mercoledì 18 aprile 2018

Le mafie nel territorio dell'Abbiatense

Oggi ad Abbiategrasso è stato presentato il risultato di una indagine sulla percezione delle mafie da parte dei cittadini, realizzata dalla Carovana Antimafia dell'Ovest Milano in collaborazione con Acli e Zyme.
La presentazione è stata tenuta da Piero Sebri e Andrea Cattaneo della Carovana Antimafia dell'Ovest Milano e ha visto anche la partecipazione di Tiziana Losa (Presidente di Confcommercio Abbiategrasso).
Sebri e Cattaneo hanno spiegato che l'indagine si è svolta mediante la raccolta di questionari in 3 presidi nei luoghi di maggior passaggio dei cittadini ad Abbiategrasso.
All'iniziativa hanno risposto maggiormente i giovani.
Cattaneo ha spiegato che, dalla maggioranza delle risposte pervenute, è emerso che ai cittadini disturbano maggiormente i reati predatori (spesso legati alla microcriminalità) e le richieste sono per un maggior intervento delle istituzioni sul fronte della legalità, un maggior controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine e, soprattutto la certezza delle pene per i colpevoli. Tuttavia, viene anche segnalata la necessità di costruire un forte tessuto sociale per fare da deterrente alla criminalità.
Secondo i dati raccolti, il 46% degli intervistati sostiene che ad Abbiategrasso ci sia la mafia e il 17,9% ha il sentore che ci siano richieste di pizzo e usura.
Cattaneo ha spiegato che dalle risposte pervenute si capisce che i cittadini sono informati su cosa sia la mafia; hanno anche consapevolezza del fatto che si tratta di un’organizzazione ad essere presente sul territorio e non singoli criminali e anche che i mafiosi controllano il territorio e che metodi usano per farlo.
Cattaneo ha sottolineato poi l'atteggiamento ambivalente da parte dei cittadini verso le istituzioni: da una parte, infatti, i cittadini chiedono alle istituzioni di intervenire ma, allo stesso tempo, ritengono che lì ci possa essere il punto di contatto con la criminalità organizzata.
Sebri, nel corso del suo intervento, ha spiegato che la ‘ndrangheta ha colonizzato tutta la zona dell’abbiatense-magentino: i criminali sono insediati nei territori, li abitano ma soprattutto svolgono qui le loro attività malavitose e ne reinvestono qui i proventi.
Sebri ha poi fatto un lungo elenco di famiglie malavitose presenti e attive nei territori dell’abbiatense-magentino e, in particolare, ha citato i Comuni di Casorate Primo, Bubbiano, Zelo Surrigone, Motta Visconti, Calvignasco, Gudo Visconti, Cisliano, Bareggio, Abbiategrasso, Lonate Pozzolo.
L'accusa lanciata da Sebri alla politica è di scarsa attenzione verso i fenomeni mafiosi: "Per molti sindaci e amministratori locali di qualsiasi colore - ha detto Sebri - la mafia non esiste, non vogliono sentirne parlare perché nominarla rovina il nome del loro Comune e anche in campagna elettorale nessuno ha nominato la mafia perché evidentemente facevano comodo i voti dei mafiosi" mentre, invece, " non va bene fare l’antimafia del giorno dopo: la mafia va denunciata prima, non bisogna aspettare le inchieste; ognuno si deve assumere le proprie responsabilità da cittadino e da amministratore".
Tiziana Losa ha portato il punto di vista della Confcommercio di Abbiategrasso e ha segnalato come dai Comuni citati da Sebri per presenze mafiose gli esercenti non abbiano fatto giungere all'associazione di categoria alcuna segnalazione, neanche su pizzo e usura ma questo non significa che la mafia non ci sia: probabilmente ha trovato altre formule per agire, come ad esempio l'infiltrarsi nell’economia legale oppure l'imporre merci.
Il monito lasciato da Losa è che in questi territori "bisogna fare grande attenzione alla grande distribuzione e in particolare ai nuovi centri commerciali che sorgono".

