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venerdì 18 aprile 2014

Incontro con Patrizia Toia

Proseguono gli incontri con i candidati al Parlamento Europeo e giovedì 17 aprile è stata ospite del Circolo PD Prato Bicocca Patrizia Toia. Tanti gli argomenti affrontati nel corso della serata, stimolati anche da alcuni interventi degli iscritti al PD.
"Il declino dell'Europa è iniziato quando è iniziata la crisi economica e tutte le conquiste fatte in anni passati e oggi date per scontate, in realtà, in seguito alla crisi, sono state messe in discussione", ha esordito la candidata al Parlamento Europeo, ricordando che fino a quando le cose andavano bene è stata sufficiente l'Unione monetaria e il pensiero dominante era che l'Unione politica sarebbe arrivata da sola come conseguenza, ma così non è stato. "Abbiamo fatto un progetto a metà - ha spiegato Toia - e adesso siamo arrivati al momento in cui l'Europa deve dire cosa vuole diventare da grande". Questo, secondo Patrizia Toia, è infatti il momento per avviare una riforma delle istituzioni europee e non spaventarsi di fronte all'idea di perdere la sovranità nazionale perché nei fatti è già andata perduta da tempo.
Toia ha sottolineato la necessità del fatto che l'UE inizi ad occuparsi anche di crescita e non più solo di rigore e ha precisato come molti esponenti del centrodestra italiano vadano nelle tv a propagandare anch'essi questa tesi ma poi, quando si sono trovati all'interno del gruppo del PPE, al Parlamento Europeo, hanno lasciato prevalere logiche molto diverse e hanno votato compattamente le misure di austerità.
Tuttavia, secondo la candidata del PD, molte opportunità l'Europa le ha presentate anche in questi anni e l'Italia non sempre le ha colte: "i fondi europei, ad esempio - ha spiegato Toia - hanno cambiato completamente l'aspetto dei Paesi in cui sono stati utilizzati, come la Polonia. Da noi, anche in Lombardia, spesso non si sono presentate neanche le domande per accedervi".
Sul fronte politico, infine, Toia ha raccontato delle difficoltà di ottenere risultati per la ricerca di una maggioranza che poi approvi i provvedimenti e, spesso, per arrivarci si finisce per apportare alle misure una serie di mediazioni che snaturano l'idea da cui erano scaturite e per cambiare l'Europa - obiettivo che si è posto il PD per questa tornata elettorale - è necessario un costante lavoro dei parlamentari all'interno delle commissioni e vedere anche come sarà la nuova composizione del Parlamento Europeo che uscirà dalle urne.

