
casa memoria,
legalità,
libera,
milano
sabato 10 giugno 2017
Messaggi e esempi di legalità dall'Assemblea di Libera
Questa mattina all'Assemblea provinciale di Libera, con tanti giovani, rappresentanti di associazioni, scuole e enti impegnati nella diffusione della cultura della legalità.
Nel corso dell'Assemblea è stata eletta Lucilla Andreucci come coordinatrice e si sono susseguiti interventi di testimonianze ed esperienze messe in pratica in questi anni sui nostri territori.
Tra gli oratori c'era anche Nando Dalla Chiesa che, oltre a raccontare il lavoro svolto con l'Università proprio sul tema delle mafie, ha ricordato ai presenti che l'area di Milano è assediata dalle mafie e quotidianamente si registrano casi di consiglieri comunali che vengono intimiditi e che non parlano per paura.
Don Virginio Colmegna, invece, ha focalizzato il suo intervento sulle problematiche dell'accoglienza, segnalando che non è sufficiente farla sotto la spinta assistenziale ma servono diritti e giustizia; e poi sulla questione dei beni confiscati che, secondo lui, non vanno lasciati in gestione al Terzo Settore senza che vi sia accompagnata alla gestione un progetto capace di mandare un messaggio forte di cambiamento rispetto all'uso e alla finalità di quei beni.
Proprio sul fronte dei messaggi, infatti, secondo Don Colmegna, bisogna agire perché serve cambiare la politica culturale e la narrazione che passa anche dai social.
A chiudere la mattinata è stato un appassionato intervento di Don Luigi Ciotti, che ha raccontato le sue recenti esperienze delle visite in Calabria e più in particolare della realtà di San Luca e poi ha esortato i presenti ad impegnarsi, ad alzare la voce quando molti scelgono il silenzio, a non dimenticare i poveri e si è detto in ansia affinché cresca la democrazia nel nostro Paese perché oggi è molto pallida.
lunedì 16 gennaio 2017
Arte Contro la Corruzione: incontro con Don Ciotti e il Procuratore Roberti
Un interessante dibattito dal tema “Arte Contro la Corruzione” questa sera al Teatro Parenti di Milano organizzato da Casa Testori con Don Luigi Ciotti e il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti.
A colpire è stato soprattutto l’intervento di Roberti, dai toni seri e pacati e dal linguaggio preciso nel cercare di esprimere i concetti che voleva portare all’attenzione del pubblico. Uno di questi era il concetto di “legalità costituzionale”, intesa come il fare leggi rispettose dei principi che sono contenuti nella Prima Parte della Costituzione (Articoli 1-54), che sono il fondamento della nostra Repubblica.
Roberti ha spiegato che girare per le scuole a parlare della “legalità costituzionale” è un lavoro utile alla lotta alle mafie esattamente quanto lo è l’attività della magistratura, tanto che con alcuni colleghi ha deciso di organizzare una “scuola” per “formare i formatori” perché, girando per le scuole, ha notato che spesso ci sono insegnanti volonterosi di infondere la cultura della legalità ma che purtroppo non hanno le competenze adeguate in materia.
Anche Don Ciotti, nei suoi appassionati interventi, ha parlato dell’importanza e della responsabilità di educare, in quanto la “prima corruzione è quella delle coscienze” e per questo serve una rivoluzione culturale e una “rivoluzione delle coscienze”. Le mafie, infatti, secondo Don Ciotti, non sono figlie della povertà ma si avvalgono di povertà ed arretratezza per avanzare mentre la cultura può risvegliare le coscienze.
Don Ciotti, nel corso della serata, infatti, si è soffermato più volte sull’importanza dell’educazione, della cultura e della necessità di una maggiore assunzione di responsabilità in ogni ambito.
“Arte è cultura e queste sono antitetiche della corruzione”, ha spiegato Don Ciotti, ricordando che servono parole di vita, capaci di suscitare passione, desiderio, conoscenza e per questo con Libera svolgono anche la formazione per gli insegnanti perché per insegnare la legalità occorre formarsi, non si può improvvisare e non sono sufficienti neanche sporadici incontri di testimonianza.
E il Procuratore Roberti ha ricordato che “la rivoluzione delle coscienze va accompagnata da buone leggi. Il primo passo per combattere le mafie è fare delle buone leggi, scritte bene, in modo chiaro e comprensibile, che non si possano manomettere e che valgano per tutti”.
