lunedì 3 marzo 2014

Le ragioni della nascita del governo Renzi spiegate ai circoli

Tre giorni in giro per i circoli del PD ad ascoltare il senatore Franco Mirabelli, tra assemblee di iscritti agitati per quanto avvenuto tra Renzi e Letta con l’avvicendamento al governo e bisognosi di capire come sia potuto accadere che ancora una volta i leader del centrosinistra finiscano per mangiare se stessi.
Tre giorni di incontri molto partecipati, in cui tanti hanno voluto intervenire per esprimere la propria opinione sulla fase che è in corso e per porre domande al senatore Mirabelli che, come tanti altri suoi colleghi, si è trovato nella difficile situazione di provare a far comprendere le ragioni di una scelta non semplice da digerire per una base del partito forse ancora troppo legata a schemi di un passato che non c’è più e che fatica ad orientarsi nel brusco cambiamento di stile e di velocità decisionale impresso dal nuovo Segretario del PD. «Siamo dentro ad un passaggio politico molto complicato – ha esordito Mirabelli ad ogni incontro – e aspettiamo di vedere i risultati prima di esprimere giudizi troppo netti. È sbagliato ridurre tutta la vicenda di questi giorni all’aver “fatto fuori Letta”: indubbiamente Letta è stato trattato male ma ci sono delle ragioni politiche dietro al nuovo scenario che si è creato».
Secondo Mirabelli, ci trovavamo oramai in una situazione in cui si rischiava l’immobilismo: «Dobbiamo riconoscenza a Letta per gli 8 mesi di governo e gli dobbiamo anche qualche scusa ma non solo per l’ultima fase. Avremmo dovuto lavorare per valorizzare un po’ di più i risultati positivi che comunque almeno fino a dicembre il Governo Letta ha ottenuto e che oggi si trasferiscono sui numeri, come ad esempio il fatto che l’economia è tornata ad aumentare dopo 9 trimestri in cui scendeva, lo spread è stabile sotto i 200 punti; c’è un merito se ci sono 20 miliardi di giro d’affari prodotti dal decreto legge sul bonus ambientale, se è stato approvato un decreto che da qui al 2017 abolisce il finanziamento pubblico ai partiti. Questi sono risultati dell’azione del Governo Letta e vanno riconosciuti, mentre noi, invece, siamo stati un po’ timidi su queste cose». «Tuttavia, - ha spiegato Mirabelli - da un po’ di tempo la spinta propulsiva del governo si era fermata: dopo l’approvazione della Legge di Stabilità si è registrato un calo di consensi molto forte, lo dicevano i sondaggi ma anche le parti politiche e sociali. Una parte della maggioranza e anche una parte della società italiana aveva smesso di investire sul governo (si ricordino le critiche arrivate dai sindacati e da Confindustria)».
L’azione di governo nel rispondere alle esigenze dei cittadini italiani, dunque, era ritenuta troppo lenta e poco incisiva, per questo, secondo Mirabelli, tutti hanno ritenuto opportuno che si avviasse una nuova fase e tutti hanno chiesto l’impegno diretto del Segretario del PD, a cominciare dalla minoranza interna (che ha spinto affinché la Direzione Nazionale del partito anticipasse la discussione sul rapporto tra partito e governo e si arrivasse ad un chiarimento e ha votato il documento proposto dal Segretario) e sulla stessa linea si sono registrate le dichiarazioni di Alfano e di Scelta Civica.
Mirabelli ha ricordato, quindi, le ragioni per cui all’inizio della legislatura, in seguito al risultato elettorale con cui si è registrato che il 30% circa dei cittadini italiani non è andato a votare e il 25% dei cittadini italiani ha scelto di votare un partito antisistema, si era stati costretti a dare vita ad un governo di larghe intese presieduto da Letta: «C’è un problema democratico in questo Paese e, se noi non siamo capaci di fare le riforme in questa legislatura, il prossimo passaggio potrebbe essere molto pericoloso per la democrazia italiana. Oggi c’è un problema di credibilità della politica e di credibilità delle istituzioni. – ha sottolineato il senatore – e se tornassimo a votare anche con una legge elettorale diversa ma per lo stesso numero di parlamentari e ancora con il bicameralismo, la politica non avrebbe la credibilità che deve invece recuperare. Il problema non è il PD o Renzi, il problema è il Paese, la democrazia e le istituzioni di questo Paese. Se vogliamo ridare credibilità alla politica, abbiamo bisogno di fare delle riforme. Anche Letta, come Renzi oggi, non ha avuto l’investitura popolare, però siamo ancora in un Paese in cui il Presidente del Consiglio lo elegge il Parlamento. Sarebbe meglio avere elezioni in cui i cittadini scelgono chiaramente chi vogliono fare leader, però, sappiamo tutti che se si andasse a votare - in particolare adesso, dopo che c’è stata la sentenza della Corte Costituzionale - avremmo un sistema proporzionale che ci riconsegnerebbe un quadro di ingovernabilità e costringerebbe nuovamente alle larghe intese e, quindi, tutt’altro rispetto alla scelta di chi deve governare il Paese. Per questo, trovo assurda questa idea di andare a votare e di dire che in Italia non si vota mai: abbiamo votato un anno fa e i cittadini, se li si porta a votare una volta all’anno, si disaffezionano alla democrazia».
Questo è il quadro del percorso in cui si inserisce anche quest’ultimo passaggio: il governo Letta rischiava di rimanere imbrigliato e immobile e, quindi, di non riuscire più a portare a casa le riforme per le quali si era deciso di formarlo. Tornare al voto senza aver fatto le riforme promesse avrebbe significato la perdita di credibilità definitiva per la politica e, di fatto, si sarebbe consegnato il Paese alle forze antisistema e populiste. Per evitare tutto questo, per ridare forza alla spinta riformatrice di cui l’Italia ha bisogno, il PD ha compiuto la scelta più difficile e più rischiosa, che è quella di giocare tutto se stesso e il suo Segretario per dare vita ad un nuovo governo che avesse anche la capacità di cambiare i ritmi, di fare delle cose anche sulle questioni politiche e sociali per dare risposte ai cittadini e allo stesso tempo lanciare un messaggio di innovazione e cambiamento.
Questo è il senso dell’operazione che è stata fatta e ora, afferma il senatore Mirabelli, va sostenuto convintamente dal Partito Democratico: «Abbiamo bisogno di un partito che investa consapevolmente su questa fase, perché questa è l’ultima spiaggia non per noi del PD, ma per costruire un processo di riforme in grado di ridare credibilità alle istituzioni e senza le quali la democrazia italiana va in crisi. Matteo Renzi lo ha detto il giorno dopo essere stato eletto che questa è l’ultima occasione ma ce lo hanno detto anche tanti elettori delle primarie che o adesso si cambiava veramente oppure basta. Se ce lo dice il nostro popolo, se ce lo dicono quelli che vengono ancora a votare alle primarie, immaginiamoci che cosa pensano quelli che non vanno neanche più a votare alle elezioni! E, se questa è l’ultima spiaggia, allora, dobbiamo sapere che dobbiamo discutere del Paese, non di noi. Mi preoccupa il fatto che qualcuno, mentre aspettavamo la lista dei Ministri, ha cominciato a mettere in discussione il Segretario del partito, quasi che il partito fosse una cosa autoreferenziale che non c’entra. Il partito adesso si deve assumere a pieno questa responsabilità del governo: non dobbiamo discutere di noi ma dobbiamo discutere del Paese e di quello che possiamo fare per il Paese, anche confrontandoci tra idee diverse».