venerdì 13 luglio 2012

Toia, Panzeri e Joffrain spiegano la nuova Europa

Grande partecipazione all’incontro di giovedì pomeriggio a Milano sul tema “Dopo il Consiglio Europeo. Continuiamo a costruire l’Europa”, che ha avuto come protagonisti gli europarlamentari del Partito Democratico Patrizia Toia e Antonio Panzeri e l’economista Walter Joffrain. Si è trattato di un incontro volto a far conoscere un po’ meglio ai cittadini le decisioni assunte all’ultimo Consiglio Europeo del 28-29 giugno, di cui tanto hanno dibattuto i giornali, e per approfondire la valenza che le scelte intraprese in sede europea hanno anche sulle nostra politica nazionale e le implicazioni che possono avere nella progettazione del nostro futuro.
Ad aprire l’incontro è stata Patrizia Toia, la quale ha rivendicato il ruolo dei progressisti europei nei passi avanti che sono stati compiuti e che hanno portato ad un complessivo cambiamento di clima del nostro continente. Toia ha sottolineato la responsabilità e il protagonismo del gruppo S&D al Parlamento Europeo, di cui fa parte anche il Partito Democratico, nel mettersi alla testa di processi nuovi che stanno portando dei cambiamenti positivi e auspicati da tempo nella direzione da percorrere e anche nei metodi da utilizzare.
Fortemente critica la parlamentare democratica nei confronti dei vertici conservatori dell’Europa che hanno permesso che si lasciassero soli alcuni Paesi in difficoltà e che, con risposte tardive, hanno consentito l’aggravarsi della crisi che ha colpito l’eurozona.
Un quadro della crisi economica lo ha tracciato Walter Joffrain (*tbc Ph.D. MIT Senior Manager Corporate Finance), il quale ha ripercorso le tappe delle ultime vicende dell’eurozona, spiegando le ragioni che stavano dietro al continuo aggravarsi della situazione. Joffrain ha illustrato anche le risposte portate dall’Europa a questa situazione, attraverso le decisioni assunte nei Consigli europei da marzo a oggi, e ha segnalato come soltanto adesso vi siano chiari indicazioni per procedere verso una prospettiva di crescita, ma tutto questo va ad inserirsi in uno scenario comunque negativo e di totale sfiducia da parte dei cittadini.
Infine Joffrain si è soffermato a commentare la situazione italiana, peggiorata sia dal punto di vista economico che di prospettive, dal 2010 ad oggi.
A chiudere i lavori è stato Antonio Panzeri, il quale ha ricordato che occorre più politica a livello comunitario, occorre dare più forza alle istituzioni democratiche europee affinché le decisioni assunte possano essere realmente condivise dai cittadini e ha ricordato come il contesto europeo sia divenuto oramai imprescindibile per ogni decisione da intraprendere.
Il pomeriggio si è concluso con uno scambio di opinioni tra i relatori e il pubblico, che si è rivelato molto attento e partecipativo.

