martedì 25 luglio 2017

L'ultimo saluto a Giovanni Bianchi

Eravamo in tanti oggi a Sesto a dare l'ultimo saluto a Giovanni Bianchi.
Lo avevo conosciuto diversi anni fa in occasione di una Festa politica all’Argentario e lo avevo poi seguito in alcuni dei convegni che organizzava a Milano.
Mi aveva colpita subito per la sua grande cultura, il suo linguaggio sempre calibrato alle situazioni e mai banale, il suo saper volare alto pur ragionando di problematiche concrete e la sua apertura al mondo.
Ci ha lasciati una grande personalità.

mercoledì 28 giugno 2017

Così si va poco lontano

Le parole che si leggono da ieri sui social network e sulle agenzie di stampa rivolte a Dario Franceschini da presunti aderenti al PD e altri esponenti della maggioranza vicini a Renzi (Ascani, Carbone, Guerini) sono fuori luogo. 
Al di là della questione della linea politica e delle alleanze, c'è un punto che viene prima ed è il come si sta in un partito. 
E' una questione di comportamenti, di modi e anche di stile. 
Di fronte ad un risultato elettorale non positivo, Franceschini ha chiesto che si possa discutere
Una richiesta normale. Oltretutto avvenuta dopo un susseguirsi di messaggi un po' strani secondo cui "poteva andare meglio ma aritmeticamente il PD ha conquistato più Comuni" e dopo "l'incidente con Prodi" (che è considerato una sorta di totem del centrosinistra). 
Non è accettabile che Franceschini per risposta riceva una sequenza di frasi offensive da esponenti della stessa maggioranza di cui fa parte e che ha contribuito con voti e sostegno a costruire. 
Il problema della linea politica lo discuteranno nelle sedi opportune (ammesso che si possa discutere) ma il comportamento viene prima di qualsiasi discussione. 
Che senso ha rispondere così male a una persona che è parte della propria stessa maggioranza? 
Come si fa ad utilizzare una normale richiesta di discussione per accusare Franceschini di voler intaccare la leadership di Renzi, che lui stesso ha contribuito a far tornare alla guida del PD? Cosa che stamattina hanno cominciato a fare tutti i pasdaran del renzismo e che oggi ha esplicitato in modo diretto Lotti
L'unico risultato è stato quello di far avere a Franceschini la solidarietà della minoranza, che invece ha davvero l'obiettivo di attaccare Renzi e ovviamente usa l'episodio. 
Il congresso è finito e gli scontri interni dovrebbero essere alle spalle; Renzi è stato rieletto anche grazie al sostegno di Franceschini e non si capisce perché un esponente che fa parte della maggioranza e che lo sostiene debba ricevere questo trattamento per aver espresso una normale richiesta di discussione dopo aver percepito una serie di sbandamenti. 
Un partito sta insieme se ci si rispetta. 
Prima di costruire alleanze fuori occorre imparare anche a comportarsi dentro. 
Non è pensabile di proseguire in un clima interno ed esterno da insulto continuo perché anche questo è parte della sconfitta elettorale. Oltretutto non è pensabile di prendere a insulti un esponente della stessa maggioranza che lavora per sostenere Renzi e non per affossarlo. 
Così si va poco lontano.

sabato 10 giugno 2017

Messaggi e esempi di legalità dall'Assemblea di Libera

Questa mattina all'Assemblea provinciale di Libera, con tanti giovani, rappresentanti di associazioni, scuole e enti impegnati nella diffusione della cultura della legalità. 

Nel corso dell'Assemblea è stata eletta Lucilla Andreucci come coordinatrice e si sono susseguiti interventi di testimonianze ed esperienze messe in pratica in questi anni sui nostri territori.

Tra gli oratori c'era anche Nando Dalla Chiesa che, oltre a raccontare il lavoro svolto con l'Università proprio sul tema delle mafie, ha ricordato ai presenti che l'area di Milano è assediata dalle mafie e quotidianamente si registrano casi di consiglieri comunali che vengono intimiditi e che non parlano per paura.

