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venerdì 13 luglio 2012

Toia, Panzeri e Joffrain spiegano la nuova Europa

Grande partecipazione all’incontro di giovedì pomeriggio a Milano sul tema “Dopo il Consiglio Europeo. Continuiamo a costruire l’Europa”, che ha avuto come protagonisti gli europarlamentari del Partito Democratico Patrizia Toia e Antonio Panzeri e l’economista Walter Joffrain. Si è trattato di un incontro volto a far conoscere un po’ meglio ai cittadini le decisioni assunte all’ultimo Consiglio Europeo del 28-29 giugno, di cui tanto hanno dibattuto i giornali, e per approfondire la valenza che le scelte intraprese in sede europea hanno anche sulle nostra politica nazionale e le implicazioni che possono avere nella progettazione del nostro futuro.
Ad aprire l’incontro è stata Patrizia Toia, la quale ha rivendicato il ruolo dei progressisti europei nei passi avanti che sono stati compiuti e che hanno portato ad un complessivo cambiamento di clima del nostro continente. Toia ha sottolineato la responsabilità e il protagonismo del gruppo S&D al Parlamento Europeo, di cui fa parte anche il Partito Democratico, nel mettersi alla testa di processi nuovi che stanno portando dei cambiamenti positivi e auspicati da tempo nella direzione da percorrere e anche nei metodi da utilizzare.
Fortemente critica la parlamentare democratica nei confronti dei vertici conservatori dell’Europa che hanno permesso che si lasciassero soli alcuni Paesi in difficoltà e che, con risposte tardive, hanno consentito l’aggravarsi della crisi che ha colpito l’eurozona.
Un quadro della crisi economica lo ha tracciato Walter Joffrain (*tbc Ph.D. MIT Senior Manager Corporate Finance), il quale ha ripercorso le tappe delle ultime vicende dell’eurozona, spiegando le ragioni che stavano dietro al continuo aggravarsi della situazione. Joffrain ha illustrato anche le risposte portate dall’Europa a questa situazione, attraverso le decisioni assunte nei Consigli europei da marzo a oggi, e ha segnalato come soltanto adesso vi siano chiari indicazioni per procedere verso una prospettiva di crescita, ma tutto questo va ad inserirsi in uno scenario comunque negativo e di totale sfiducia da parte dei cittadini.
Infine Joffrain si è soffermato a commentare la situazione italiana, peggiorata sia dal punto di vista economico che di prospettive, dal 2010 ad oggi.
A chiudere i lavori è stato Antonio Panzeri, il quale ha ricordato che occorre più politica a livello comunitario, occorre dare più forza alle istituzioni democratiche europee affinché le decisioni assunte possano essere realmente condivise dai cittadini e ha ricordato come il contesto europeo sia divenuto oramai imprescindibile per ogni decisione da intraprendere.
Il pomeriggio si è concluso con uno scambio di opinioni tra i relatori e il pubblico, che si è rivelato molto attento e partecipativo.