Roberti, infatti, ha spiegato che se non si attuano pari dignità sociale e uguaglianza di fronte alla legge non si può fare cultura della legalità ma il problema è che se i cittadini non hanno par dignità sociale, non saranno neanche mai considerati uguali di fronte alla legge. E, infine, per Roberti, è necessario che ci sia il “diritto” affinché ci sia la “giustizia”.
Per Don Ciotti, “La legalità è il mezzo per arrivare alla giustizia”.
Sia Roberti che Don Ciotti si sono poi soffermati a lungo sul problema di impostazione culturale dell’Italia.
Don Ciotti ha detto di fare attenzione a non considerare la legalità come un idolo e che questa parola ormai è stata rubata e la usa spesso chi ne calpesta il valore.
Oggi si è affermata una retorica della legalità che ha trasformato questo termine in una “parola-sedativo” – ha detto Don Ciotti – perché molti hanno scelto un concetto di legalità che sia più malleabile.
Roberti, ha segnalato che occorre spiegare ai giovani che rispettare le leggi conviene perché la corruzione frena lo sviluppo perché frena gli investimenti.
In Italia, secondo Roberti, ci sono però anche troppe imprese che preferiscono stare nel mercato corrompendo piuttosto che investendo in innovazione e questo è un problema culturale del nostro Paese perché pensiamo che la corruzione, tutto sommato, sia qualcosa di accettabile: non viene percepita come un disvalore.
Per Roberti, ci si è anche accorti tardi che la corruzione è un modo di operare utilizzato dai mafiosi molto più delle intimidazioni.
Mafia e corruzione sono due cose diverse – ha segnalato Roberti - ma alla base c’è per entrambe l’idea predatoria della cosa pubblica, il rubare. Dove c’è una corruzione sistemica – ha spiegato il Procuratore - prima o poi arriva anche la mafia.
Sia Roberti che Don Ciotti hanno contestato la mancanza di una legge adeguata contro la corruzione nel nostro Paese.
“Contro le mafie abbiamo ottime leggi, anche in materia di prevenzione le nostre normative sono migliori di quelle degli altri Paesi europei ma non è sufficiente perché non c’è ancora una legislazione efficace contro la corruzione e per regolare il processo penale in modo efficiente. – ha spiegato Roberti - Inoltre, le mafie sono ancora molto sottovalutate in tanti Paesi, mentre in Italia si è usciti da questa fase, però, bisogna comprendere che la mafia non è un fenomeno emergenziale ma strutturale e si alimenta grazie ad una zona grigia di professionisti, imprese, soggetti che si fanno finanziare o aiutare da criminali”.
Roberti ha chiuso i suoi interventi raccontando la sua attività e la lotta al terrorismo, spiegando che in Italia ci sono 26 Procure Distrettuali Antimafia (tra cui quella di Milano, che funziona molto bene) e la Procura Nazionale ha il ruolo di coordinarle. Recentemente alle Procure Antimafia, grazie alle competenze che hanno sviluppato in tanti anni di esperienza, è stata affidata anche la missione dell’antiterrorismo. I meccanismi dei due mondi non sono tanto diversi: Roberti ha, infatti, spiegato che “le mafie sfruttano le diseguaglianze sociali: fanno affari con i ricchi e sfruttano i poveri. La stessa cosa la mettono in pratica i terroristi”. Inoltre, sia terroristi che mafiosi si autofinanziano attraverso traffici illeciti.
Roberti ha poi spiegato che oggi il maggior strumento di reclutamento del terrorismo è la rete internet: lì avviene uno “spaventoso percorso di radicalizzazione” e questo funziona perché spesso ai giovani non vengono fornite alternative.
Rispondendo alla domanda sul perché non ci sono ancora stati attentati terroristici in Italia, Roberti ha avanzato tre supposizioni: 1) l’Islam radicale è meno presente in Italia ed è anche meno violento e più “addolcito” rispetto a quello presente in altri Paesi dove fino ad ora ci sono stati attacchi; 2) l’Italia è la base logistica per organizzare traffici illeciti verso altri Paesi (al Sud si producono documenti falsi con cui le persone si spostano in tutta Europa) e chi gestisce tutto ciò ha più interesse a non attirare l’attenzione per lavorare in modo indisturbato; 3) abbiamo servizi di intelligence molto preparati, grazie ad una lunga esperienza e lavorano bene.
Complessivamente un bellissimo dibattito, con temi importantissimi, bravi relatori e un pubblico (anche giovane) molto attento.
