Oltre a guardare la bellezza di Roma, lunedì pomeriggio ero nella Sala Capitolare della Biblioteca del Senato per un convegno dedicato all'orientamento e alla formazione organizzato dal senatore Mirabelli e che ha visto la partecipazione del senatore Nannicini e di professori ed esperti del settore.
mercoledì 14 ottobre 2020
mercoledì 16 settembre 2020
Il futuro non è facile da ricostruire
Oggi ci siamo ritrovati di persona al Circolo PD di Niguarda, per la prima volta dopo il lockdown, per discutere insieme delle tante cose avvenute in questi mesi.
Ecco una parte del mio intervento di apertura:
Questa è anche la prima iniziativa che facciamo e abbiamo voluto ricominciare l’attività pubblica facendo un po’ il punto sulle tante cose avvenute nell’arco di questi mesi e, venendo incontro anche alle richieste che ci sono pervenute, di discutere insieme del referendum per cui si andrà a votare domenica e per cui il Partito Democratico, il Segretario Zingaretti, la Direzione Nazionale hanno preso ufficialmente posizione per il sì, come era anche nell’accordo con cui il nostro partito ha accettato di dare vita al Governo in carica.
Sul referendum, sono per il sì: non sono appassionata di riforme complesse e non credo che abbiamo bisogno di incartare di nuovo tutta la discussione politica sui possibili assetti istituzionali, come già abbiamo fatto in un recente passato. Credo nelle cose semplici, comprensibili (la riduzione del numero dei parlamentari senza altre implicazioni la è) e credo che le persone vogliano che ci si occupi di lavoro, economia, welfare, diritti.
La democrazia è una conquista importante e non scontata, come si vede da quel che accade in alcuni Paesi dell’Est Europa ma la democrazia si misura nelle cose concrete che caratterizzano la vita di tutti i giorni delle persone.
Non credo nella finta “democrazia diretta” (o eterodiretta dai click che raccontano i 5 Stelle) e non credo che il tema della rappresentanza sia slegato dalle responsabilità dei partiti politici.
Io sono favorevole ad una maggior responsabilizzazione dei vertici dei partiti perché scelgano figure adeguate al ruolo istituzionale che devono andare a ricoprire.
Gli elettori comuni, i cittadini normali, non appassionati di politica, non conoscono la maggioranza degli eletti e non saprebbero dire se Tizio è meglio di Caio ma chi dirige un partito ha il dovere e la responsabilità di saperlo.
A me importa poco se eleggono quelli fedeli ai capi di turno (succede anche nelle aziende, non è una tragedia) ma mi interessa che si scelgano quelli bravi, competenti, adeguati.
La responsabilità di chi dirige i partiti c’è sempre e allora se la assumano fino in fondo.
Domenica e lunedì, però, si vota anche per eleggere il sindaco in molti Comuni, anche qui attorno a Milano e, soprattutto si vota per le elezioni regionali in diverse Regioni importanti, dove la campagna elettorale è stata tutta in salita e dove la maggioranza di Governo si è presentata divisa.
Il dibattito sulle alleanze ci ha accompagnato un po’ per tutta l’estate.
Così come quello sulla tenuta del Governo, del sempre difficile equilibrio da mantenere all’interno della maggioranza, dell’ombra di Draghi che viene fatta incombere come una minaccia su Conte.
In tutto questo scenario, interessante per gli appassionati di politica, però si gioca anche il futuro del Paese: c’è un’Italia fuori dai Palazzi del potere che sta cercando di rimettersi in piedi.
Sulle spiagge in tanti parlavano di contratti scaduti durante il lockdown e non più rinnovati, di attività da reinventare, di lavoro arretrato da recuperare affannosamente per non perderci troppo. E ora, se parlate con chi ha ripreso la vita in ufficio dopo mesi di lavoro da casa a cui non era abituato, vi racconteranno della fatica di ritornare ai ritmi della normalità e della difficoltà di confrontarsi con le nuove regole di sicurezza, la paura di prendere i mezzi pubblici.
Qui a Niguarda, nei mesi scorsi, con alcuni di voi, ci siamo mossi per incontrare alcune realtà associative che animano la vita del quartiere (dallo sport, alla cultura, al sociale) e in tantissimi ci hanno raccontato la difficoltà di mantenere l’attività, perché la sicurezza richiede degli adeguamenti di spazi e mezzi e ha dei costi aggiuntivi onerosi e i mesi di chiusura hanno fatto mancare dei contributi preziosi. Alcuni progetti ambiziosi che c’erano sono dovuti rimanere nei cassetti.
Il futuro, insomma, non è facile da ricostruire e sembra lontano da come lo si era immaginato prima del coronavirus.
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domenica 13 settembre 2020
Progetto per Baranzate
Oggi a Baranzate, dove nel corso del cammino elettorale, e' cresciuto sempre più il sostegno attorno alla candidatura a sindaco di Luca Elia per un secondo mandato e dove a dare man forte è arrivata anche la parlamentare europea Patrizia Toia.
venerdì 11 settembre 2020
mercoledì 26 agosto 2020
domenica 5 luglio 2020
Progetto per Baranzate
Sabato pomeriggio a Baranzate per l'apertura della campagna elettorale di Luca sindaco con Progetto per Baranzate e una squadra di persone preparate e con voglia di impegnarsi per migliorare ancora il loro territorio.
mercoledì 1 luglio 2020
Il senso di responsabilità andrebbe mantenuto
A me non piace discutere dei motivi personali che mi portano a indossare la mascherina, mettere i guanti in alcune situazioni, tenere le distanze, cercare di non incontrare troppe persone soprattutto in luoghi chiusi e non vado a sindacare le ragioni personali per cui altri lo fanno o non lo fanno. Esistono, però, delle regole che prevedono l'uso delle mascherine e il mantenimento delle distanze, sopratutto nei luoghi chiusi, e almeno per questa ragione andrebbe fatto.