domenica 26 giugno 2011

Il Pci, Milano e l'Europa

Tanta gente ieri pomeriggio a visitare la mostra “Avanti popolo. Il PCI nella storia d’Italia”, dedicata al Partito Comunista, nella nuovissima Triennale Bovisa di Milano. Un allestimento moderno e particolare, tutto giocato sui monitor da cui è possibile vedere scorrere le fotografie o i filmati della storia del partito di Berlinguer, ma anche tessere, volantini, vignette…
“Il PCI, Milano e l’Europa” era il tema affrontato dal convegno che si è tenuto all’interno della mostra nel corso del pomeriggio e che ha visto la partecipazione di Bruno Marasà, Gianni Cervetti, Patrizia Toia ed Antonio Panzeri.
Marasà ha aperto la discussione facendo una sorta di excursus storico sul Partito Comunista in Italia, concentrandosi, in particolare, sulla sua fase di apertura verso l’Europa e verso il mondo, a partire dalla metà dagli anni 1975/1976 con Berlinguer ma anche con l’arrivo (da indipendente) di Altiero Spinelli.
La storia del Partito Comunista Italiano è stata oggetto anche dell’intervento di Gianni Cervetti, il quale, però, ha precisato che l’europeismo e l’interesse all’internazionalismo sono state scoperte tardive perché il PCI inizialmente era interessato alla nazione e la svolta – a suo avviso – avvenne tra il 1964-1968. Cervetti ha cercato di ripercorrere la storia del PCI in relazione all’Europa, arricchendo la discussione con aneddoti, racconti di incontri con uomini politici dell’epoca e del suo lavoro all’interno del partito.
Antonio Panzeri è partito da tre concetti: 1) Per arrivare alla fase dell’Europa in cui ci troviamo è perché ci si è creduto e si è compiuto un percorso che ha portato a questo e che, sostanzialmente, implica da parte degli Stati la cessione di un po’ della loro sovranità nazionale in favore di una visione comunitaria; 2) Gli effetti della globalizzazione hanno reso evidente la necessità di avere organismi di discussione più grandi che non i singoli Stati e su questo è venuta utile l’Europa; 3) Occorre costruire l’identità dell’Europa anche dal punto di vista politico e del saper formare cittadini europei.
Secondo Panzeri, il processo di avvicinamento all’Europa da parte del PCI è avvenuto in diverse fasi ma, con la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e il passaggio da PCI a PDS, alla sinistra italiana è mancato il confronto vero con la sinistra europea e i partiti socialdemocratici. Oggi, ha detto Panzeri, «siamo in una posizione molto più felice rispetto a loro ma c’è l’esigenza di fare un salto di qualità da parte delle forze progressiste europee per far fronte comune ai grandi cambiamenti che la realtà attuale ci impone di affrontare».
Panzeri ha ricordato la lentezza del Partito Comunista ad aprirsi alle questioni europee, precisando però che in gran parte era dovuta anche al fatto che l’Europa, allora, era divisa in due blocchi e c’era la “guerra fredda”, mentre oggi si può dire che «la scelta europeista è irreversibile».
Panzeri, in chiusura, ha anche segnalato che «è vero che i comunisti sono stati molto critici verso l’Europa ma quando si sono trovati a ricoprire cariche all’interno delle istituzioni europee sono stati quelli che hanno lavorato con maggior spirito europeistico».
Patrizia Toia, invece, ha sottolineato che nell’Europa c’è tutto il nostro passato e oggi può diventare un nuovo scenario, per questo occorrono nuove risposte e il Partito Democratico si colloca in questa esigenza.
Patrizia Toia ha concentrato il suo intervento per ricordare la scelta europeista di De Gasperi (il quale ha creduto personalmente e con convinzione a questa ide, non soltanto perché in quell’ottica era orientata la cultura politica della DC). «De Gasperi aveva una visione di adesione internazionalista e regionalista all’Europa; per lui non si trattativa soltanto di aderire alla Nato per ragioni di difesa ma perché lì si è creato il primo nucleo per realizzare poi anche un’entità politica», ha affermato Patrizia Toia.
«L’Europa è anche una comunità di valori e chi vi aderisce deve aderire anche ai suoi valori di fondo», ha evidenziato la deputata europea, ricordando anche il ruolo avuto dal nostro Paese proprio nella costruzione dell’Unione Europea e rammaricandosi per il comportamento attuale così poco europeista da parte di alcuni esponenti italiani.
Patrizia Toia ha poi raccontato del ruolo del Pd in Europa e della collocazione del partito all’interno dell’alleanza progressista dei Socialisti e Democratici: «Noi come Pd abbiamo fatto un grosso passaggio con l’intento di essere utili al Paese ma siamo anche aperti alle nuove sfide europee e mondiali», ha detto l’europarlamentare, affermando che anche il segretario Bersani è intenzionato a rimettere l’Europa al centro delle tematiche politiche nazionali.
In merito alla collocazione del Pd, Patrizia Toia ha affermato che sicuramente è possibile fare di più dentro le istituzioni europee, si lavora bene nelle commissioni ma occorre che il Partito Democratico faccia più politica all’interno del proprio gruppo. La discussione in merito al partito unico europeo, secondo Patrizia Toia, è difficile e prematura, in quanto i partiti europei sono sempre un po’ la somma di quelli nazionali dentro ad organismi internazionali e il Partito Democratico ha saputo far aprire una fase nuova anche a quello che una volta era il PSE e, di conseguenza, a tutto il Parlamento Europeo.
La discussione portata dal Pd ai partiti socialdemocratici, ha ricordato Toia, che non è sempre stata compresa da subito, mentre «adesso che cominciano ad arrivare le vittorie elettorali nostre e continuano a ricevere sconfitte i partiti socialdemocratici, cominciano a capirci un po’ di più».
«Oggi – ha concluso Patrizia Toia - si può fare un partito europeo discutendo dei temi che ci accomunano e che sono quelli che rappresentano la nostra idea di Europa, basata cioè su pace e prosperità, difesa dello sviluppo “egualitario” o “inclusivo”, i diritti, la sostenibilità, education, crescita…».