sabato 14 aprile 2018

Tra Cinisello e il Giornalismo

Oggi pomeriggio a Cinisello Balsamo è stato organizzato un dibattito a Villa Ghirlanda in occasione dell'inaugurazione della mostra dedicata ai 40 anni del giornale cinisellese La Città, a cui il pubblico ha partecipato numeroso e attento.
L'incontro è stato un'occasione per ripercorrere momenti della vita di Cinisello, le sue origini, la sua conformazione territoriale e sociale, con Sindaci e Direttori del giornale e per riflettere sul ruolo del giornalismo nella formazione dell'opinione pubblica.

domenica 25 marzo 2018

L'importanza della mobilitazione della società civile nella lotta alle mafie

Nella Sala Bina di Viale Suzzani 273 a Milano, a cavallo tra la Giornata dell'Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie (celebrata il 21 marzo) e il 23° compleanno di Libera, si è svolta la presentazione del libro “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” di Jole Garuti (Direttrice del Centro Studi SAO – Saveria Antiochia Osservatorio antimafia).
All’incontro, coordinato da Marco Busseni, oltre all’autrice, è intervenuto il senatore Franco Mirabelli, membro della Commissione Parlamentare Antimafia nella legislatura che si è da poco conclusa.
Jole Garuti, sollecitata dalle domande di Busseni, ha raccontato come è nato il libro che ricorda la vita di Saveria Antiochia e di suo figlio attraverso le testimonianze di persone che li hanno conosciuti e dei documenti riguardanti le vicende di quel periodo. Sono gli anni in cui la mafia uccide, in cui non sono ancora affinati gli strumenti per contrastare i criminali e chi combatte la mafia si trova spesso da solo e sa di rischiare la vita. Il figlio di Saveria Antiochia, da poliziotto, va volontariamente a Palermo a fare da scorta a Ninni Cassarà, dopo l’uccisione di Beppe Montana (entrambi commissari di polizia della squadra mobile, che avevano poi costituito la squadra “catturandi” volta proprio a cercare di arrestare i mafiosi) quando non c’erano ancora state le grandi sollevazioni popolari. Soltanto nel 1993, dopo l’uccisione di Falcone e Borsellino, si mobilita la società civile e si comincia a parlare di costituire un’associazione nazionale antimafia e Libera nascerà nel 1995 (tra i fondatori, oltre a Don Luigi Ciotti, figurano anche Jole Garuti e Saveria Antiochia).
«Saveria Antiochia, ancora prima che venisse ucciso suo figlio aveva iniziato la sua attività nelle associazioni impegnate per la legalità - ha raccontato Jole Garuti - e, in seguito all’uccisione del figlio insieme a Cassarà, ha dedicato la vita a parlare dell’impegno di suo figlio e a cercare tra i nomi delle vittime di mafia chi erano le persone innocenti e chi erano coloro che invece erano morti per regolamenti di conti interni alla criminalità organizzata, perché non voleva che fossero tutti accomunati nello stesso ricordo». Anche da questo importante e minuzioso lavoro di ricerca è nata la battaglia di Libera per ottenere l’istituzione di una “Giornata dell'Impegno e della Memoria in ricordo delle vittime innocenti delle mafie” che, grazie ad una legge approvata nella scorsa legislatura, si celebra il 21 marzo.
Il senatore Franco Mirabelli nel suo intervento ha sottolineato che «La lotta alla mafia la fanno le forze dell’ordine, lo Stato ma i colpi più pesanti sono stati subiti dalle mafie nel momento in cui si è mobilitata la società civile, indignandosi e ribellandosi. Libri come “In nome del figlio. Saveria Antiochia, una madre contro la mafia” di Jole Garuti raccontano cosa sono state le mafie in Italia e, quindi, anche cosa possono tornare ad essere. Le mafie, infatti, ci sono ancora: hanno subito colpi durissimi, hanno fatto scelte strategiche diverse ma ci sono. La ‘ndrangheta, ad esempio, per mimetizzarsi meglio nella società ha scelto di abbandonare gli aspetti militari e agire penetrando l’economia legale ma gli arsenali li ha ancora e se servissero verrebbero usati, come hanno raccontato i magistrati che hanno seguito l’inchiesta Aemilia».
«Non dobbiamo perdere la memoria di vicende come quella di Saveria Antiochia e di suo figlio ed è importante che se ne discuta anche nelle scuole. - ha proseguito Mirabelli - Oltre al lavoro di forze dell’ordine, magistrati, carabinieri, nella lotta alla mafia dobbiamo tantissimo alla rivolta della società civile che c’è stata dopo le stragi. Per questo, è importante il lavoro che fanno persone come Jole Garuti, Nando Dalla Chiesa, o le associazioni come Libera: perché fa tenere accesi i riflettori sul problema delle mafie, ricordando che ci sono ancora e che sono molto pericolose anche se non si vedono. Oggi, infatti, in Italia c’è molta preoccupazione per i piccoli reati di strada ma non c’è alcun allarme sociale rispetto al fatto che le mafie ci sono, come esplicita chiaramente anche la Relazione conclusiva della Commissione Parlamentare Antimafia».