domenica 17 giugno 2012

Patrizia Toia alla Festa Pd di Cinisello

C’era tantissima gente sabato alla Festa del Partito Democratico di Cinisello Balsamo (Milano). Complice la giornata di sole, ad affollare stand, area giochi e ristorante sono arrivati in parecchi già dal pomeriggio, dove, tra le varie iniziative, era in corso un dibattito a cui hanno partecipato Patrizia Toia (parlamentare europea del Partito Democratico), Luciano Fasano (assessore al Comune di Cinisello e docente universitario) e Carmine Pacente (presidente di Ideura), con il coordinamento di Giuseppe Sacco (Capogruppo Pd al Comune di Cinisello). Molti gli argomenti discussi nel corso dell’incontro, con una particolare attenzione alle problematiche europee e alle ricadute che queste hanno sui singoli Stati, a partire dalla gestione della crisi economica, a come è stato affrontato il problema della Grecia, fino agli assetti politici e decisionali dell'Unione Europea.
Luciano Fasano, nel suo intervento di apertura ha ricordato come l’Europa sia una costruzione originale, nata da grandi personalità che fanno parte del patrimonio politico e culturale del centrosinistra e che ha preso corpo dal dopoguerra. “Oggi l’Europa è necessaria se vogliamo rispondere ai Paesi emergenti del Brics, perché i singoli Stati da soli non sono sufficienti”, ha ricordato Fasano.
Fasano ha poi analizzato il quadro attuale in cui sono emerse idee fortemente antieuropee che insistono nel voler far vedere quanto costa l’euro, ma ha segnalato che nel nostro continente vi sono anche dei nazionalismi non antieuropeisti.
In merito alla vicenda greca, Fasano (ma anche gli altri relatori), ha commentato che non è pensabile lasciare che un Paese esca dall’Unione perché l’Europa non si salva dividendosi.
Un intervento più politico e meno di analisi è stato, invece, quello di Carmine Pacente, il quale, in apertura, ha segnalato come le decisioni prese in Europa appaiono troppo spesso lontane da noi mentre, in realtà, incidono fortemente sulla nostra quotidianità. Gli enti locali, secondo Pacente, sono l’organismo che può dimostrare ai cittadini la vicinanza dell’Europa, attingendo ai fondi dei programmi comunitari e quindi allineando le loro scelte politiche alle indicazioni proposte dell’UE.
Secondo Pacente, attualmente ci troviamo ad un bivio in cui “l’Europa si rilancia o si disgrega”: “Dopo gli slanci delle Commissioni Delors e Prodi, con Barroso si è prodotta una fase di stallo, si è verificato un certo immobilismo delle istituzioni comunitarie e, contemporaneamente, sono riemersi forti nazionalismi”, ha commentato il presidente di Ideura. L’elezione diretta del Presidente dell’Unione Europea e l’attribuzione ad esso di più poteri, secondo Pacente, potrebbero essere un modo per rilanciare l’Europa e farla sentire più vicina ai cittadini, così come il rafforzamento dei poteri del Parlamento Europeo (che oggi è l’unico organismo votato direttamente dai cittadini).