martedì 21 giugno 2011

Le politiche dell’Unione Europea sull’immigrazione

Un interessante convegno dedicato alle politiche dell’Unione Europea sull’immigrazione si è svolto ieri pomeriggio alla Facoltà di Scienze Politiche dell'Università degli Studi di Milano, a cui hanno partecipato i rappresentanti della politica e delle istituzioni.
Matteo Fornara, direttore della Rappresentanza a Milano della Commissione Europea, ha aperto l'incontro, tracciando un quadro generale delle politiche europee in materia di immigrazione, contestualizzandole nello scenario in cui l’Unione si muove, ovvero la crisi economica e la conseguente scarsità di risorse ma anche il ritorno in scena di forze politiche demagogiche e dai tratti xenofobi anche nei confronti di Paesi che fanno parte dell’Europa. Un contesto, dunque, non facile quello in cui l’Unione si trova ad agire e per questo, secondo Fornara, è anche complicato avviare delle politiche nuove.
«Molti Paesi ragionano pensando a cosa possono ottenere dall’Unione Europea e non pensano a cosa possono dare», ha commentato Fornara, evidenziando la scarsa disponibilità delle nazioni a cedere un po’ della loro sovranità in vista di un’ottica comune e di politiche comunitarie.
Fornara ha sottolineato il valore del Trattato di Lisbona, nato prima della crisi ed entrato in vigore durante, e ad esso spetta il compito di fare da base per una politica nuova ambiziosa.
Del Trattato di Lisbona, Fornara ha citato gli articoli 79, secondo cui l’Unione Europea si deve impegnare a sviluppare una politica comune in materia di immigrazione, e 80, che prevede la solidarietà tra i Paesi dell’Unione nell’applicazione delle norme sull’immigrazione, ma ha anche segnalato che di recente è avvenuta la rivolta dei Paesi del Mediterraneo e si è creata un’emergenza immigrazione che non è percepita allo stesso modo da tutti i Paesi (ad esempio la Polonia ha espresso più volte di avere altre priorità).
Fornara ha precisato che quelle che stanno avvenendo nel Mediterraneo sono migrazioni inferiori a quelle avvenute in altri periodi o a quelle che avvengono via terra, ad esempio tra la Grecia e la Turchia.
«L’Unione Europea, attualmente, è impegnata nell’intervento per la gestione della crisi in Libia e poi ha stanziato 100 milioni per la Tunisia e l’Egitto», ha spiegato Fornara.
In merito alla gestione delle frontiere, l’agenzia Frontex (che ha risorse limitate e che devono essere ampliate) lancerà a breve delle operazioni, inoltre, il 24 maggio è stato approvato un documento contenente 31 misure legislative che dovrebbero entrare in vigore alla fine del 2011 e che andranno a costituire la base della politica dell’Unione Europea in materia di immigrazione.
Nello specifico, il documento – ha spiegato Fornara – si basa su quattro punti: 1) Schengen, 2) Sistema europeo di asilo improntato alla solidarietà tra i Paesi membri (il 1° giugno sono state presentate delle proposte per delle procedure omogenee che attualmente mancano tra gli Stati europei e a Malta è operativo un nuovo ufficio dell’Unione per la gestione delle richieste d’asilo), 3) controllo alle frontiere esterne per facilitare l’immigrazione regolare (ne serve molta ma deve corrispondere alle esigenze del mercato del lavoro) e contrastare quella irregolare (quindi rafforzando Frontex, dotandola di maggiori risorse e nuove competenze), 4) politica dei visti atta a favorire le possibilità di chi si deve spostare (a cui però continueranno ad affiancarsi gli accordi bilaterali). In sostanza questi punti mirano ad una gestione maggiormente comunitaria dei problemi legati all’immigrazione, lasciando meno spazio alla discrezionalità dei singoli Stati.