Tra i dubbi espressi dagli iscritti al PD presenti alle varie assemblee molti riguardavano la giovane età e la presunta inesperienza dei membri del nuovo governo (in particolare delle donne Ministro), altri contestavano il fatto che Renzi nominato premier potesse mantenere anche l’incarico di Segretario o peggio affidare il partito ad un reggente.
Nel rispondere Mirabelli ha sottolineato come «Renzi, per lo stile, risponde a una domanda di cambiamento e di rinnovamento della politica che c’è nel nostro Paese. Per anni abbiamo invocato il rinnovamento e le facce nuove e adesso abbiamo il governo più giovane della storia della Repubblica e va valorizzato, poi li si giudicherà dai risultati. Il fatto che ci siano 8 donne e 8 uomini è un dato importante: anche su questo, non possiamo fare per anni la battaglia perché siano riconosciute le pari opportunità e il valore che possono portare le donne dentro la politica e dentro al governo e poi, quando lo mettiamo in pratica, restiamo subalterni a ragionamenti inaccettabili che si sentono in giro sul fatto che le donne sono solo ornamentali. Ci sono le elezioni europee alle porte e, già in vista di quell’orizzonte, questo Governo dovrà fare delle cose perché bisogna dare dei messaggi forti di capacità di cambiare passo e di capacità di fare delle cose».