Patrizia Toia (video dell'intervento) ha portato il punto di vista di chi opera dentro le istituzioni europee e ne ha spiegato il funzionamento, ricordando anche come l’Unione inizialmente sia stata anche un modello da imitare per altre realtà di altri continenti che guardando a noi hanno incominciato a realizzare a loro volta una serie di aggregazioni.
“Queste - ha segnalato Toia - sono settimane molto dure, c’è sempre un’ansia e un’attesa che si avverte molto”. In Europa si sono spesso fatti un po’ di passi avanti e un po’ di marce indietro ma questa volta, secondo l’europarlamentare del Pd, il bivio è molto serio perché è aggravato dalla crisi e la voce del Parlamento Europeo è ancora troppo debole: “I Paesi indebitati che non riescono a far fronte al loro debito vengono messi sotto attacco ma l’Europa non è stata in grado di dare risposte sufficienti a risolvere le situazioni. Ci sono state risposte parziali e tardive sulle difficoltà dei Paesi, senza contare che la Spagna è stata trattata con molti più favori rispetto alla Grecia. Le risposte europee parziali e tardive dell’Europa hanno aggravato la situazione della Grecia”, ha ammonito Toia, evidenziando che “L’Europa ha lasciato solo Papandreu che, invece, avrebbe potuto fare una figura egregia”.
Tutto questo, secondo la deputata europea avviene per un’incapacità politica ma anche un progetto incompiuto dell’Europa che ne limita le azioni: “I leader europei sono inadeguati, sembra che abbiano paura di fare l’Europa”, ha ricordato Toia. L’Europa, inoltre, ha fatto presente Patrizia Toia, la fanno anche i governi nazionali che devono prendere le decisioni nel Consiglio. Venendo all’Italia, Toia ha sottolineato che Mario Monti è una delle poche figure accreditate in Europa e che quando parla viene anche ascoltato (magari poi non seguono le sue indicazioni però almeno lo ascoltano, mentre prima si mancava totalmente di credibilità e vi era addirittura della derisione). “Gli incontri Merkel-Sarkozy, invece, tradivano completamente lo spirito unitario perché pretendevano di far procedere tutto con accordi intergovernativi a due (mentre gli Stati membri dell’Unione sono 27)”, ha insistito l’esponente Pd, puntualizzando sul fatto che “Serve un’Europa che si assuma più responsabilità e che, con una scelta coerente, non permetta a nessuno Stato di fallire”.
Sulle misure messe in capo dall’Europa per venire incontro alle esigenze degli Stati, Toia ha ricordato il ruolo del Fondo Salva Stati, che avrebbe dovuto essere un meccanismo transitorio e, invece, è diventato permanente.
È giusto, secondo Toia, vincolarsi per dare delle garanzie ma i parametri di Maastricht avrebbero dovuto servire proprio a questo e non li ha rispettati nessuno. Oggi, il Fiscal Compact ha parametri molto più stringenti, ma c’è anche un problema di chi è legittimato a controllare e dare indicazioni (il Parlamento Europeo, che viene tagliato fuori da questi meccanismi, in realtà è stato votato dai cittadini, gli altri organismi no). Tuttavia, “Le forze politiche in campo non hanno tutti la stessa risposta alla crisi”, ha ricordato Toia in conclusione e del suo intervento e oggi “L’Europa deve andare fino in fondo a compiere il suo progetto”.