mercoledì 21 marzo 2018

Il ricordo delle vittime innocenti di mafia a Milano

Oggi, 21 marzo, non è solo il primo giorno di Primavera ma è anche il giorno del ricordo delle vittime innocenti di mafia. A Milano sono state ricordate in un bellissimo e partecipato incontro organizzato da Libera e da Avviso Pubblico alla Casa della Memoria, insieme a scuole, associazioni e istituzioni. 
Oltre alle storie e ai nomi delle vittime di mafia, letti dai ragazzi e sparsi in giro su tanti fogli colorati, sono intervenuti il Sindaco Beppe Sala, che ha ribadito l'impegno della città di Milano (istituzioni e cittadini) contro le mafie; il regista Marco Tullio Giordana, che ha raccontato come è nato il film "I cento passi" e l'importanza del ruolo del cinema nella formazione dei giovani e di come troppo spesso ad emergere sono i personaggi negativi; mentre il magistrato Nobili ha insistito sul ruolo dell'istruzione perché solo della cultura ha paura la mafia. 
Davvero un incontro bello, con contenuti importanti su cui riflettere e una grande partecipazione anche da parte dei giovani.

venerdì 23 febbraio 2018

M'illumino di meno

Questa sera, tornando a casa, l'autobus era praticamente buio: si accendeva la luce solamente all'apertura delle porte, probabilmente per consentire alle persone di salire e scendere senza inciampare nei gradini.
Non so se è stato un caso, una scelta dell'autista, una modalità by night (per chi è stanco e vuole addormentarsi mentre rientra...) ma in generale non amo il procedere nel buio, anche perché non vedo bene e non è facile distinguere i luoghi quando si attraversano strade sconosciute. Poi, però, mi è venuto in mente che c'è M'illumino di meno, la campagna per il risparmio energetico e forse l'autista o la compagnia di trasporti poteva aver aderito e allora mi è sembrata una bella cosa anche quel buio, magari non utile nel caso di un autobus il cui impatto ambientale non è certo dovuto alle luci interne ma alle emissioni esterne, ma pur sempre una bella cosa.

venerdì 22 dicembre 2017

Spelacchio

Spelacchio, l'albero di Natale "triste" del Comune di Roma posizionato in piazza Venezia, costoso, disadorno (tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Spelacchio", appunto) e morto addirittura prima di arrivare al giorno di Natale sembra proprio il simbolo adatto per una Roma abbandonata al caso e al degrado come quella mostrata in questi mesi di amministrazione Raggi.