Contrario alla riapertura del dibattito sul Segretario, Mirabelli ha segnalato che «Stiamo ancora discutendo del PD. Non possiamo stare in un partito che vive in un congresso permanente: facciamo vedere agli italiani che discutiamo del Paese e non di noi. Il punto non è il PD ma che funzione abbiamo per il Paese. Oggi dobbiamo recuperare credibilità: i cittadini pensano che la politica sia distratta e non si occupi di loro; c’è poi un 25% che ha votato Grillo e che ritiene che tutto il sistema non vada bene e il sistema istituzionale e democratico del Paese è molto debole. Non possiamo fingere di trovarci in una fase di ordinaria amministrazione ma dobbiamo prendere coscienza del quadro il cui ci troviamo e il risultato elettorale avrebbe dovuto farci riflettere e farci cambiare il nostro modo di ragionare: siamo il terzo partito tra gli operai e i giovani non ci votano; in questo contesto una discussione tutta autoreferenziale non ha senso. Così come non ha senso proseguire la lotta tra ex democristiani ed ex comunisti: l’elezione di Renzi a Segretario del PD chiude definitivamente quella discussione, oggi serve confrontarsi sui contenuti indipendentemente dalla cultura di provenienza».

Mirabelli, infine ha evidenziato la necessità di fare lo sforzo di guardare a questa nuova situazione come un’opportunità per il Paese e di impegnare tutto il PD a sostenere l’azione di questo governo affinché si riescano a realizzare le tanto auspicate riforme e non di vivere il tutto come una cosa da sopportare. «Nei partiti si costruiscono i gruppi dirigenti e questi poi sono delegati a dirigere e si assumono le responsabilità delle decisioni prese, il documento proposto da Renzi alla Direzione Nazionale è stato votato da 136 persone e la discussione era stata sollecitata dalla minoranza, non si può far finta di non saperlo», ha replicato Mirabelli alla contestazione quasi unanime che è giunta sulla modalità in cui tutto si è velocemente discusso e deciso «senza consultare la base».

Un’opportunità, secondo Mirabelli, è anche l’ingresso del PD nel PSE: «E’ un fatto importante, che costruiamo da anni e che servirà a far diventare quel luogo la casa di tutti i progressisti europei. Con questa mossa il PD si colloca all’interno di un gruppo importante al Parlamento Europeo e ci presentiamo alle elezioni per la guida dell’Europa con un unico candidato che è Martin Schulz.
Oggi i partiti europei sono cambiati rispetto ad anni fa: il PPE è la casa dei conservatori e i progressisti stanno in prevalenza nel PSE, che non è più solo il partito dei socialisti ma al suo interno vi sono molte forze con culture diverse come è il PD».

Video degli interventi di Franco Mirabelli: Bicocca 22.02.2014, Gratosoglio 23.02.2014 - 1° parte, Gratosoglio 23.02.2014 - 2° parte, Bovisa 03.03.2014 - 1° parte, Bovisa 03.03.2014 - 2° parte, Bovisa 03.03.2014 - 3° parte.