Etichette:
antimafia,
corruzione,
don ciotti,
legalità,
libera,
milano,
roberti
venerdì 22 maggio 2015
100 Comuni contro le mafie
Questa mattina a Milano, nell’Expo Gate davanti al Castello Sforzesco, si è parlato di lotta alle mafie con l’incontro organizzato dall’ANCI “100 Comuni contro le mafie”, in cui è stato anche presentato il rapporto redatto dall’Associazione dei Comuni sul tema delle politiche pubbliche nella prevenzione e nel contrasto alla criminalità organizzata.
Tanti gli ospiti illustri delle istituzioni – non solo sindaci - affiancati dai protagonisti della lotta alla mafia.
Il saluto di apertura dell’incontro è stato fatto dal Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, che ha ricordato che nel 2013 e nei primi mesi del 2014 sono stati oltre 1.200 gli amministratori locali che hanno ricevuto minacce e non devono essere lasciati soli. «È importante creare un fronte comune unito contro la mafia perché questo fa paura alla mafia», ha affermato il Sindaco.
Inoltre, Pisapia ha segnalato che le presenze mafiose creano ai territori un danno sociale, economico e di immagine e, anche per questa ragione, il Comune di Milano si è sempre costituito parte civile nei processi di mafia.
Pisapia ha poi rivendicato l’efficacia dei protocolli per la legalità siglati da istituzioni, forze dell’ordine e autorità competenti, con particolare riferimento a quelli per Expo 2015 che hanno prodotto importanti risultati con le interdittive con cui si sono potute escludere dai lavori aziende che erano sembrate non del tutto trasparenti, tanto che sono stati utilizzati anche come esempio per altri Paesi europei.
«Ovviamente, però, - ha sottolineato Pisapia – i protocolli da soli non sono sufficienti a fermare i tentativi di infiltrazione criminale ma è necessario che vi siano anche i controlli» e, su questo tema, il Sindaco di Milano ha ricordato che per i controlli sul sito di Expo (che è un’area interna a più Comuni) è stato siglato un protocollo che consente alle forze dell’ordine di agire anche in caso di extraterritorialità e, ad oggi, a questa formula hanno aderito anche le forze dell’ordine dei Comuni della Città Metropolitana, così da consentire che non vengano fermate le indagini quando il campo d’azione si sposta dal territorio di un Comune ad un altro.
Pisapia ha concluso il suo intervento segnalando che la vera forza di contrasto alle mafie sta nell’antimafia sociale e nella cittadinanza attiva: «Sono il miglior modo di combattere la mafia. – ha affermato il Sindaco di Milano - Dai sindaci può poi partire quello scatto d'orgoglio che diventa anche scatto di concretezza nella lotta alla mafia».
Moderatore della prima parte della mattinata è stato il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris che ha ribadito più volte che l’ANCI è vicina a tutti i sindaci e gli amministratori locali che hanno subito minacce e si sta attivando per costruire una vera e propria rete contro le mafie.
Sul fronte dei controlli, De Magistris ha segnalato che sarebbe opportuno che questi siano preventivi e per questo, a metà luglio, ANCI e ANAC firmeranno un protocollo di intesa che consentirà la realizzazione di controlli preventivi per aiutare i sindaci a «non sbagliare» e ad accorgersi per tempo dei tentativi di infiltrazione criminale.
De Magistris ha poi denunciato la lentezza dei pagamenti dei debiti da parte della Pubblica Amministrazione alle aziende come una delle cause che spingono gli imprenditori – in particolar modo quelli delle PMI – a cercare crediti dai criminali per non andare incontro al fallimento, soprattutto in tempi difficili come questi segnati dalla crisi economica.
Inoltre, ha ricordato De Magistris in conclusione del suo intervento: «La lotta alle mafie non si fa solo con la repressione dei criminali ma anche con la riqualificazione urbana perché più i cittadini stanno in strada, meno ci stanno i criminali».
Delle richieste chiare ai legislatori sono state presentate da Roberto Scanagatti, Sindaco di Monza e Presidente di ANCI Lombardia che ha sottolineato la necessità di una semplificazione normativa che consenta di non perdersi nell’interpretazione delle norme e di poter accedere a white list già controllate in modo che gli amministratori non sbaglino quando devono fare selezioni.
