Pausa pranzo a PizzAut di Monza.
Quest'anno anche con impegno: ci sono degli stand della Palestina, uno dei quali con libri, arte e calendari dedicati a Gaza, con cui è possibile approfondire ciò che accade da moltissimi anni.
Pesaro era vivace: non c'erano molti turisti (anche se l'hotel dove stavo io era pieno), c'era dibattito serio anche sul lungomare con associazioni e raccolte firme che proseguivano nelle discussioni dal molo del porto (le ho ascoltate tutte anche se non ho mai voluto intervenire); c'erano gli eventi dell'estate ma anche momenti culturali diversi.
I primi giorni ho provato a tenere i ritmi del mare ma alla milanese (cioè di corsa), poi ho capito che non poteva funzionare e ho deciso che era il mare a doversi adeguare al mio ritmo di relax ed è andata meglio. Il mare, a questo giro, era tranquillo: al mattino c'era la marea bassissima, verso le 10.30 iniziavano un po' di onde perché la marea si alzava ma poi, contrariamente agli altri anni, dopo un paio d'ore tornava fermo, segno che aveva già raggiunto il suo livello e forse anche perché, stranamente, non ho mai trovato vento.
Faceva caldissimo, come a Milano; al pomeriggio l'acqua del mare è arrivata anche a 29 gradi ma è sempre stata trasparente e pulita.
La regina della spiaggia era una bellissima bambina bionda a cui tutti giravano intorno, lei faceva ciao con la manina e tornava ai suoi giochi.
La spiaggia era quella di sempre, dove mi conoscono da anni, dove il capo di tutti è un nonno importante e conosciuto, con una gamba dolorante e fasciata che scherza con tutti e porta in giro in motorino il fidanzato di suo figlio.
I vecchietti erano nei luoghi più impensabili, tra cui la piattaforma per fare i tuffi e il locale serale più figo per gli aperitivi vista tramonto.
I ragazzini stavano finendo gli esami di maturità e si vedevano in giro solo qualche sera (meravigliosi a cantare le canzoni di Achille Lauro al Karaoke).
Ci sarebbero state molte cose da fare e da vedere ma avevo deciso che, non avendo il mare a Milano, era meglio stare in spiaggia a guardare il mare.
Domenica sono corsa in edicola quasi in pigiama, come tante volte è capitato. Di solito per cose allegre, stavolta per una cosa seria. Il mio senatore preferito e la sua coraggiosa intervista. Franco è tante cose, un bravo politico, un grande dirigente, una bella persona, un uomo capace e coraggioso. Quando l'ho conosciuto era già una persona importante, lo è diventato presto. Lo vedevo da imbucata alle conferenze stampa, ai convegni di partito, su un manifesto elettorale davanti casa e l'ho ritrovato nel circolo del PD a cui ero andata a iscrivermi. Io appena arrivata e lui già il numero uno, quello che sa tutto, quello che prende in mano le situazioni e risolve tutto. Franco, per me, è diventato tante cose in questi anni: il primo dibattito con personalità importanti, tanti posti diversi (sottoscala gelidi dei circoli, feste vivaci dell'unità, luoghi in mezzo al niente che solo chi fa politica a sinistra può trovare), mercati, volantini, persone incontrate, orari saltati, mattine sveglie all'alba per qualche TV, parole da trascrivere (che ormai so a memoria), fotografie, un mestiere difficile e appassionante e anche litigate forti, tanti streaming da seguire per non perdermi niente, tante corse da fare senza sentire la fatica perché tutto aveva un senso. Franco mi ha colpita subito perché è sempre stato coraggioso e lo è anche adesso nell'affrontare tutto questo come lo sta facendo e come racconta nell'intervista. Per me, Franco è quello di sempre e tutto quello che rappresenta.
Un modo per rendergli omaggio anche da parte di chi non ha la possibilità di andare a Roma a dargli l'ultimo saluto.
Francesco è stato un grande Papa, il mondo perde una grande guida in un momento in cui ci sarebbe stato ancora molto bisogno di lui.