domenica 15 gennaio 2012

Più Europa, più futuro

Grandissima partecipazione all'Assemblea Regionale del Pd della Lombardia che si è svolta sabato 14 gennaio al Teatro dell'Elfo Puccini a Milano. "+ EUROPA + FUTURO: una giornata per parlare del futuro", è questo il tema della sessione dei lavori che si è svolta nella mattinata, con l'internto di presentare "un'altra idea dell'Europa". Molti gli argomenti presentati nell'introduzione di Antonio Panzeri (Europarlamentare), a partire dalla richiesta dell'elezione diretta del Presidente della Commissione Europea, alla tassa sulle transazioni finanziarie e alla necessità degli Eurobond per dare stabilità economica al continente, ma anche l'idea di creare investimenti per la crescita e la riduzione delle disuguaglianze. Patrizia Toia (Europarlamentare) - qui in una video intervista realizzata dal Gruppo Pd Regionale della Lombardia (video) - ha parlato di tempi difficili in cui, però, le sorti dell'Italia (ma anche degli altri singoli Paesi) sono inscindibilmente legate a quelle di tutta l'Unione Europea e oggi, finalmente, i progetti europei sono diventati un punto prioritario del dibattito politico italiano, mentre dell'agenda politica del Partito Democratico li sono sempre stati. Toia ha segnalato la necessità di cominciare a costruirlo l'europeismo, mentre, in ambito di politica economica, ha ricordato che le idee dei partiti progressisti da sempre coniugano l'idea di rigore con quella dello sviluppo perché questa è l'unica strada per non fare fallire l'Unione; ecco perché è necessario uno slancio di iniziativa politica in questa direzione, secondo la vicepresidente del gruppo S&D. Al dibattito hanno preso parte anche Hannes Swoboda (Austria), Stephen Hughes (Regno Unito), Catherine Trautman (Francia) e, dopo una serie di interventi a cura di esponenti politici lombardi, ha concluso la mattinata David Sassoli (capogruppo della delegazione del Pd al Parlamento Europeo - video). Sassoli ha ricordato che il Partito Democratico è da molto tempo che si occupa di Europa e non si è accorto dell'importanza che questo tema ha solo ora che anche il nuovo governo ha sollevato il problema. Sassoli ha poi accennato alla questione della tassa sulle transazioni finanziarie e al difficile percorso per approvarla, così come difficile - secondo l'esponente democratico - è il cammino verso gli Stati Uniti d'Europa ma che occorre cominciare al più presto e deve essere la politica a trovare il coraggio di inserirsi in questo percorso. Sassoli ha poi ricordato che l'idea dei progressisti dell'Europa è quella di una culla di diritti, libertà e democrazia ed è preoccupante che oggi, nel cuore dell'Unione, vi siano Stati dominati da forti politiche xenofobe e limitative dei diritti e delle libertà (tra questi, ha citato il caso dell'Ungheria, recentemente balzata nelle cronache proprio a causa delle sue pericolose derive). Sassoli ha ribadito che l'Europa può essere il luogo di protezione dei nostri diritti e dei nostri interessi e non si può utilizzare l'Unione solo per difendere i bilanci degli Stati. Sassoli ha poi chiesto un maggiore coinvolgimento dei cittadini nelle istituzioni europee attraverso gli strumenti che ci sono a disposizione, tra questi anche le petizioni.

 
La sessione pomeridiana, invece, era dedicata al tema "Per la ricostruzione italiana". Maurizio Martina (segretario regionale del Pd lombardo - video) ha introdotto i lavori e alla discussione hanno partecipato tra gli altri, e un applauditissimo Piero Fassino (Sindaco di Torino - video) - che ha spiegato il perché della sua scelta di uscire dal patto di stabilità e delle problematiche emerse dal federalismo di stampo leghista - e Giuliano Pisapia (Sindaco di Milano - video).  Le conclusioni della giornata sono state fatte segretario nazionale del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani (video) .
 