Don Virginio Colmegna, invece, ha focalizzato il suo intervento sulle problematiche dell'accoglienza, segnalando che non è sufficiente farla sotto la spinta assistenziale ma servono diritti e giustizia; e poi sulla questione dei beni confiscati che, secondo lui, non vanno lasciati in gestione al Terzo Settore senza che vi sia accompagnata alla gestione un progetto capace di mandare un messaggio forte di cambiamento rispetto all'uso e alla finalità di quei beni.
Proprio sul fronte dei messaggi, infatti, secondo Don Colmegna, bisogna agire perché serve cambiare la politica culturale e la narrazione che passa anche dai social.

A chiudere la mattinata è stato un appassionato intervento di Don Luigi Ciotti, che ha raccontato le sue recenti esperienze delle visite in Calabria e più in particolare della realtà di San Luca e poi ha esortato i presenti ad impegnarsi, ad alzare la voce quando molti scelgono il silenzio, a non dimenticare i poveri e si è detto in ansia affinché cresca la democrazia nel nostro Paese perché oggi è molto pallida.

venerdì 9 giugno 2017

M5S e la paura o l'incapacità di assumersi la responsabilità delle scelte

Dietro al naufragio dell’accordo sulla Legge Elettorale apparso in tutta la sua evidenza alla Camera dei Deputati, ci sono sicuramente molti fattori (in primis la strategia politica non proprio efficace messa in atto, per cui si è deciso di portare in Aula la legge quando era chiaro che i numeri traballavano e per di più a ridosso delle elezioni amministrative, per cui ciascun partito ha necessità di darsi visibilità elettorale) e vi sono sicuramente anche diversi protagonisti, consapevoli o meno, di cui si potrà discutere a lungo.
Tra le varie cose, però, è emersa in modo netto ancora una volta la totale inaffidabilità del Movimento Cinque Stelle che, come già aveva fatto in passato su altri provvedimenti, per un po’ di tempo ha mostrato di voler stare all’accordo e poi, strada facendo, ha cambiato idea e ha deciso che le scelte concordate non andavano più bene e, conseguentemente, ha deciso di votare diversamente rispetto a quanto stabilito.
Sulla legge elettorale lo ha mostrato platealmente il tabellone della Camera dei Deputati mentre in passato era già avvenuto al Senato sulle Unioni Civili, ad esempio.
Accordi difficili, dunque, con M5S sia sul merito (perché è complicato concordare con personaggi che credono alle scie chimiche, contestano i vaccini, predicano la decrescita, non vogliono fare opere e infrastrutture per paura di mafie e corruzione e per ogni cosa gridano al complotto) che sul metodo, perché come ha urlato in un momento di rabbia Ettore Rosato alla Camera dei Deputati, poco dopo che si era palesato lo strappo, “Oggi il Movimento 5 Stelle ha dimostrato cosa vale la loro parola: nulla! Non vale nulla!”. [video]
È evidente, quindi, che - come ha fatto notare anche il senatore PD Franco Mirabelli, nel corso di un dibattito televisivo a Sky - “non si può fare alcun accordo quando uno dei contraenti dice apertamente che fa un patto però poi vota come gli pare a prescindere da quanto stabilito insieme. E gli esponenti di M5S alla Camera hanno detto chiaramente, nel corso della discussione, di votare le cose che gradiscono e di non votare le cose che non gradiscono o che si ritiene che convengano al PD. Se questo è il principio su cui si basano, è difficile ripartire e fare nuovi accordi con loro”. 