martedì 25 febbraio 2014

Quei brutti insulti alla Madia

Mi fanno orrore molte delle parole che compaiono sulle bacheche di facebook rivolte a Marianna Madia, oltretutto da persone che militano nel suo stesso partito.
Mi fa orrore vedere come una giovane donna, sicuramente molto più fortunata di altre per le opportunità che ha avuto, viene trattata.
Nel 2008, quando fu candidata da Veltroni, anche a me non è piaciuta per nulla l'idea che venisse catapultata nelle istituzioni una figura che esprimeva "inesperienza" ma da allora sono passati diversi anni e di esperienza ne ha fatta, occupandosi di lavoro e di precari. Anch'io ho delle perplessità sul fatto che figure giovani come lei possano già ricoprire il ruolo di Ministro ma da qui agli insulti sciocchi e volgari che si leggono nei suoi confronti ce ne corre. Perché mai tutto questo astio verso di lei? Questa storia del "figlia di" e "nipote di" e "ex fidanzata di"... e perché D'Alema di chi era figlio? Franceschini è spuntato dal nulla? E tutti gli altri? La maggior parte delle persone che ricoprono cariche importanti in luoghi pubblici o privati è perché spesso arrivano da famiglie che hanno avuto più possibilità di altre, dove sta la novità? E poi che differenza c'è tra Marianna Madia "miracolata" da Veltroni e i giovani eletti al Parlamento miracolati dalle primarie dello scorso anno? Hanno forse più esperienza di lei? Hanno forse mai partecipato al lavoro nelle istituzioni? Valgono loro esattamente quanto valeva lei nel 2008, con la differenza che dal 2008 ad oggi è passato molto tempo e l'esperienza che mancava la Madia se l'è costruita. E poi tutta questa esperienza siamo sicuri che sia utile? Anche la Fornero passava per una "esperta" e non mi pare abbia prodotto dei bei risultati! Cos'hanno fatto per il bene del Paese Ministri più anziani e presumibilmente più competenti? A vedere dal disastro in cui ci troviamo, l'impressione è che non abbiano fatto poi molto. E poi che differenza c'è tra gli insulti volgari e sguaiati lanciati ovunque dal Movimento Cinque Stelle e le parole che oggi molti del PD rivolgono alla Madia? A me fanno schifo allo stesso modo. Oltretutto Madia si è occupata di lavoro (qui mi può sorgere il dubbio se sia stata messa nel Ministero giusto per le sue competenze) e, quindi, se deve essere contestata almeno che lo sia per le sue posizioni sul tema del lavoro e non per opinioni personali che nulla riguardano le cose di cui deve occuparsi.

giovedì 13 febbraio 2014

Renzi, Cuperlo e Letta

Premetto che ciò a cui abbiamo assistito in questi giorni avrei preferito non vederlo e avrei auspicato uno scenario e degli atteggiamenti molto diversi, in ogni caso ci sono alcune considerazioni che voglio fare:
1. C'è stato un congresso nel PD ed è finito con la vittoria di Renzi. Piaccia o no, bisogna prenderne atto e queste continue denigrazioni di lui (che certamente non è uno che suscita simpatia) o di chi lo ha sostenuto e il rispondere in modo perennemente sgarbato a chi lo ha votato è stucchevole. Il congresso è finito, ci si capaciti del risultato e si vada avanti perché questo clima di astio non è né utile né accettabile.
2. Sulla triste fine di Enrico Letta e del suo governo, i cuperliani che tanto gridano allo scandalo vadano a riascoltarsi gli interventi nella precedente direzione di Cuperlo, Fassina ecc. ma anche quello di Cuperlo alla direzione di oggi e prendano atto del fatto che sono stati loro a voler spingere Renzi verso Palazzo Chigi (al solo scopo di impallinarlo). Se in questi giorni il PD ha dato un'immagine pessima di sé, dove un'altra volta si giocano le partite interne sulle istituzioni e dove si mangiano i nostri stessi leader, le responsabilità stanno anche in quella parte lì del partito e non solo nella "smisurata ambizione" di Renzi e del suo gruppo di supporter.
3. Lo stallo del governo Letta, le difese di ministri indifendibili, l'eccessivo potere delle lobby in alcuni ambiti che hanno condizionato alcuni testi che hanno prodotto forti reazioni, il pasticcio sulle tasse sulla casa è stato denunciato per mesi dalla parte più a sinistra del PD e, quindi, non si capisce come mai quella stessa parte di militanti oggi si erga a paladina di quel governo che ha in precedenza tanto osteggiato.
4. Non è possibile che ci sia un PD di lotta e di governo. In questi mesi il governo Letta è stato oggetto di numerosi attacchi anche da parte del PD (tutto, cuperliani, civatiani e renziani). Questo non è accettabile: se il governo è a firma PD deve essere sostenuto convintamente dal PD perché altrimenti i nostri elettori continueranno a non capire i comportamenti assurdi di questo partito e soprattutto diventa difficile andare a comunicare i risultati positivi ottenuti (pochi o tanti che siano) in un quadro di denigrazione continua.
Personalmente, auspico che il nuovo corso ratificato con il voto di oggi nella direzione nazionale del PD serva anche a questo, altrimenti sarà un nuovo fallimento dal quale però sarà più difficile riprendersi.