domenica 26 giugno 2011

Il Pci, Milano e l'Europa

Tanta gente ieri pomeriggio a visitare la mostra “Avanti popolo. Il PCI nella storia d’Italia”, dedicata al Partito Comunista, nella nuovissima Triennale Bovisa di Milano. Un allestimento moderno e particolare, tutto giocato sui monitor da cui è possibile vedere scorrere le fotografie o i filmati della storia del partito di Berlinguer, ma anche tessere, volantini, vignette…
“Il PCI, Milano e l’Europa” era il tema affrontato dal convegno che si è tenuto all’interno della mostra nel corso del pomeriggio e che ha visto la partecipazione di Bruno Marasà, Gianni Cervetti, Patrizia Toia ed Antonio Panzeri.
Marasà ha aperto la discussione facendo una sorta di excursus storico sul Partito Comunista in Italia, concentrandosi, in particolare, sulla sua fase di apertura verso l’Europa e verso il mondo, a partire dalla metà dagli anni 1975/1976 con Berlinguer ma anche con l’arrivo (da indipendente) di Altiero Spinelli.
La storia del Partito Comunista Italiano è stata oggetto anche dell’intervento di Gianni Cervetti, il quale, però, ha precisato che l’europeismo e l’interesse all’internazionalismo sono state scoperte tardive perché il PCI inizialmente era interessato alla nazione e la svolta – a suo avviso – avvenne tra il 1964-1968. Cervetti ha cercato di ripercorrere la storia del PCI in relazione all’Europa, arricchendo la discussione con aneddoti, racconti di incontri con uomini politici dell’epoca e del suo lavoro all’interno del partito.
Antonio Panzeri è partito da tre concetti: 1) Per arrivare alla fase dell’Europa in cui ci troviamo è perché ci si è creduto e si è compiuto un percorso che ha portato a questo e che, sostanzialmente, implica da parte degli Stati la cessione di un po’ della loro sovranità nazionale in favore di una visione comunitaria; 2) Gli effetti della globalizzazione hanno reso evidente la necessità di avere organismi di discussione più grandi che non i singoli Stati e su questo è venuta utile l’Europa; 3) Occorre costruire l’identità dell’Europa anche dal punto di vista politico e del saper formare cittadini europei.
Secondo Panzeri, il processo di avvicinamento all’Europa da parte del PCI è avvenuto in diverse fasi ma, con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e il passaggio da PCI a PDS, alla sinistra italiana è mancato il confronto vero con la sinistra europea e i partiti socialdemocratici. Oggi, ha detto Panzeri, «siamo in una posizione molto più felice rispetto a loro ma c’è l’esigenza di fare un salto di qualità da parte delle forze progressiste europee per far fronte comune ai grandi cambiamenti che la realtà attuale ci impone di affrontare».
Panzeri ha ricordato la lentezza del Partito Comunista ad aprirsi alle questioni europee, precisando però che in gran parte era dovuta anche al fatto che l’Europa, allora, era divisa in due blocchi e c’era la “guerra fredda”, mentre oggi si può dire che «la scelta europeista è irreversibile».
Panzeri, in chiusura, ha anche segnalato che «è vero che i comunisti sono stati molto critici verso l’Europa ma quando si sono trovati a ricoprire cariche all’interno delle istituzioni europee sono stati quelli che hanno lavorato con maggior spirito europeistico».
Patrizia Toia, invece, ha sottolineato che nell’Europa c’è tutto il nostro passato e oggi può diventare un nuovo scenario, per questo occorrono nuove risposte e il Partito Democratico si colloca in questa esigenza.
Patrizia Toia ha concentrato il suo intervento per ricordare la scelta europeista di De Gasperi (il quale ha creduto personalmente e con convinzione a questa ide, non soltanto perché in quell’ottica era orientata la cultura politica della DC). «De Gasperi aveva una visione di adesione internazionalista e regionalista all’Europa; per lui non si trattativa soltanto di aderire alla Nato per ragioni di difesa ma perché lì si è creato il primo nucleo per realizzare poi anche un’entità politica», ha affermato Patrizia Toia.
«L’Europa è anche una comunità di valori e chi vi aderisce deve aderire anche ai suoi valori di fondo», ha evidenziato la deputata europea, ricordando anche il ruolo avuto dal nostro Paese proprio nella costruzione dell’Unione Europea e rammaricandosi per il comportamento attuale così poco europeista da parte di alcuni esponenti italiani.
Patrizia Toia ha poi raccontato del ruolo del Pd in Europa e della collocazione del partito all’interno dell’alleanza progressista dei Socialisti e Democratici: «Noi come Pd abbiamo fatto un grosso passaggio con l’intento di essere utili al Paese ma siamo anche aperti alle nuove sfide europee e mondiali», ha detto l’europarlamentare, affermando che anche il segretario Bersani è intenzionato a rimettere l’Europa al centro delle tematiche politiche nazionali.
In merito alla collocazione del Pd, Patrizia Toia ha affermato che sicuramente è possibile fare di più dentro le istituzioni europee, si lavora bene nelle commissioni ma occorre che il Partito Democratico faccia più politica all’interno del proprio gruppo. La discussione in merito al partito unico europeo, secondo Patrizia Toia, è difficile e prematura, in quanto i partiti europei sono sempre un po’ la somma di quelli nazionali dentro ad organismi internazionali e il Partito Democratico ha saputo far aprire una fase nuova anche a quello che una volta era il PSE e, di conseguenza, a tutto il Parlamento Europeo.
La discussione portata dal Pd ai partiti socialdemocratici, ha ricordato Toia, che non è sempre stata compresa da subito, mentre «adesso che cominciano ad arrivare le vittorie elettorali nostre e continuano a ricevere sconfitte i partiti socialdemocratici, cominciano a capirci un po’ di più».
«Oggi – ha concluso Patrizia Toia - si può fare un partito europeo discutendo dei temi che ci accomunano e che sono quelli che rappresentano la nostra idea di Europa, basata cioè su pace e prosperità, difesa dello sviluppo “egualitario” o “inclusivo”, i diritti, la sostenibilità, education, crescita…».