Il motivo dell’inaffidabilità del Movimento 5 Stelle, l’ha ben individuato Rosato nel finale del suo intervento in Aula quando, rivolto ai banchi dei grillini, ha affermato: “Voi non sapete decidere, voi non sapete scegliere, voi avete paura di decidere, voi avete paura di scegliere, è questo il motivo per cui la legge elettorale è fallita!”. [video]
Ed è proprio questo, infatti, che emerge nell’ondeggiare della linea politica di M5S: la paura di assumersi le responsabilità di una scelta.
L’accordo sulla legge elettorale con le altre forze politiche e, in particolare con il PD, aveva già mandato in crisi il Movimento, tanto che era già stato fatto un primo sondaggio sul blog per far ratificare dagli aderenti la possibilità di scendere a patti con gli altri gruppi parlamentari, perché in M5S persiste il giochino del fare i “duri e puri”, del dire No a qualunque cosa arrivi dagli altri perché è negativa per il solo fatto di arrivare dagli altri, del considerare gli altri come il male da cui star lontani per non farsi contaminare.
È chiaro che, in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, a pochi giorni dal voto, mettersi a fare un accordo con le altre forze, e in particolare con il PD, dipinte sempre come il male assoluto qualche imbarazzo e qualche difficoltà nel Movimento l’ha creata.
Come è chiaro, dunque, che prima dell'interesse del Paese (tanto sbandierato) viene l'interesse del Movimento di non fare brutta figura.
Di qui il tentativo di tirarsi fuori, di prendere tempo, di chiedere un rinvio del voto finale per fare una nuova votazione sul blog.
Scelta “stravagante” l’ha definita il senatore PD Mirabelli intervistato da Sky.
Più pesante ci è andato l’on. Rampelli di Fratelli d’Italia AN che ha detto: “Il Parlamento italiano e i suoi rappresentanti sono tenuti in ostaggio da un golpista digitale che stringe accordi al limite della pornografia politica con il Pd, Forza Italia e Lega. Tiene sotto scacco le istituzioni costringendo la democrazia reale al verdetto della rete. A Roma si dice ci ripensa come i cornuti. Peccato che gli unici cornificati siano i suoi elettori e quegli italiani che in buona fede hanno votato i 5stelle”.
La richiesta di M5S di effettuare una nuova votazione, però, è arrivata proprio perché assumersi la responsabilità di una scelta fa paura: è più facile demandare ad altri, a Grillo, a Casaleggio, alla rete. E se si sbaglia si può sempre dire che è colpa degli altri, del complotto, dei poteri forti...
Ecco allora che viene da pensare che il mito della “democrazia diretta” tanto sbandierata dai grillini sia in realtà una scusa per giocare di furbizia e anche per nascondere incapacità di risolvere situazioni che richiederebbero competenza e politica e non certo un click.

Personalmente, non credo nella democrazia diretta perché non credo che tutti siano tenuti a capire tutto e a potersi esprimere su tutto in modo corretto. Credo in una democrazia rappresentativa, per cui se scelgo un partito è perché presumo che possa rappresentarmi e auspico mandi nelle istituzioni soggetti competenti, capaci e di qualità, che siano poi in grado di assolvere il compito per cui sono stati eletti e trovare le soluzioni ai vari problemi che di volta in volta si pongono.
Gli esponenti di M5S dimenticano forse di esser stati eletti e di aver già ricevuto un mandato dagli elettori e se per ogni problema vanno in tilt o hanno paura di sbagliare e devono chiamare a raccolta il web per sapere come comportarsi, mi domando cosa siano stati eletti a fare? Se non sono in grado di assolvere al compito per cui sono stati mandati nelle istituzioni e ogni volta devono chiedere a ignari cittadini come fare, tanto vale che non si presentino neanche alle elezioni.
Oltretutto, con M5S più che “democrazia diretta” viene da pensare a decisioni eterodirette visto che, un minuto dopo che la legge elettorale è stata affossata, Grillo ha affermato che era una cosa meravigliosa (video di Sky) e verrebbe da chiedersi cosa pensano gli elettori di M5S che avevano votato una prima volta sul blog proprio per chiedere di portare avanti l’accordo per fare quella legge.

martedì 30 maggio 2017

La lotta al racket e le mafie al Nord

Questa mattina in Prefettura a Milano è stato ricordato Pietro Sanua, ucciso perché rifiutava di sottostare al racket e si batteva per il rispetto delle regole e della legalità anche per il settore del commercio e degli ambulanti. 
Nel corso degli interventi, molti tra i relatori si sono soffermati sul fatto che la richiesta del pizzo ai commercianti, anche quelli con attività non di rilievo e priva di grandi guadagni economici, continua ad essere esercitata perché è la manifestazione del potere criminale e del controllo del territorio; cosa che interessa ai mafiosi molto di più dei soldi. 
Nando Dalla Chiesa ha ricordato la forte presenza mafiosa nei settori del commercio ortofrutticolo e anche dei fiori, con intrecci tra organizzazioni criminali e straniere. 
Tornando a Pietro Sanua, è stato evidenziato come, all'epoca del caso, non fu indicato come "omicidio di mafia" perché avvenuto a Milano e nel passato nessuno si azzardava a parlare di mafia a Milano: i primi a farlo sono stati Libera e Nando Dalla Chiesa. 
In molti hanno anche sottolineato la difficoltà che c'è ancora oggi a parlare di mafie al Nord, perché i cittadini tendono a sottovalutare il problema e a sentirsi immuni mentre, invece, purtroppo non è così.