domenica 2 febbraio 2014

Expo: il progetto, le trasformazioni urbane, il lascito alla città e la legalità negli appalti

Manca poco più di un anno all’avvio ufficiale di Expo 2015 che vedrà Milano e la Lombardia protagoniste e le porterà a confrontarsi con gli altri Paesi su tematiche importanti per il futuro del Pianeta.
Expo sta portando alla città di Milano e al territorio circostante delle grandi trasformazioni che lasceranno il segno anche dopo l’evento.
Di questo, del progetto Expo, delle trasformazioni che sta apportando nel territorio milanese e di cosa resterà a manifestazione conclusa, ma anche di come prevenire e contrastare il rischio di infiltrazioni mafiose negli appalti si è parlato domenica 2 febbraio, presso l’Auditorium Ca’ Granda a Milano in un incontro organizzato dal circolo PD Prato-Bicocca in collaborazione con il PD della Zona 9 di Milano sul tema “Expo 2015: ieri, oggi e domani”. Qui il video dell'incontro>>
L’incontro coordinato da Gianandrea Abbascià (Circolo PD Prato-Bicocca), è stato aperto da Mariangela Rustico (Coordinatrice PD della Zona 9), la quale ha segnalato come anche il territorio della Zona 9 e i suoi siti siano interessati dalle trasformazioni e dai progetti di riqualificazione in vista del grande evento del 2015. Del progetto di Expo, dell’importanza dei temi che verranno sviluppati ha parlato invece Maurizio Martina (Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole con Delega ad Expo), il quale ha ribadito che la manifestazione può essere una grande occasione per il rilancio di Milano nel mondo, data l’ampia partecipazione di tutti i Paesi all’interno dei padiglioni. Expo – secondo Martina – può fungere da motore del cambiamento tanto auspicato per il nostro Paese, ridare una prospettiva e spingere per l’innovazione necessaria oltre che per mettere in risalto le qualità italiane e far parlare del nostro Paese in modo positivo, uscendo dalle polemiche spicciole del quotidiano. Di grande occasione che parte da Milano ma che è utile a tutta l’Italia ha parlato anche Ada Lucia De Cesaris (vicesindaco di Milano), definendo Expo come un possibile modello da utilizzare e valorizzare. “Con Expo siamo partiti in ritardo – ha affermato il vicesindaco – ma è importantissimo perché può mettere in moto dei principi di riqualificazione profonda per il nostro territorio” e, per quanto riguarda più specificatamente la Zona 9 di Milano e per il progetto del Gasometro in Bovisa l’idea è che possa diventare un polo importante per la ricerca e per collegare quel mondo al mondo del lavoro, mentre altre realtà come ad esempio l’Isola e Porta Nuova stanno cominciando a vedersi già più definite. “Occorre immaginare uno sviluppo del territorio per tappe - ha chiarito il vicesindaco - e le strutture utili verranno mantenute anche dopo la manifestazione”.
Per Lucia De Cesaris, tuttavia, serve “vision” e capacità di aprire agli investimenti stranieri: “Gli altri Paesi guardano a Milano con grande attenzione e questo può essere sfruttato per il rilancio della città. Senza dimenticare che una grande partita è giocata sull’area metropolitana e sul recupero delle aree agricole del territorio che possono trovare nuova forza e nuovi mercati in cui esportare, per questo sarà necessario un grande lavoro con il distretto agricolo milanese per puntare alla valorizzazione dei prodotti”.
Per quanto riguarda il dopo-evento, il vicesindaco ha precisato che esistono già delle regole da rispettare riguardanti le volumetrie per l’edificazione e il fatto che il 51% dell’area occupata da Expo dovrà diventare un parco; tuttavia ci sarà una discussione su quali progetti e quali funzioni dovranno essere contemplate in questo.
Franco Mirabelli (Senatore e Capogruppo PD Commissione Politiche Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno delle Mafie), ha segnalato come all’inizio ci sia stata una sottovalutazione dell’evento e di come non si sia compreso che il tema dell’alimentazione sarà decisivo per il mondo ed è più che mai necessario che si apra una riflessione sui modelli di produzione e di consumo. Expo, dunque, può far diventare Milano un punto di riferimento per la discussione sull’alimentazione e il confronto tra le tecniche di produzione e il mondo della ricerca.
Per quanto riguarda la Zona 9, Mirabelli ha ricordato che la Metro 5 esiste grazie ai finanziamenti stanziati per Expo in quanto è un’opera ad esso correlata e ha ribadito l’importanza del coinvolgimento anche del Parco Nord che da anni è sede del Festival della Biodiversità.
Parlando del lavoro svolto in Commissione Antimafia, Mirabelli ha evidenziato come Expo rischi di diventare un’occasione ghiotta anche per organizzazioni criminali e per evitare questo sono state messe in campo misure importanti e innovative: “Il fatto che ci siano già state 41 aziende interdette ai lavori significa che le norme adottate funzionano. È importante che le certificazioni antimafia arrivino presto in modo da escludere dagli appalti possibili soggetti pericolosi. Oggi si sta costruendo anche una banca dati informatica in grado di vagliare tutti i dati, sono riaperti i concorsi per l’ampliamento degli organici delle forze dell’ordine, sono stati siglati tre protocolli per la sicurezza e la messa in atto di un sistema di controllo per impedire l’inquinamento degli appalti che coinvolge tutte le istituzioni, tanto che i magistrati chiedono che venga esteso anche ad altri grandi eventi e all’ortomercato. L’esperienza di Expo, quindi, può fare da modello per la gestione degli appalti”.
Sul tema delle infiltrazioni mafiose, dunque, per Mirabelli, le istituzioni si sono attrezzate per tempo: al momento si è chiusa la fase di verifica di appalti e subappalti pubblici e ora serve avere la stessa attenzione verso ciò che faranno i Paesi ospiti nella costruzione dei padiglioni e nelle aziende che ci lavoreranno e anche su questi cantieri andranno fatte delle verifiche.
Expo, secondo il senatore del PD, può migliorare la vita di Milano, può aprire la città e può dare una mano a riagganciare la ripresa economica nel Paese.
A chiudere gli interventi è stata Arianna Censi (Coordinatrice Segreteria PD Milano e Città Metropolitana), la quale ha segnalato l’importanza del coinvolgere i cittadini su questi temi e sugli obiettivi che si sono fissati, aprendosi alle varie realtà e dialogando con le associazioni presenti, anche utilizzando il PD per aiutare a rafforzare l’azione comunicativa del lavoro svolto dal Comune. “Expo rappresenta la possibilità di raccontare le potenzialità del nostro territorio, la qualità dei nostri prodotti ma anche di rigenerare la pubblica amministrazione e questa occasione va colta”, ha ribadito Arianna Censi.