venerdì 15 dicembre 2017

Il futuro dell'Europa

Questa mattina il Consiglio Regionale ha promosso una discussione sull'Europa con istituzioni e studenti. 
Tanti gli spunti che sono emersi nel corso del dibattito. 
Tra i relatori, il senatore Franco Mirabelli (che in Senato si occupa anche di Politiche dell'Unione Europea), ha sottolineato l'importanza di ragionare sulle cause che hanno portato alla Brexit per evitare che si verifichino altre rotture nell'Unione e le possibili soluzioni stanno in un rilancio dell'Europa come fonte di opportunità per i cittadini e non più solo come imposizione di vincoli. Per questo, secondo Mirabelli, è importante che il potere decisionale dell’Europa si sposti nelle mani del Parlamento Europeo (unica istituzione UE eletta direttamente e democraticamente dai cittadini).

sabato 9 dicembre 2017

L'impegno costante di Raffaele

Questa mattina di sole e di vento, c'erano tante persone a dare l'ultimo saluto a Raffaele Firinu: parenti, amici, compagni di partito e di impegno politico e sindacale.
Raffaele ha lottato fino alla fine.
Non si è arreso mai.
Indaffarato fino all'ultimo con il Circolo e con la politica.
Mi aveva chiamata anche pochi giorni fa: cercava un consiglio per una situazione politica che non voleva sfuggisse di mano.
Faticava a parlare e abbiamo dovuto chiudere rapidamente la telefonata ma non demordeva, era presente e attivo.
Quando ci eravamo visti si era lamentato un po' delle gambe gonfie e dei piedi che faticavano a stare dentro le scarpe, come se il problema fosse quello. In effetti, il problema per lui era quello perché gli impediva di fare le cose che faceva normalmente: parlare al telefono, stare al circolo, andare al corso di ballo, progettare uno dei suoi bellissimi viaggi in bicicletta in giro per l'Europa di cui ci faceva vedere le fotografie in rete.
Su tutto il resto Raffaele stava lottando e ce la voleva fare.
Avevo paura di chiedergli come stava ogni volta che lo sentivo perché avevo paura di quale potesse essere la risposta ma Raffaele rispondeva sempre che stava bene: non lo operavano ma si stava curando, aveva i dolori ma erano sicuramente una parentesi che alla fine della cura sarebbero andati via... 
Raffaele è stato una delle poche persone per cui ho provato subito simpatia quando sono arrivata nel PD: spesso silenzioso ma sempre attento a ciò che succedeva, capace di dare la corretta analisi delle situazioni e disponibile a confrontarsi.
Sono profondamente colpita e addolorata dalla sua scomparsa: speravo che questo momento non dovesse mai arrivare, che avesse ragione lui e che alla fine avrebbe superato tutto e sarebbe rimasto a confrontarsi con noi sul futuro della nostra parte politica.
Ciao Raffaele, buon viaggio e non arrenderti mai neanche lì.