giovedì 18 maggio 2017

Il PD in Lombardia si prepara alle elezioni

Oggi pomeriggio al Circolo Aniasi, all'incontro con Alessandro Alfieri.
Il Segretario Regionale ha fatto alcune riflessioni a carattere generale sulla situazione in Lombardia e ha poi tracciato il percorso che porterà il PD verso le elezioni regionali.
Oggi si parla molto della necessità di cambiamenti ma - ha ricordato Alfieri - i cambiamenti possono anche spaventare e non è detto che siano per forza positivi per tutti. Per questo, come PD, dobbiamo saper tenere insieme domanda di cambiamento e di protezione, perché non è pensabile demandare la protezione a soggetti come Trump o Salvini.
Alfieri ha ricordato che la globalizzazione suscita preoccupazione perché crea maggiore competitività e non tutti riescono a farcela. Le PMI lombarde, in particolare, possono essere spaventate dalla globalizzazione e per questo, secondo Alfieri, bisogna saper dare loro risposte per il futuro.
In merito alla manifestazione di sabato "Insieme senza muri", Alfieri ha evidenziato il fatto che deve legarsi al lavoro di oggi con il patto siglato dai sindaci con il Ministro Minniti, mentre Maroni, in tutti questi anni, è stato assente sul tema dell’immigrazione. Normalmente le operazioni di distribuzione dei migranti sui territori vengono, infatti, gestite dai Presidenti di Regione e altrove è stato così mentre, in Lombardia, Maroni si è rifiutato di farlo per opportunismo. Alfieri ha sottolineato che quando Maroni era Ministro dell’Interno, ordinava ai sindaci di ospitare i profughi, mentre adesso giustifica i sindaci leghisti che non li vogliono.
Sul percorso che il PD dovrà intraprendere per arrivare alle elezioni regionali, il Segretario lombardo ha indicato tre passaggi: 1) Costruzione del Programma (utile ad aggregare mondi per formare una coalizione perché le elezioni si vincono se c’è un leader determinato ma in alleanza con i corpi intermedi territoriali); 2) Coalizione larga il più possibile e tenuta al riparo dalle turbolenze nazionali; 3) Scelta del Candidato alla Presidenza (le primarie non so un dogma ma di solito sono utili per rinsaldare la coalizione).