Scanagatti ha poi concluso il suo intervento con un monito: «I Comuni nonostante i tagli che hanno subito, hanno sempre garantito la spesa per i servizi sociali e questo ha consentito di mantenere la coesione sociale. Altri tagli sarebbero insostenibili e non garantire la spesa sociale provoca rischi di infiltrazioni di criminali che verrebbero visti come coloro che garantiscono ciò che lo Stato non è più in grado di garantire».
Elisabetta Tripodi, Sindaco di Rosarno, ha denunciato i tanti modi di fare intimidazioni da parte dei mafiosi: «Non ci sono solo le minacce dirette ma esistono anche le intimidazioni indirette, il portare a far dimettere improvvisamente persone vicine al Sindaco, lo svuotare le amministrazioni a poco a poco delle persone pulite, il fare in modo che lascino». Tra le richieste portate all’attenzione degli uditori quella di rivedere le norme che regolano i beni confiscati e, in particolar modo, le aziende confiscate perché se queste dopo la confisca falliscono, oltre a dare un messaggio profondamente negativo creano anche un problema sociale per coloro che perdono il lavoro e, in tante realtà del Sud, è un fatto drammatico. Un’altra richiesta del Sindaco di Rosarno è poi quella di rivedere l’art.143 della normativa sullo scioglimento dei Comuni perché se questi vengono sciolti più volte significa che il risanamento non ha funzionato.
Sul tema delle intimidazioni agli amministratori locali, è stato ricordato un rapporto di Avviso Pubblico secondo cui queste sarebbero in forte aumento e la prima causa è l’aumento dell’estensione delle mafie sui territori a cui, però, si aggiunge anche l’aumento dei soggetti che denunciano.
Alfonso Sabella, Assessore alla Legalità a Roma, in materia di infiltrazioni criminali negli Enti Locali, ha affermato con toni accesi che gli amministratori devono essere in prima linea nel contrasto le mafie e ha segnalato anche un cambio di strategia nel malaffare: «Prima si pagava la politica mentre ora si paga l'amministrazione e c'è una moltiplicazione di piccole mazzette».
A ricordare il ruolo della polizia locale come strumento di presenza e controllo del territorio è stato Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza al Comune di Milano, il quale ha ricordato anche l’esperienza di collaborazione positiva che è stata avviata tra amministrazione e Prefettura a partire dal monitoraggio delle presenze della criminalità organizzata all’interno delle case popolari svolta su richiesta della Commissione Parlamentare Antimafia.
Granelli si è poi soffermato sul tema dei beni confiscati, che sono molti anche nel territorio milanese e spesso i cittadini non ne sono a conoscenza e, al fine di fare in modo che tutti abbiano consapevolezza di dove sono stati i luoghi della delinquenza poi recuperati e restituiti alla società, era stato organizzato il Festival dei Beni Confiscati alle Mafie.
Un lungo ed appassionato intervento è stato quello di Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, il quale ha aperto con la citazione di Paolo VI «La politica è la più alta forma di carità», per segnalare che la politica è, quindi, una forma di «servizio al bene comune».
«La cittadinanza è il cuore della città mentre l'amministrazione è la mente. Ma la cittadinanza è anche corresponsabilità, tutti devono concorrere al bene comune», ha affermato Don Ciotti, sottolineando che «C'è tanta gente che si commuove di fronte alle tragedie ma non basta, occorre che ci si muova. Serve avere una consapevolezza di ciò che avviene mentre oggi c'è tanta ignoranza».
Il fondatore di Libera si è, quindi, soffermato, sull’importanza dell'educazione come investimento sul futuro ma ha precisato che «in città ogni contesto deve essere educativo, serve creare città educative dove tutte le componenti del territorio possano dare il loro contributo; non si può relegare l’educazione solo alla scuola e alla famiglia. Non basta neanche la moltiplicazione delle attività ma serve un progetto che comprenda una visione».
«Oggi c'è una generazione di giovani che vive l'angoscia del futuro e dobbiamo tenerne conto. – ha proseguito Don Ciotti - Oggi i giovani non sperano in un futuro migliore ma sperano che un futuro ci sia. L'unico mercato che non cambia mai è quello della droga e questo dimostra che la guerra alla droga è fallita. Così come delle stragi non si conosce mai la verità e la gente poi perde la fiducia nelle istituzioni. Oggi ci sono ancora molta omertà e timore mentre, invece, bisogna insegnare alla gente ad avere più coraggio. Libera si costituisce parte civile nei processi di mafia per essere vicina a vittime e magistrati, per non lasciarli soli».