martedì 24 maggio 2011

Milano capitale europea

Ieri pomeriggio Martin Schulz è tornato a Milano a sostenere Giuliano Pisapia e con lui sono arrivati anche Christian Ude (Sindaco di Monaco di Baviera) e Freddy Thielemans (Sindaco di Bruxelles) e il sindaco di Parigi è intervenuto con un videomessaggio. “Milano capitale europea” era il tema dell’affollata conferenza che si è tenuta al circolo della stampa dove, per l’occasione, è stata creata addirittura un’accoglienza musicale agli ospiti.
Ude ha salutato il pubblico dicendo che anche in Germania seguono con molto interesse le elezioni milanesi e si è detto dispiaciuto per non essere mai stato invitato prima nel capoluogo lombardo.
Ude ha segnalato la debolezza del centrodestra, dimostrata dal modo aggressivo in cui sta cercando di condurre la campagna elettorale.
«Monaco e Milano hanno in comune molte cose» - ha affermato Ude - «entrambe sono città del Nord, hanno circa 1 milione e 400 mila abitanti e sono grandi centri economici». «La destra dice che la sinistra non è in grado di governare ma a Monaco sono 60 anni che governano i socialdemocratici e hanno fatto della città uno dei principali centri economici», ha sottolineato Ude.
Freddy Thielemans, in apertura del suo intervento ha scherzato sull’uso della parola “compagni” e si è detto felice di essere venuto a sostenere il «compagno Pisapia», elencando i valori che accomunano la grande famiglia dei socialdemocratici come la solidarietà e la fraternità. «Il risultato del primo turno elettorale ha decretato una svolta per Milano e la fine di Berlusconi», ha affermato Thielemans.
Tra le problematiche che una grande città europea come Milano deve affrontare, Thielemans ha segnalato il lavoro e la precarietà che generano l’incapacità di progettare il futuro delle persone e poi la necessità di una maggior coesione a livello europeo, con regole simili anche tra città e questo tocca al centrosinistra perché la destra non è interessata. «Serve un’idea di governance per affrontare le grandi sfide globali», ha affermato Thielemans, definendo Pisapia «l’uomo dell’audacia».
Martin Schulz, come nel precedente incontro, si è soffermato a scherzare sulla varietà della composizione della famiglia dei socialisti e democratici, esordendo con un «Cari compagni, amici, colleghi, fratelli e sorelle» e ha poi segnalato che in città si avverte un clima di cambiamento. Alla domanda dei giornalisti che gli dicevano che Milano è sempre stata la capitale del berlusconismo, Schulz ha detto di aver risposto che appunto «è stata».
Schulz ha evidenziato la mediocrità del centrodestra per non aver mai invitato a Milano il sindaco di Monaco solo perché appartiene ad un altro schieramento politico e ha invitato invece a far partire una cooperazione tra le due città.
Schulz ha ribadito il suo amore per l’Italia, in quanto Pese fondatore dell’Unione Europea e rappresentata da Giorgio Napolitano e ha evidenziato che il cambiamento della politica a Milano può incidere enormemente anche sulla politica nazionale ed europea.
Patrizia Toia, nell’introdurre Giuliano Pisapia, ha sottolineato come il candidato sindaco del centrosinistra abbia fatto «un miracolo», non solo per il risultato ottenuto al primo turno elettorale ma anche per essere stato in grado di aggregare attorno a sé tantissime persone appartenenti a mondi diversi e che non sempre si interessano di politica.
Pisapia ha aperto il suo discorso dicendo di sentire su di sé la responsabilità di cambiare Milano e «Milano l’abbiamo già cambiata», ha detto riferendosi all’esito del primo turno elettorale e aggiungendo che adesso «bisogna cambiare il Paese».
Tra i primi provvedimenti concreti che Pisapia intenderà adottare in caso di elezione a sindaco, il candidato del centrosinistra ha segnalato la sottoscrizione del patto dei sindaci che impegna a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 20% in accordo con le disposizioni europee.
«Siamo già in maggioranza in tutte le nove zone e adesso dobbiamo esserlo anche al comune», ha affermato Pisapia, ricordando che Milano era un punto di riferimento in Europa per il lavoro, l’economia, l’abitare mentre oggi non è più così e deve tornare ad esserlo: «Milano deve tornare la capitale morale, economica e solidale dell’Italia e diventare un punto di riferimento per i giovani, come lo sono Londra o Barcellona o Berlino e per questo deve mettersi in relazione con le altre capitali europee», ha detto Pisapia.
Tra le altre scelte amministrative, Pisapia ha annunciato che per favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni della città e dar loro reali poteri decisionali, intende trasformare i Consigli di Zona in municipalità.
Altri due impegni che il candidato del centrosinistra ha preso sono quello di far rientrare a Milano persone e imprese che sono fuggite per costi troppo alti e difficile vivibilità e poi quello di valorizzare Malpensa perché non resti un’occasione sprecata ma sia davvero una porta verso il mondo.