giovedì 9 gennaio 2014

La forma conta come la sostanza

Sarà che vengo dalle "Lettere", sarà che a scuola mi hanno insegnato che la lingua scritta è diversa da quella parlata - anche se oggi, soprattutto nella comunicazione giornalistica (e ancora di più in quella online), si tende sempre di più a scrivere come si parla - ma quando vedo i documenti ufficiali presentati in forme ben poco consone a ciò che dovrebbero essere mi viene l'orticaria. 
Questo non vuol dire scrivere i documenti in forme arcaiche, paludate o incomprensibili (tanto più se necessitano di una divulgazione ampia) ma vuol dire che quando si scrive lo si deve fare tenendo conto delle caratteristiche che deve rispettare il linguaggio scritto, mentre le altre forme possono trovare spazio nella dialettica da utilizzare nella presentazione dei documenti e nella loro enunciazione all'esterno.
Mi vengono i brividi a leggere dei documenti ufficiali scritti con gli hashtag all'interno: gli hashstag si mettono sui social network nelle brevi frasi di lancio del documento, non dentro al testo del documento.
Mi vengono brividi anche quando vedo frasi da bar o da conversazione sbattute in mezzo al documento insieme alle note di carattere ufficiale: le frasi da conversazione, il linguaggio diretto lo si usa quando si racconta il documento non nel testo scritto.
Così come sarebbe opportuno che i documenti ufficiali fossero fatti circolare anche dai canali ufficiali (oggi con l'immediatezza dei social network e l'esigenza di tempestività è più complicato): ad esempio la newsletter deve partire dall'indirizzo ufficiale di riferimento e non da altri personalizzati ed esclusivamente alla propria cerchia ristretta di simpatizzanti
Sarà poco cool ma è italiano corretto ed è forma consona e appropriata al valore ufficiale che ha il documento e la forma è importante quanto la sostanza. 