Non hanno aperto le attività e i luoghi di socializzazione perché il virus è finito e possiamo fare ciò che ci pare ma semplicemente perché altrimenti sarebbe morta l'economia e si è cercato una soluzione di compromesso per ripartire (a volte con condizioni contraddittorie tra loro ma dovute appunto alla necessità di non far fallire settori economici senza alimentare troppo la circolazione del virus).
Il senso di responsabilità andrebbe mantenuto.
Tenere la mascherina in presenza degli altri, sopratutto se si parla, non è un gesto di maleducazione, caso mai è il contrario.
Non credo che mascherine e distanze siano risolutive dei problemi ma sicuramente non tenere né l'uno né l'altro è alimentare il problema.
Un po' più di responsabilità a chi va in giro, entra nei negozi, usa i mezzi pubblici, frequenta luoghi pubblici e incontra persone non guasterebbe.
sabato 25 aprile 2020
giovedì 19 marzo 2020
Le persone chiedono di essere salvate
Le drammatiche immagini arrivate da Bergamo sono agghiaccianti e stridono con le polemiche insensate delle scorse ore.
I numeri di malati e deceduti che crescono senza sosta, prendono forma in quelle foto con i camion dell'esercito e non ha senso che si sia discusso piccatamente davanti alle telecamere se era meglio fare un ospedale in una città o in un'altra.
La fatica di medici e infermieri ci sembra pervenire da un mondo lontano nello strano silenzio delle nostre città che si colorano di primavera, dove per alcuni è difficile anche capire perché non si può uscire.
Le persone chiedono di essere aiutate e salvate e vogliono che le istituzioni si attivino per farlo, facendo arrivare le attrezzature e il personale che serve a curarle quando ancora si può fare, prima che la situazione degeneri, per non dover assistere ad altri tristi cortei funebri di camion militari per morti che non si possono neanche salutare.
martedì 10 marzo 2020
Smart Working?
Fatela finita di frignare come se foste reclusi chissà dove. Trovo insopportabile e irrispettoso leggere racconti (in rete ma anche sui giornali) di persone in casa (che momentaneamente lavorano lì o che si annoiano perché le nuove disposizioni governative non consentono altro) come se fossero cronache dal carcere o dalla guerra.
Siete a casa vostra, magari la casa che vi siete scelti e arredati, e il più delle volte state bene.
Capisco le difficoltà di chi, oltre al lavoro, si trova a gestire dei bambini o di chi ha in casa situazioni particolarmente gravose ma tutti gli altri no.
Non siete né in galera, né in ospedale moribondi, né in guerra e oltretutto si tratta di stare così per un po' di giorni non per l'eternità.
Io anche oggi ero a casa. Non è una novità. Lavoro da casa da diversi anni: quella roba che adesso chiamate in modo figo "smart working" e che alcuni di voi in questi giorni si sono accorti che è tutto tranne che un modo figo di lavorare.
Ce ne sono tanti che lavorano così tutto l'anno, in prevalenza "liberi professionisti", cioè partite iva, collaboratori precari e saltuari operanti in vari settori, freelance ma anche tanto altro.
In prevalenza sono le donne a lavorare da casa perché conciliano meglio l'impegno in famiglia con la possibilità di non abbandonare il mondo del lavoro (e quindi uno stipendio e un'eventuale futura pensione) ma lo smart working non è sempre una scelta loro: spesso è ciò che resta loro piuttosto che niente.
Negli ultimi mesi, alcune riviste hanno cominciato a pubblicare articoli su quanto sia alienante lavorare così perché di fatto non hai relazioni con i "colleghi", non ti puoi confrontare con nessuno quando devi scegliere come gestire un compito, e soprattutto sei tagliata fuori da ogni coinvolgimento rispetto alle attività collettive e non hai alcuna possibilità di crescere e fare carriera perché gli avanzamenti spettano solo a chi sta in un ufficio tutti i giorni, si muove dentro gli ambienti, si fa conoscere dai superiori.
Tralascio tutti i diritti che di fatto non esistono per chi lavora così (ferie, malattia, orari, programmazione) e alcuni ipotetici vantaggi (se piove e se fa freddo non devi uscire). Per chi lavora fuori casa, il tuo lavoro non esiste: il "sei a casa" viene tradotto con un "sei libera".
Io oggi ho iniziato presto: il primo impegno era alle 7.00 di mattina, mentre in altri giorni finisco molto tardi, a seconda di quello che capita e il "sei libera" è una frase che mi provoca un'irritazione profonda ogni volta che la sento dire. Si lavora anche da casa per chi lavora: i primi tempi non ci si è abituati, è psicologicamente disastroso, poi ci si organizza anche in base alle attività che si devono svolgere (e alcune nel mio caso sarebbero complicate in ufficio per via della strumentazione da usare, degli orari che non sono quelli d'ufficio e del disturbo che potrebbe arrecare ad altri l'audio di qualcosa sempre acceso).
Mi fa piacere che dopo aver decantato per anni lo smart working vi rendiate conto sulla vostra pelle che non è quella gran cosa che millantavate ma le cronache della vita da reclusi proprio no, non le fate, piuttosto datevi da fare, organizzatevi e lavorate che altrimenti vi ritroverete tutto il lavoro arretrato quando potrete uscire!
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