martedì 16 maggio 2017

I lavori nel quartiere di Niguarda

Lo scorso 21 aprile a Palazzo Marino sono state consegnate all'Assessore Marco Granelli e a Lisa Noja, delegata del Sindaco alle politiche per la accessibilità, le circa 1200 firme raccolte a Niguarda per sollecitare gli interventi di manutenzione del manto stradale della via Ornato e dei marciapiedi del quartiere per garantire la sicurezza alle persone in difficoltà, in modo da evitare i molteplici incidenti, registrati soprattutto negli ultimi mesi.
Gli obiettivi della lettera aperta all’Amministrazione, sottoscritti dai cittadini, sono stati condivisi dalle associazioni per disabili, dalla parrocchia San Martino, dalle cooperative e dal Partito Democratico di Niguarda.
In quella sede, l'Assessore Granelli aveva garantito il proprio interessamento e assicurato interventi in breve tempo.
Dando seguito alle promesse, questa mattina sono venuti a fare un sopralluogo a Niguarda l'Assessore Marco Granelli, Lisa Noja (delegata del Sindaco alle politiche per la accessibilità) insieme ai tecnici dell’ATM. Ad accompagnarli a vedere i punti critici che necessitano di manutenzione, per un percorso che ha toccato la Via Ornato, Piazza Belloveso, Via Cicerone, Via Passerini e Via Val di Ledro, sono stati un gruppo di rappresentanti del Circolo PD Rigoldi e un delegato della Parrocchia San Martino che, insieme alle associazioni per disabili e alle cooperative avevano condiviso la mobilitazione per richiamare l’attenzione dell’amministrazione cittadina.
Un primo risultato è stato raggiunto: questa sera, dalle ore 20.00 circa, inizieranno i lavori per la sistemazione di alcuni tratti di pavimentazione vicini ai binari del tram lungo via Ornato. I lavori impegneranno 8 notti, dalle 22.00 alle 6.00, ed è previsto che si concludano il 27 maggio prossimo. Al fine di tutelare la tranquillità dei residenti non saranno eseguiti il sabato, la domenica e lunedì notte. La scelta di lavorare di notte è determinata dalla necessità di non bloccare la via durante le ore diurne, infatti durante le lavorazioni via Ornato sarà chiusa al traffico.
L'intervento prevede l'asportazione del manto stradale nelle zone ammalorate fino a scoperchiare completamente le rotaie e i relativi attacchi.
Al termine sarà ripristinato il manto stradale.
I lavori saranno eseguiti in collaborazione tra il reparto strade del Comune di Milano e Atm.
L’Assessore, inoltre, ha fatto sapere che a settembre si proseguirà con ulteriori interventi di sistemazione.

mercoledì 29 marzo 2017

Contro la violenza alle donne

Oggi alla Casa di Alex si è parlato di contrasto alla violenza sulle donne, della necessità di un'educazione improntata al rispetto e lontana dagli stereotipi che parta fin da piccoli, della capacità di cogliere i segnali lasciati da chi la violenza la subisce per offrire appigli e costruire una rete in grado di rompere quei meccanismi e della necessità di supporto e aiuto psicologico sia a chi la violenza la subisce che a chi la commette. 
Interessante l'intervento del magistrato Fabio Roia che ha raccontato le difficoltà delle donne vittime di violenza ad affrontare il percorso processuale perché spesso ancora provano dei sentimenti per la persona che hanno denunciato e perché faticano a riconoscersi come vittime, in quanto spesso non sono state credute o sono state colpevolizzate, e si chiedono piuttosto il perché di certi comportamenti da parte del compagno violento. 
Interessante il magistrato Roia perché ha chiarito che la persona da allontanare è il violento e non la vittima e le donne vittime devono stare nei centri preposti solo il tempo necessario ad allontanare chi ha fatto loro del male; senza dimenticare che, in caso di arresto, il soggetto violento deve essere seguito e aiutato perché altrimenti, quando terminerà la sua condanna, il rischio è che torni più violento di prima per vendicarsi. 
Sembra una banalità ma è la prima volta che sento dire ciò in un dibattito sulla violenza alle donne (e di dibattiti su questo tema ultimamente se ne susseguono molti).