sabato 2 dicembre 2017

Legalità per la Lombardia di domani

Questa mattina al Tavolo Legalità di Lombardia Domani, coordinato da Federico Ferri e Claudia Peciotti, dove personalità importanti, appartenenti a diversi settori professionali, hanno dato il loro contributo per la costruzione del programma per Giorgio Gori. 
Tanti i temi toccati, dalla sanità, alla corruzione, alla struttura di ARAC, al racket degli alloggi popolari, ai beni confiscati (Regione Lombardia è la seconda in Italia per numero di procedure in gestione di beni non ancora destinati, mentre è al 4°/5° posto per numerosita' di aziende e beni destinati) e molte le proposte pervenute per far fronte ai vari problemi. 
Tre queste, alcune sono state portate dal senatore Franco Mirabelli
1) Istituire una consulta permanente con associazioni e ordini professionali per fare in modo che ci sia maggiore attenzione al tema delle mafie e si possano contrastare meglio i tentativi di infiltrazione; 
2) Riflettere sul legame tra periferie e criminalità perché spesso dietro al racket delle occupazioni abusive degli alloggi popolari si nasconde la criminalità organizzata e ALER (l'azienda regionale che gestisce il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica) si astiene dall'assumersi qualunque tipo di responsabilità rispetto a questo problema; 
3) Lavorare per la diffusione di una cultura della legalità perché le mafie sono insediate in tutto il territorio regionale e nessuno se ne preoccupa mentre invece è necessario farne conoscere la pericolosità e il lavoro della commissione antimafia regionale, seppur importante, non è sufficiente.
Sulla necessità di prestare maggiore attenzione alle mafie si è concentrata anche la testimonianza di Edoardo Cagli, che ha segnalato come oggi la presenza mafiosa sui territori del Nord è arrivata agli stessi livelli in cui era inizialmente al Sud e troppo spesso viene sottovalutata.
Al tavolo è intervenuto anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando, il quale ha ricordato che dal punto legislativo molte cose sono state fatte nel corso della legislatura per contrastare le mafie mentre ora è necessario che lavorino anche i corpi intermedi e gli ordini professionali perché imparino a riconoscere i fenomeni criminogeni e facciano attenzione a cosa avviene al loro interno.
Sul fronte della politica, il Ministro Orlando ha segnalato la necessità di fare attenzione a come si seleziona la classe dirigente ma anche alle scelte politiche che si compiono perché possono in qualche modo agevolare i business delle mafie. Per quanto riguarda il problema dello scioglimento dei Comuni, sollevato anche oggi da alcuni quotidiani, il Ministro ha segnato che la normativa interviene per commissariare la politica ma lascia intatta la struttura burocratica dove invece spesso si creano le infiltrazioni della criminalità organizzata.
Di beni e aziende confiscate ha parlato invece Paola Pastorino mentre sui problemi di ARAC è intervenuta Giovanna Cerimbelli (di cui è presente anche un'intervista su Repubblica di oggi), altri hanno richiamato la carta dei valori di Avviso Pubblico, la legge sul whistleblowing, i problemi legati ai controlli e alla trasparenza nelle procedure di Regione Lombardia e in particolare sul fronte della sanità.
Tanti, dunque, gli spunti arrivati nel corso della discussione e utili per aiutare Giorgio Gori a riempire il capitolo sulla legalità del suo programma.