Parlando della sua associazione, Don Ciotti ha segnalato che recentemente Libera ha aperto sportelli S.O.S. sul territorio con l’intento di essere dei presidi visibili ma anche un punto di appoggio e riferimento per chi ha bisogno.
Venendo agli aspetti legislativi, Don Ciotti ha ribadito che serve accelerare la riforma delle norme che regolano la gestione dei beni confiscati per darli alla collettività ed in particolare serve potenziare l'Agenzia dei beni confiscati e renderla un ente pubblico ed economico e non soltanto un dipartimento del Ministero dell'Interno. «Il Parlamento deve fare in fretta a recepire le indicazioni su questo tema che sono state prodotte dal lavoro della Commissioni Antimafia», ha detto il fondatore di Libera, segnalando che «se lo facesse, arriverebbero alla collettività circa 55.000 beni».
«Parliamo meno di legalità. – ha poi affermato Don Ciotti, in conclusione del suo discorso – La legalità è diventata un idolo sulla bocca di tutti, ce l'hanno rubata e svuotata. Oggi sono gli stessi mafiosi a organizzare i convegni antimafia! Prima di “legalità” viene la parola “responsabilità” e i due concetti vanno saldati. Anche “antimafia” è un problema di “responsabilità” e di “coscienza” perché le mafie non sono un mondo a parte ma sono parte del nostro mondo, camminano insieme a noi, non hanno bisogno di una nuova definizione ma di una nuova comprensione del fenomeno. Inoltre, serve porre attenzione alle commemorazioni: oggi fioriscono targhe, piazze, vie intitolate alle vittime di mafia ma non va bene se tutto finisce lì e si fa solo retorica della memoria. La memoria non deve essere sporadica ma riconoscenza viva».
Piero Fassino, Sindaco di Torino e Presidente Nazionale dell’ANCI è intervenuto per portare il suo saluto all’iniziativa e ha ricordato che ogni territorio è a rischio infiltrazioni criminali, soprattutto quelli più ricchi ma un territorio, per offrire opportunità ai suoi cittadini, deve essere sicuro. Fassino ha annunciato che prenderà il via un osservatorio dell’ANCI sul fenomeno della criminalità organizzata sui territori perché è indispensabile costruire una strategia attiva tra istituzioni locali, forze dell'ordine e magistratura e servono strumenti adeguati. «Oggi ci sono leggi per tutelare gli amministratori locali dalle minacce e dalle infiltrazioni ma i dati dimostrano che purtroppo la loro applicabilità non funziona», ha ricordato Fassino, segnalando che comunque, oltre ai fronti legislativi, anche la società civile deve essere impegnata nel contrasto alle mafie, in un rapporto con le istituzioni.
Fassino ha mostrato un forte apprezzamento per l’approvazione della nuova legge anticorruzione perché – ha ricordato - «spesso dalla corruzione partono i tentativi di infiltrazione criminale nei territori e nelle amministrazioni ed è da lì che prende corpo l’illegalità».
Come gli altri relatori, anche Fassino ha segnalato la necessità di riformare le norme sulla gestione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, in quanto si tratta di un patrimonio ingente ma scarsamente riutilizzato e, tenere i beni confiscati inerti, indebolisce la lotta alle mafie.
In conclusione della prima parte dei lavori della mattinata è intervenuta Rosy Bindi, Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, la quale ha aperto la sua relazione sul problema della presenza delle mafie al Nord e del fatto che, pur essendo un fenomeno consistente e insediato, sia ancora possibile combatterlo.
In merito alla discussione fatta sul tema dei beni confiscati, toccata da più persone nel corso dei lavori, Rosy Bindi ha segnalato che il lavoro della Commissione Antimafia è stato fatto fino in fondo ed ora l'iter di discussione partirà dalla Camera dei Deputati ma – ha precisato – quella prospettata non è una riforma a costo zero.