venerdì 6 maggio 2011

Per una Milano più europea con Martin Schulz

Un bellissimo pomeriggio quello trascorso con Martin Schulz a Milano. Il capogruppo S&D al Parlamento Europeo è giunto in Italia a sostegno della campagna elettorale del centrosinistra e, dopo la tappa torinese di mercoledì che lo ha visto accanto a Piero Fassino, ieri è stato il turno di Milano con Giuliano Pisapia.
Molti giornalisti e i fotografi presenti alla conferenza al Circolo della Stampa, a cui hanno partecipato anche il segretario metropolitano Pd Roberto Cornelli, il segretario regionale Maurizio Martina e i parlamentari europei Patrizia Toia e Antonio Panzeri.
A Giuliano Pisapia, hanno domandato commenti in merito alle vicende di Lassini ma anche sull’Expo o sulla questione dei luoghi di culto e il candidato sindaco del centrosinistra è stato lapidario nel rispondere che Letizia Moratti prima di lanciargli accuse farebbe meglio a leggere i contenuti del programma della coalizione con cui lui è candidato.
Durante la conferenza stampa, invece, Pisapia ha ringraziato Schulz per la sua presenza a Milano, segnalando come la città debba ritornare ad essere un punto di riferimento in Europa, un po’ come per i giovani sono Berlino, Madrid e Parigi (città guidate da sindaci riformisti).
Da Milano e dalle altre città guidate dal centrosinistra come Torino, per Pisapia potrà rinascere una coalizione riformista in Italia verso l’Europa e, anche in quest’ottica, intende rilanciare l’aeroporto di Malpensa, porta per l’internazionalità del capoluogo lombardo, senza per questo sminuire Linate.
Martin Schulz ha ricordato come nel centrosinistra si sia ormai un movimento comune, facente parte di un’unica famiglia dei socialisti e democratici, con valori condivisi e questi devono concretizzarsi nei governi delle città perché è da qui che parte lo sviluppo economico e sociale. Schulz ha ricordato l’importanza di Milano e la necessità che venga amministrata e guidata bene per il futuro della città ma anche perché da qui potrà partire la forza del futuro. Da Milano, secondo Schulz, è possibile cambiare il governo della città e con questo anche dare una svolta al Paese che, attualmente è mal governato e anche in Europa se ne risente.
Schulz ha ricordato, secondo i valori del gruppo S&D, che la forza economica deve sempre coniugarsi alla giustizia sociale.
Il capogruppo S&D si è poi mostrato incantato dalla bellezza della nuova sede del Circolo della Stampa milanese, definendola un castello, e ha poi scherzato sul fatto che in Germania le conferenze stampa si tengono in stanze simili a quelle degli ospedali militari.
Rispondendo alla domanda di un giornalista che chiedeva a Schulz se era consapevole di essere famoso in Italia per la battuta impropria che gli aveva rivolto Berlusconi, il capogruppo S&D ha risposto di saperlo ma anche di non essere l’unica vittima del Presidente del Consiglio italiano: «La prima vittima di Berlusconi è l’Italia», ha concluso Schulz.
Dopo una corsa in una Tv locale, il pomeriggio milanese di Martin Schulz è proseguito con un incontro pubblico alla Camera del Lavoro, questa volta con Stefano Boeri (candidato capolista Pd al Consiglio Comunale), gli europarlamentari Toia e Panzeri e Onorio Rosati padrone di casa.
Grande successo ha avuto proprio Martin Schulz, che ha parlato in un chiarissimo francese, applaudito con calore dalla sala gremita.
Schulz, nel suo discorso, ha mostrato anche grande simpatia, lasciandosi andare spesso a battute. Ha esordito dicendo che una volta sarebbe stato facile aprire un discorso mentre ora quando si inizia occorre dire «Cari amici, colleghi, compagni, fratelli, sorelle!», ricordando che il centrosinistra è una famiglia variegata ma però unita da valori profondi e Milano deve orientarsi verso un futuro giusto ed equo, basato sulla Costituzione e non sulla filosofia di Berlusconi.
«Milano, in Europa, è simbolo del berlusconismo, perché lui è partito da qui» - ha affermato Schulz - «e adesso occorre farla diventare il simbolo della fine di Berlusconi. Per questo la battaglia milanese interessa all’Europa».
Nel suo discorso Martin Schulz ha contrapposto i valori del centrosinistra della giustizia sociale, della solidarietà a quelli del berlusconismo, dell’egoismo, della legge del più furbo.
Martin Schulz ha poi scherzato nuovamente sulla bellezza del Circolo della Stampa ma anche affermato di amare l’Italia perché è un Paese bellissimo: «il mio cuore è con l’Italia anche se non è con Berlusconi», ha affermato il capogruppo S&D, «la mia Italia è quella di Giorgio Napolitano».
«Je suis milanes», ha detto Schulz chiudendo il suo discorso e preannunciando un suo ritorno in caso di ballottaggio per festeggiare perché «Milano è un simbolo, se si cambia a Milano è l’apertura per cambiare il Paese».
 
Per una Milano più europea