Caro Matteo Renzi, oltre che a parlare bene, impara anche a scrivere e inviare le comunicazioni nelle modalità appropriate

martedì 1 ottobre 2013

PDL di evasione e di tasse

Ringraziamo Berlusconi e i suoi amici che - dopo minacce, ricatti, urla per ergersi a paladini dei cittadini contro le tasse - in realtà si stavano occupando solo dei fatti loro e non hanno fatto nulla per impedire l'aumento dell'IVA. Magari se, anziché pensare a come salvare il loro capo, si fossero impegnati a dare una mano al governo di cui fanno parte (invece di picconarlo ogni giorno), ciascuno nel ruolo che ricopre, forse a qualche possibile soluzione si sarebbe arrivati.

La pagliacciata del giorno

Un gruppo di politici oggi ha invaso la Rai (l'azienda ha dichiarato che li hanno fatti entrare perché fuori creavano problemi di ordine pubblico) al grido di "Fuori la politica dalla Rai". Un po' curiosa come trovata: forse è che i poverini non si rendono conto di esser politici come gli altri (alcuni anche peggio degli altri) o forse hanno valutato che in fondo sono solo dei buffoni.

In piazza per il pluralismo e la libertà di informazione ci sono sempre stata e di solito in manifestazioni che non creavano problemi di ordine pubblico o intralcio al traffico, magari accanto ad alcune categorie che li lavorano e che non sempre possono esprimersi troppo liberamente ma vedere questi pagliacci liberticidi e intolleranti verso tutto ciò che non è conforme al pensiero del duo Grillo-Casaleggio inneggiare ad una falsa libertà di informazione è veramente troppo. Complimenti comunque per le trovate scenico-coreografiche: hanno sempre una regia interessante!

martedì 17 settembre 2013

Adesso è meglio Renzi

Lo preciso da subito perché voglio esser chiara: non faró la renziana, esattamente come non sono mai stata bersaniana. Nell'ultimo anno, seppur presente alle cose organizzate dal PD, mi sono trovata spesso profondamente a disagio e perplessa per alcune scelte intraprese e alcune strade imboccate. In vista del congresso e delle candidature fin qui presentate, tra Civati, Cuperlo, Pittella e Renzi, scelgo Renzi. Non credo che Renzi sia la bacchetta magica per risolvere tutti i problemi, ci sono alcune sue proposte presentate alle primarie precedenti che non condivido (e che vorrei sapere se restano identiche o se avranno trasformazioni), non amo per niente molti atteggiamenti che circolano nel suo "fans club", tuttavia ritengo che tra le opzioni in campo oggi sia la scelta piú vicina a quelle che sono le richieste della società e a cui il PD deve saper rispondere. Inoltre, Renzi rappresenta molto piú degli altri l'idea di un partito aperto, che vuol portare dentro persone e andare fuori con proposte praticabili nel mondo di oggi. Insomma, la mia non è una scelta entusiastica ma una scelta realistica fatta valutando ciò che è stato il PD negli ultimi mesi, i risultati non ottenuti, il modo in cui veniamo percepiti e ció che vorrei diventasse il PD. Io voglio un partito aperto, un partito che non ha paura, un partito che incalza gli avversari, un partito che alzi la voce, un partito che gli elettori vengano a cercare non per tirarci insulti continui, un partito che vuole cambiare la società per innovare non per tornare indietro ad un tempo che non c'è più, un partito che si mette in gioco e prova linguaggi nuovi e soluzioni nuove per affrontare problemi nuovi che la società ci porta quotidianamente sotto gli occhi. Voglio un partito che presenti un'idea di Paese e la sappia trasmettere all'esterno e sulla base di questa costruisca il consenso. Voglio un partito in cui la si smetta di rinchiudersi a parlare tra noi e di noi perché al mondo fuori dei nostri problemi esistenziali interni non frega niente e i cittadini chiedono che la politica si occupi di loro. Ad oggi, il PD tutto questo purtroppo non è riuscito a farlo, per questo penso che sia ora di voltare pagina e di provare a dare spazio a chi sembra poter rappresentare al meglio tutto ciò. Se fallirà pazienza, hanno fallito anche quelli che c'erano prima e che adesso, magari, potrebbero anche non dare lezioni. In questi mesi, ho sperato che si profilassero candidature diverse, magari capaci meglio di fare la sintesi tra le varie anime del PD rispetto a quelle in campo, purtroppo non si è verificato e così, se i nomi e le istanze restano queste, scelgo Renzi. Se si apriranno nuovi scenari, li valuteró. Li valuterò con la mia testa, come ho sempre fatto, non come "la corrente" o tizio o caio, perché so pensare da sola e non ho bisogno dei suggeritori.