martedì 21 marzo 2017

Un partito che punti in alto ma con i piedi per terra e che stia tra la gente

Sono stata al Lingotto perché credo che i momenti in cui prende avvio un percorso sono quelli in cui bisogna esserci e dal Lingotto riparte il cammino del gruppo del PD che sostiene la candidatura di Matteo Renzi al Congresso. Un gruppo che è cambiato nel corso degli anni, che si è allargato e per cui si delinea un percorso che probabilmente non sarà del tutto uguale a ciò che è stato fino ad ora.
Per questo era importante essere presenti, per stare dentro alla nascita di un progetto, per conoscere i nuovi compagni di viaggio, per confrontarsi sulla rotta da seguire, fissare gli obiettivi e scegliere la strada che si ritiene più opportuna per raggiungerli.
I tre giorni al Lingotto, con i workshop e la sessione plenaria, sono stati questo.
A mio avviso, il punto corretto sulla linea politica da tenere lo ha individuato Dario Franceschini, quando ha rilanciato la necessità di riscoprire e porre in evidenza i nostri valori e i nostri ideali: «Dobbiamo saperlo dove siamo: in uno schema nuovo che è populisti contro responsabili. Non si può affrontare il populismo con un po’ meno populismo ma bisogna sfidarlo frontalmente, con una sfida sui valori, con una sfida sulle idee per il futuro; facendo capire alla gente le profonde diversità, anche a costo di affrontare i temi scomodi».
Per me occorre che il PD, con Renzi, riparta da qui perché quando si è forza di governo (e il PD è al governo da tre anni) non ci si può permettere di inseguire una facile demagogia che, oltretutto, manda messaggi sbagliati ai cittadini ma si deve avere la responsabilità di raccontare la realtà e di proporre dei cambiamenti coerenti e veritieri sulla base degli ideali che si perseguono.
Se vogliamo che la politica torni ad essere una cosa “alta e nobile” e non un ring di pugilato per bulli da talk show o da tastiera occorre volare alto, porsi degli obiettivi ambiziosi ma capaci di coinvolgere i cittadini e di mobilitarli, raccogliendo la grande richiesta di partecipazione che c’è.
E non c’è dubbio che Renzi sia ancora un grande catalizzatore di attenzione e di interesse per cui soltanto lui può farsi interprete di questa esigenza.
Ma deve essere chiaro, però, che non serve inseguire i populisti sul loro stesso terreno perché il loro non è un percorso di costruzione ma di distruzione totale e ha ragione Franceschini, quindi, quando dal palco del Lingotto ha affermato che occorre essere:
«Lontanissimi sui contenuti. Profondamente alternativi.
Loro le paure e noi le speranze.
Loro costruiscono muri e noi vogliamo costruire ponti.
Loro hanno l’odio dell’antipolitica e noi abbiamo l’orgoglio della politica.
Per loro la politica è il veleno, l’odio della casta; per noi la politica è fatta con migliaia di persone che la vivono come servizio, sacrificando una parte della loro vita per la politica.
Per loro c’è la facilità della demagogia; per noi c’è la fatica del realismo.
Per loro ci sono i nazionalismi e l’antieuropeismo; per noi ci deve essere l’europeismo più vero e più profondo».
Per riuscire a portare avanti tutto questo, però, è necessario un ampio e complesso lavoro culturale da compiere a tutti i livelli della società.
Perciò, come ha detto Franceschini al Lingotto, «Per noi la sfida più grande deve essere sulla formazione e sulla conoscenza che sono il principale antidoto per sfidare i populismi» e, di conseguenza, serve anche che la politica trovi il modo di far emergere il lavoro che quotidianamente viene svolto per arrivare ad ottenere dei risultati (che vanno costruititi spesso con fatica, passo dopo passo e non arrivano per miracolo da soli).
Il mondo dei media, in questo, va coinvolto perché ha delle responsabilità grandi nella diffusione della demagogia. Una narrazione corretta e che diffonda un’informazione veritiera è importante.
Ed è importante che anche la politica impari a fare di se stessa una narrazione diversa, che faccia emergere con più forza il proprio lavoro, al centro del quale devono esserci l’interesse del Paese e dei cittadini.
Trasparenza per me è questo: non è sapere quanto guadagna uno o un altro ma è il far vedere il cosa si fa e il come lo si fa negli uffici, nelle Aule istituzionali, nelle riunioni decisionali.
Questa è la trasparenza che voglio vedere messa in pratica dal PD: si metta in luce la differenza tra chi lavora e lo stipendio (alto o basso che sia) se lo guadagna e chi, invece, sta sulla poltrona a parlare e basta senza fare nulla.
I veri “ladri”, la vera “casta che ruba lo stipendio” scaldando le poltrone e non facendo niente di concreto sono i signori della propaganda, i populisti che spesso urlano “tutti a casa” (ma sono i primi che “a casa” non pensano minimamente di andare pur non essendo di alcuna utilità al Paese ricoprendo ruoli per cui sono totalmente incompetenti e inadeguati).
La politica non deve essere ridotta ad una competizione da talent show, anche perché non è detto che i più competitivi siano poi i più bravi e a Renzi chiedo, quindi, di valorizzare il merito, che significa mettere nei ruoli giusti le persone competenti per ricoprirli (a prescindere dalle amicizie, dall’età e dalle carriere) perché solo così si può marcare la diversità e dare l’esempio di una politica migliore.
La politica, se vuole recuperare credibilità, infatti, ha bisogno di dare esempi positivi di sé mentre, se non riesce a mostrare questo, se non riesce a far passare le differenze, continueranno a prevalere i polveroni delle notizie sulle inchieste con cui si alimenterà solamente il vento del “sono tutti uguali” e degli esperti di propaganda che ci soffiano sopra e non si avrà mai un recupero della fiducia da parte dei cittadini.
Il lavoro da fare, dunque, è molto ed è impegnativo.
Al Lingotto siamo ripartiti, con il trolley (evocato nella scenografia), ci siamo rimessi in cammino. Alcuni di noi, in realtà, in cammino lo sono sempre stati e non si sono neanche mai fermati.
Bene se anche Renzi, dopo il camper dell’inizio del viaggio, ora decide di rimettersi in cammino. Lo faccia e non si fermi: vada in giro tra la gente vera, nei mercati e nelle strade; non abbia paura di incontrare le persone normali. Torni fuori e parli con tutti; esca dai luoghi di eccellenza in cui tutto funziona; non incontri esclusivamente gli esempi di successo ma vada a cercare anche le persone normali, ascolti anche la loro vita e la loro fatica: magari, non sono soggetti trasformabili facilmente in figurine ma il mondo non è fatto solo di successo e tra il successo e la sventura ci sono migliaia di vite normali che meritano la stessa attenzione e non vanno considerate di serie B.
Renzi, rimettendosi in cammino, diventi uno di noi e, caso mai, aiuti quei normali a trovare delle opportunità.
Sono entrata nel PD nel 2009 e ci sono entrata perché Franceschini, da Segretario, era uno di noi: faceva le campagne elettorali girando nei mercati, sugli autobus, nelle fabbriche tra i dirigenti e tra gli operai, nei luoghi di eccellenza e in quelli in crisi.
Essere un partito a vocazione maggioritaria vuol dire questo: vuol dire parlare a tutti, andare incontro a tutti, stare in mezzo alle persone, sporcarsi anche le mani, uscire dai Palazzi.
L’esempio che mi aspetto da un Segretario è questo: voglio una persona capace di guidare il PD puntando in alto, a grandi obiettivi supportati da grandi ideali, ma con i piedi saldamente per terra e capace di vivere dentro la realtà quotidiana delle persone.
Renzi può farlo: ha il supporto di una larga parte del PD e dell’elettorato; in molti guardano ancora a lui come ad una speranza per il futuro; ha la forza e la capacità per farsi interprete del partito e della società. Non si tiri indietro, non si chiuda dentro mondi belli ma esclusivi; si apra e accolga il mondo che c’è intorno.