martedì 14 novembre 2017

Bindi e Serracchiani alla Festa PD del Municipio 9 di Milano

Lo scorso 3, 4, 5 novembre si è svolta la Festa dell’Unità organizzata dai Circoli PD del Municipio 9 che, per l’occasione, hanno ospitato momenti di dibattito politico alternati a musica e convivialità.
Grande partecipazione hanno ottenuto i due appuntamenti politici nei circoli di Affori e di Niguarda che, tra gli altri, hanno avuto come protagoniste due importanti donne del Partito Democratico: la Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi e la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani.
Tantissime, infatti, sono state le persone che hanno preso parte ai dibattiti e grande interesse è stato mostrato per un tema non facile come quello della riforma del codice antimafia e della gestione dei beni confiscati (che sono molti anche nell'area milanese), su cui si sono confrontati il pomeriggio del 4 novembre, oltre a Rosy Bindi, il magistrato Fabio Roia (Presidente della Sezione Autonoma Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano), il sindacalista Luciano Silvestri (Responsabile Legalità della Cgil nazionale e promotore della legge d’iniziativa popolare “Io riattivo il lavoro” riguardante le aziende confiscate), il senatore Franco Mirabelli (Capogruppo del PD nella Commissione Parlamentare Antimafia) e Beatrice Uguccioni (Vicepresidente del Consiglio Comunale di Milano e componente della Commissione Antimafia milanese).
L’incontro, svoltosi nel Circolo PD ad Affori, è stato introdotto dall’intervento del senatore Mirabelli che ha illustrato i molti provvedimenti in materia di legalità approvati nel corso della legislatura che si sta concludendo, a partire dalle modifiche all’articolo 416 ter del Codice Penale per punire il reato di voto di scambio, inteso come voti in cambio di favori e non più solo in cambio di denaro, alla legge anticorruzione, all’istituzione dell’Autorità Nazionale AntiCorruzione presieduta da Cantone, all’introduzione del reato di autoriciclaggio e di falso in bilancio, fino ad arrivare alla riforma del Codice Antimafia, costruita dopo un lungo lavoro di ascolto di magistrati, forze dell’ordine e associazioni operanti in particolare nella gestione dei beni confiscati e volta a creare regole più efficaci per contrastare la criminalità organizzata.
La riforma del Codice Antimafia, infatti, è arrivata anche dalla spinta delle firme raccolte per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare riguardante i lavoratori dei beni e delle aziende confiscate alla mafia che, purtroppo, fino ad oggi, spesso sono state fatte fallire mentre, con le nuove norme, si dovrebbe consentire di assicurare maggiore supporto per quelle in grado di stare sul mercato e maggiori garanzie per i lavoratori che vi sono occupati, come ha spiegato Luciano Silvestri.
Un po’ di dati riguardanti i beni confiscati e l’attività della magistratura in termini di misure di prevenzione (sequestri e confische) li ha forniti il magistrato Fabio Roia, mentre sulle novità messe in campo dal Comune di Milano sul fronte della legalità e in supporto a chi si trova a denunciare fatti criminosi è intervenuta Beatrice Uguccioni.
A concludere l’incontro è stato l’intervento della Presidente Bindi, che ha ripercorso le tappe che hanno portato alla riforma del Codice Antimafia e ha risposto alle polemiche circolanti nelle scorse settimane in relazione ad alcune norme contenute nel testo di legge, riguardanti l’estensione della confisca preventiva a chi commette reati contro la Pubblica Amministrazione (corruzione).
«Appena è stato approvato il nuovo Codice Antimafia è partita una campagna denigratoria da parte di alcune testate giornalistiche - ha raccontato Rosy Bindi – ma questa non è stata una riforma improvvisata o fatta di fretta come altre messe in campo nel corso della legislatura, anzi è frutto di un lungo lavoro basato sull’ascolto delle diverse esperienze in materia».
La Presidente della Commissione Antimafia si è soffermata molto sulla questione dei beni confiscati, segnalando che «Si parla di un patrimonio di circa 25 miliardi fatto di terreni, immobili e aziende» e che con le precedenti norme si erano registrati dei gravi malfunzionamenti dell’Agenzia che aveva il compito di gestirli, così come altri problemi erano sorti con gli amministratori giudiziari, come ha mostrato anche il caso di Palermo (che pure non era avvenuto violando la legge esistente).
Le nuove norme, dunque, servirebbero a far funzionare meglio l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati, consentire ad essa di avvalersi di competenze migliori e adeguate ai casi da seguire (lo spostamento della sede a Roma è stato voluto anche in quest’ottica) e a dare regole agli amministratori giudiziari per evitare che si creino situazioni di monopolio, oltre che fornire strumenti di supporto alla magistratura che deve occuparsi delle misure di prevenzione e che non sempre e non in tutte le zone del Paese è attrezzata per questo lavoro.
«La nostra legislazione antimafia è guardata con grande interesse anche dagli altri Paesi europei – ha ricordato Rosy Bindi – e il Codice Antimafia è il principale strumento del nostro ordinamento per contrastare la criminalità organizzata e con le nuove norme, dunque, abbiamo cercato di combattere le mafie in modo più raffinato di prima; del resto anche i mafiosi si sono fatti più raffinitati di prima».
Per Rosy Bindi, dunque, il Codice Antimafia è un buon punto di arrivo per fronteggiare le organizzazioni mafiose e garantire una migliore gestione del patrimonio confiscato ma non è l’unico terreno su cui vi è la necessità di intervenire: «La normativa inerente lo scioglimento dei Comuni è sicuramente da rivedere perché noi dobbiamo ammazzare la mafia ma non dobbiamo ammazzare né la politica né l’economia di questo Paese. I Comuni sciolti per mafia, purtroppo, hanno una serialità di scioglimento».
La Presidente della Commissione Antimafia si è poi soffermata su altre problematiche emerse dagli studi effettuati nel corso della legislatura sull’evoluzione dei fenomeni mafiosi in Italia e ha evidenziato che la forza della mafia oggi sta meno nell’intimidire e più nel creare complicità: «È nello scambio con i professionisti la forza dei mafiosi di oggi. - ha affermato Rosy Bindi - I beni che confischiamo, i mafiosi li hanno avuti anche perché hanno trovato soggetti che li supportavano nelle loro attività. La mafia, quindi, spara meno – soprattutto al Nord - perché fa i suoi affari senza bisogno di sparare e ha trovato un terreno fertile per fare questo».