sabato 3 agosto 2013

Il finto interesse dei grillini

Improvvisamente pare che i grillini mandino missive con cui si rendono disponibili a fare un accordo con il Pd per il governo.
Già, adesso che il Pdl minaccia di far crollare tutto, a questi signori e' venuta la paura di tornarsene a casa a contare scontrini e allora va bene anche il Pd. Quello stesso Pd che insultano quotidianamente nelle sedi istituzionali e sul web, in ogni intervento, anche con accuse false e mai rettificate.
Dov'erano questi signori quando il Pd si e' rivolto a loro, prima che al Pdl, per formare un governo di cambiamento? Non avevano forse detto che al Pd erano "morti che camminano", "zombie", e Bersani definito "padre puttaniere"?
Non sono loro che hanno ritardato i lavori in Parlamento sul decreto che recava misure urgenti per il rilancio dell'economia al solo scopo di bloccare una presunta riforma istituzionale (di cui oltretutto si avviava un iter e neanche la riforma stessa e neanche sanno di cosa parlano quando citano l'art. 138 perché pensano sia la Costituzione ad avere 138 articoli)?
Cos 'e' questo improvviso senso di responsabilità verso il Paese e addirittura la richiesta di fare insieme delle riforme (le stesse che pochi giorni fa hanno ritardato)?
Questo e' un altro fantastico trappolone per farci cadere e restare con il cerino in mano una volta che avremo accettato perché ricominceranno ad accusarci di ogni cosa e, quando si saranno stancati di giocare, staccheranno la spina dicendo che le cose vanno male a causa nostra.

venerdì 2 agosto 2013

Appesi a Berlusconi

E' assurdo che le sorti dell'Italia siano appese a ciò che passa per la testa di Berlusconi e tutti stiano in attesa di capire cosa vogliono fare lui e i suoi eletti
C'è un Paese reale che fa fatica e aspetta risposte serie per trovare soluzioni a problemi quotidiani e tutto continua a venire messo in secondo piano dalle vicende private di Berlusconi. 
Quelli del PDL dovrebbero vergognarsi e chiedere scusa oltre che a chi non li ha votati anche a quelli che li hanno votati per il modo vergognoso in cui stanno tentennando nella scelta di quale dovrebbe essere la loro priorità in una simile situazione. Cos'hanno da pensare? 
Cos'è importante per gli eletti del PDL: i problemi del loro capo o gli interessi di una nazione che dovrebbero governare e dei cittadini di cui hanno preso i voti per rappresentarli e dar loro risposte? 
Cosa pensano di andare a raccontare alle aziende in crisi i signori del PDL: che pensavano di far cadere il governo in segno di protesta contro la magistratura e pazienza se nel frattempo qualche altro stabilimento chiude e qualche lavoratore viene licenziato o messo in cassa integrazione senza che siano più le risorse per finanziarla? Stanno pensando questo i signori del PDL? 
Pensano di presentarsi così poi davanti all'elettorato? 
Berlusconi farebbe meglio a lasciare il Senato di sua iniziativa e a lasciare ai suoi il compito di pensare alle cose serie, togliendoli da un evidente imbarazzo che, al di là delle problematiche interne del PDL, fa perdere tempo all'intero Paese. 
Oltretutto a causa sua si sono già rovinati quasi vent'anni: non è il caso di proseguire su questa linea.