Pubblicato in AreaDem

domenica 19 febbraio 2017

L'Assemblea del PD verso il Congresso

È stata una bella Assemblea Nazionale quella che ha svolto il Partito Democratico oggi a Roma. Bella perché belli erano gli interventi che si sono susseguiti.
In questa Assemblea Nazionale, infatti, si è notata anche la differenza di spessore politico e culturale in alcuni interventi. Non è cosa da poco; era da tempo che questo non avveniva. Nei mesi scorsi più che ad assistere a delle discussioni politiche sembrava di assistere a show televisivi che avevano per partecipanti buzzurri della tastiera. Il momento delicato, senza dubbio, richiedeva diplomazia e dialettica un po’ più elevate ma non era affatto scontato che ci sarebbero state, vista la brutalità e la rapidità con cui ultimamente vengono liquidate tutte le questioni.

L’intervento che ho apprezzato maggiormente è stato quello di Piero Fassino. È stato lui, con il suo discorso, a fare ciò che avrebbe dovuto fare un Segretario. [video]
Un discorso da Segretario vero, con cui Fassino ha saputo mettere a fuoco tutti i punti chiave di questo passaggio difficile e ha fatto anche alcune aperture che sarebbero state necessarie in questa fase.
La fatica del lavoro di mediazione di Piero Fassino di questi giorni e di queste ore era tutta nelle espressioni del suo viso e nel contenuto del discorso pronunciato.
Un’analisi, quella fatta da Fassino, che ha saputo tenere insieme le tante problematiche che ci sono da dipanare ma che ha posto anche soluzioni perché non possiamo dimenticare che, oltre ai problemi interni al PD, ci sono anche delle scadenze elettorali da affrontare e c’è un mondo che assume dei risvolti sempre più inquietanti su cui occorre riflettere.