Tutt’altre questioni quelle poste, invece, la mattina del 5 novembre a Niguarda, dove sono arrivate comunque moltissime persone per ascoltare Debora Serracchiani con il senatore Mirabelli, l’Assessore Granelli e il Segretario Metropolitano del PD Pietro Bussolati sul Partito Democratico e le prospettive future.
Tanti i temi affrontati nel corso del dibattito, sia di carattere nazionale che locale, dove le questioni territoriali si sono intrecciate alle dinamiche relative alle scelte politiche di carattere più generale.
Debora Serracchiani si è soffermata a lungo sulle paure dei cittadini che vengono spesso cavalcate dalle forze populiste e amplificate dalle cosiddette fake news. Un contesto non semplice quello in cui, secondo la Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, si trovano ad agire i politici oggi ma questo deve spingerli a fare uno sforzo ulteriore per agire ancora meglio e comunicare ciò che di positivo si è fatto.
A tutto questo, per la nostra parte politica si aggiunge un problema in più, ha affermato Serracchiani: «Il problema della sinistra sono le divisioni. Noi entriamo in crisi quando dobbiamo governare, quando dobbiamo prendere delle decisioni, discutere, entrare anche in conflitto e mostriamo tutta la nostra fragilità. Sprechiamo anche molto tempo a dover spiegare e giustificare se ciò che facciamo è di sinistra e personalmente sono un po’ stanca di dover fare l’esame del sangue tutti i giorni. Sono di sinistra e lo dimostrano le azioni politiche nella mia Regione. Finiamola qui con questa polemica: il nostro problema è domandarci come governano destra e Cinque Stelle quando sono al governo non se noi siamo più o meno di sinistra. E non può neanche essere che non difendiamo ciò che abbiamo fatto».
Serracchiani ha poi fatto l’esempio della questione immigrazione e di come la affronta il Ministro Minniti rispetto agli annunci rozzi di Matteo Salvini o alle azioni del centrodestra quando era al Governo del Paese.
Affrontando la questione dello Ius Soli, Serracchiani ha messo in luce tutte le contraddizioni di M5S, che prima si è detto favorevole alla norma ma che poi per ragioni di «marketing elettorale» si è tirato indietro al momento di votarlo. Ma sullo stesso tema, secondo Serracchiani, anche il PD sbaglia quando cerca di metterci la bandierina della sinistra sopra invece di andare a spiegare agli italiani di cosa si tratta davvero e del perché è una legge di civiltà per l’Italia.
Un altro tema affrontato nel lungo intervento dell’esponente della Segreteria Nazionale PD è stato quello del cambiamento: «Il cambiamento è fondamentale per un Paese come il nostro che per troppo tempo si è cullato nel rimanere come stava. - ha affermato Serracchiani - Il problema è che, finché il cambiamento è lontano, a parole siamo tutti favorevoli ma man mano che si avvicina, scopriamo che quelli che stanno bene come stanno sono tanti perché il cambiamento significa rimettersi in discussione e far saltare rendite di posizione. Il cambiamento, quindi, spaventa e noi dobbiamo spiegarlo perché non può rimanere a livello di classe dirigente ma deve essere una missione collettiva e ciascuno si deve sentire coinvolto».
In chiusura Serracchiani ha accennato alle questioni dell’autonomia poste dalle forze leghiste che maschera una cultura del dividere e questo è un progetto difficile da contrastare ma molto pericoloso. Le risposte a questo, secondo l’esponente democratica, sono da ricercare nelle due parole lanciate da Jean Paul Fitoussi: «protezione (che è il contrario del protezionismo ma implica il non sottovalutare le paure reali dei cittadini e sapervi far fronte) e apertura (che è il contrario dell’autonomismo)».