Ripercorrendo gli argomenti affrontati nel corso della mattinata, Bindi ha affermato inoltre che «Oggi il riferimento per ottenere qualcosa sui territori non sono più i parlamentari nazionali ma i politici locali, gli assessori, gli amministratori e per questo poi vengono minacciati: le decisioni si prendono sul territorio. Indebolire gli Enti Locali aiuta i criminali a infiltrarsi ma questa non è una polemica con l’attuale Governo perché i tagli ai Comuni li hanno messi in pratica già parecchi governi. Sui codici etici, tutti quelli che abbiamo visto sono legati ad atti giudiziari, a parte la Carta redatta da Avviso Pubblico che ha cercato di individuare il profilo della buona politica. E non arriverà mai la buona politica finché c'è una politica clientelare. La politica clientelare, anche con il cittadino per bene, è la base del voto di scambio perché indebolisce il rapporto diritto-dovere tra cittadino e amministrazione».
sabato 7 giugno 2014
Dibattito sull'antimafia ad Affori
Sabato al Circolo PD di Affori è stato organizzato un interessante incontro sui temi dell'antimafia moderato da Lorenzo Lodigiani (segretario del circolo) e a cui hanno partecipato il senatore Franco Mirabelli (capogruppo del PD nella Commissione Parlamentare Antimafia), David Gentili (Presidente della Commissione Antimafia del Comune di Milano), Marco Granelli (Assessore alla Sicurezza del Comune di Milano), Beatrice Uguccioni (Presidente del Consiglio di Zona 9 di Milano) e Davide Salluzzo (Referente di Libera Lombardia).
L'incontro, molto partecipato dai cittadini, è stato aperto dal senatore Mirabelli che ha raccontato il lavoro svolto in questi mesi dalla Commissione Parlamentare Antimafia, concentrandosi in particolare sul fenomeno delle infiltrazioni della 'ndrangheta nel Nord Italia, su cui a breve verrà presentato un rapporto elaborato dalla Commissione con la consulenza di Nando Dalla Chiesa. Mirabelli, nel corso del suo intervento (video) ha segnalato la scarsa percezione dell'opinione pubblica rispetto al pericolo delle infiltrazioni criminali nella società e ha mostrato come, invece, nonostante l'assenza di episodi di violenza eclatante, le 'ndrine si siano fortemente radicate all'interno dell'economia, della pubblica amministrazione, nelle aziende e di come sia indispensabile alzare il livello dell'attenzione.
Un altro tema affrontato dalla Commissione Antimafia - ha raccontato il senatore Mirabelli - è quello dei beni confiscati alla criminalità organizzata e il malfunzionamento dell'Agenzia che avrebbe dovuto gestirli, per cui è stata stilata una relazione che include un progetto di riforma.
David Gentili ha focalizzato il suo intervento su alcune problematiche legate alla criminalità organizzata nel quartiere di Bruzzano e dei clan operanti nella zona e dediti ad affari nelle sala gioco, nelle società sportive e, infine, ha sollevato il tema degli appalti di Expo, finite sulle cronache di tutti i quotidiani di questo periodo.
Anche Beatrice Uguccioni è rimasta ancorata alle problematiche della zona e ha raccontato la vicenda del centro sportivo Iseo (vittima di più incendi di origine dolosa) e di come i criminali cerchino di entrare in luoghi dove è più facile ottenere un largo consenso sociale e di come spesso anche i comportamenti degli altri lascino spazio a illegalità. Un'altro fattore da tenere sotto controllo, secondo Uguccioni, sono poi le feste di via, in particolar modo dove girino soldi e commercio perché spesso la criminalità tenta di metterci le mani e, per questo, come Consiglio di Zona, ha segnalato che tendono a patrocinare più volentieri le iniziative non commerciali.
L'Assessore Granelli ha illustrato l'ampio sforzo delle forze dell'ordine per contrastare la criminalità e il coordinamento messo in capo tra i vari livelli istituzionali su più fronti, con particolare attenzione alle vicende di Expo. In risposta alla segnalazione del senatore Mirabelli che evidenziava come la 'ndrangheta abbia una struttura organizzata per cellule chiamate "locali" tutte dipendenti dalla casa madre in Calabria ma tutte ramificate sui territori, Granelli ha invocato una maggior cooperazione nell'ambito della legalità tra il Nord e il Sud del Paese, magari attraverso la rete dell'associazionismo, favorendo il commercio di prodotti legali provenienti da luoghi confiscati alla criminalità.
Nel complesso si è trattato di un dibattito interessante, ricco di contenuti informativi importanti su quanto sta avvenendo nel nostro Paese - ma anche più specificatamente a Milano - sul fronte della lotta alla criminalità organizzata. Tante anche le domande e le richieste di ulteriori approfondimenti da parte del pubblico, arrivato numeroso non solo dalla zona 9 di Milano per ascoltare i relatori.
Iscriviti a:
Post (Atom)