Un intervento bello e appassionato anche quello di Walter Veltroni, tanto che i giornalisti lo hanno già ribattezzato “la mozione emozionale”. Eppure il discorso di Veltroni è stato anche molto concreto quando ha ricordato tutte le sconfitte inanellate dalla sinistra ogni volta che ha scelto di dividersi e le ragioni per cui è nato il Partito Democratico, perché “Se la prospettiva è il ritorno ad un partito che sembra Margherita e uno i DS, chiamatelo passato non futuro”. [video]
Veltroni, infine, commuove quando si scusa per essere intervenuto. Il fondatore del PD che si scusa per intervenire all’Assemblea Nazionale del PD… Sono altri dovrebbero scusarsi per cosa hanno fatto con il PD in tutti questi anni.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Veltroni si pone anche Dario Franceschini. La sofferenza e le tensioni per lo spettacolo che è consumato in questi giorni erano tutte nel volto di Franceschini mentre nel suo intervento si appellava all’unità del PD e ricordava di come il popolo del centrosinistra sia molto più unito dei suoi dirigenti e non avrebbe capito un’altra divisione che condannerebbe il centrosinistra all’irrilevanza politica, soprattutto in questa fase così pericolosa dove nel mondo prendono piede forze populiste e antisistema che mirano a cavalcare le paure dei cittadini e a dividere. [video]

Trionfo di applausi, invece, per Teresa Bellanova, che nel suo accalorato intervento ha ripercorso tutte le trattative portate a termine con i grandi gruppi industriali per salvare occupazione e imprese e ha polemizzato con la minoranza del PD per utilizzare spesso l’appellativo di “tifosi” per i sostenitori di Renzi e ha domandato retoricamente “come si fa ad andare nelle piazze senza sapere se ti devi difendere da Grillo o da chi sta nel tuo partito?”. [video]

Tentativi di mediazione espliciti tra maggioranza e minoranza, invece, sono arrivati da Maurizio Martina che, nel suo intervento, ha colto una questione importante: c’è bisogno di allargare la partecipazione. [video] Non è chiaro se lo dicesse perché ambisce ad allargare la “maggioranza renziana” e a trovarvi posto o se lo ha detto in senso più generale ma il vero limite del PD di questi anni è stato proprio qui. C’è una necessità vera di allargare la partecipazione, che vuol dire allargare gli spazi di partecipazione e decisione politica, vuol dire coinvolgere le persone (a partire da quelle della maggioranza, che è un po’ più composita del solo “giglio magico” o dei presunti “fedelissimi” che si sono autonominati tali) e il coinvolgimento deve essere vero e non solo quando fa comodo o quando serve manovalanza per mettere in piedi scelte decise da altri chissà dove. Si avverte sempre di più un senso di esclusione nel PD che probabilmente nasce anche dalla diffidenza di Renzi verso tutti gli altri ma così facendo è difficile sentirsi parte di qualcosa e portare avanti dei progetti. 

Differente è la posizione di Andrea Orlando che insiste nel chiedere una conferenza programmatica per allungare i tempi della discussione congressuale e ripartire da una piattaforma comune, stemperando prima le troppe tensioni accumulate in questi mesi. [video]
Orlando poi ricorda che c'è bisogno di intellettuali per costruire un pensiero politico perché non basta la competizione e chiede il coinvolgimento di essi all’interno di un percorso programmatico. La questione non è da poco e non va banalizzata. Non è solo il problema di giocato le ultime campagne elettorali avendo contro tutto il mondo intellettuale che è sempre stato di riferimento per il centrosinistra ma è anche un problema del come fare politica, del come gestire le discussioni e di quale livello tenere nei dibattiti perché indubbiamente la brutalità anche di linguaggio degli ultimi tempi non è certo stata di aiuto dentro al PD. 

Il finale per ora resta aperto, nei prossimi giorni si capirà cosa ne sarà della scissione ma intanto si avvia l’iter per il congresso e da qui si apre un’altra fase, completamente nuova.