Fornara ha fatto notare l’introduzione di principi importanti per contrastare l’immigrazione illegale ma che per essere attuati necessitano di fondo e le trattative per le disponibilità economiche dell’Unione iniziano adesso.
Fornara ha fatto sapere anche di una lettera di Barroso al Consiglio Europeo che dovrà riunirsi a breve, in cui ha sottolineato due priorità: 1) l’immigrazione, 2) il Sud, il Mediterraneo e il vicinato, per cui serve un rappresentante speciale e una task force specifica (oltre che un buon budget per gestire la transizione democratica in quei Paesi e un programma di mobilità sul lavoro), e questa questione non è ritenuta importante da tutti gli Stati (Gran Bretagna e Germania sono più interessati all’Est).
Se il discorso di Fornara è stato molto positivo e, pur ammettendo che le politiche comuni che si sono concretizzate in precedenza sono state poche, si è mostrato molto fiducioso riguardo al futuro. Di tutt’altra piega è stato il pensiero espresso da Alessandra Lang e Antonio Panzeri.
Alessandra Lang, dell’Università degli Studi di Milano, ha rilevato che molte proposte ambiziose da parte dell’Unione Europea erano state presentate anche in precedenza ma poi non erano state accolte dai singoli Stati che ne avevano preferito ricavare degli atti molto più blandi.
Molto cupo sulle possibilità di un’azione efficace da parte dell’attuale Europa è stato Antonio Panzeri, presidente delegazione per le relazioni con i Paesi del Maghreb e l’Unione del Maghreb arabo del Parlamento Europeo, il quale ha segnalato che nell’Unione Europea pesano molte decisioni che non sono state assunte in precedenza e, attualmente, il dibattito interno è molto difficile.
In merito all’area del Mediterraneo, Panzeri ha ricordato che l’Europa in passato ha tacitamente appoggiato i regimi contro cui adesso il popolo si rivolta, perché facessero da argine ai fondamentalismi. La crisi ha scatenato le rivolte e adesso l’Europa si sta riposizionando.
Il tema dell’immigrazione, inoltre, secondo Panzeri, in Europa è spesso soltanto preso in considerazione dalle forze xenofobe in vista delle campagne elettorali perché negli europei prevale il sentimento della paura che porta automaticamente ad una chiusura.
Panzeri ha ricordato anche come i Paesi del Mediterraneo non sono una priorità per tutti gli Stati europei e quindi è difficile produrre una politica comune.
Per l’Italia ciò che avviene a Sud del Mediterraneo è importante anche per ragioni geografiche, per altri Stati non è così automatico.
Secondo Panzeri, questo è dovuto anche ad un deficit della classe dirigente che non è in grado di vedere oltre la quotidianità per mostrare delle prospettive. «Ci sono molti surfisti che viaggiano sull’onda e pochi che pescano in profondità», ha affermato Panzeri.
In merito alle istituzioni europee, Panzeri ha evidenziato la necessità di una maggior sintesi tra Parlamento, Commissioni e Consiglio e servono anche governi dei singoli Stati che operino tenendo presente un’ottica comune perché gli accordi bilaterali da soli non bastano e non vanno bene se contrastano con le norme comunitarie.
Panzeri ha ricordato il caso di Italia-Libia, in cui il governo italiano pensava di relegare il problema dell’immigrazione ai libici ma poi con lo scoppio della rivolta, tutto è finito in niente. Per questo, secondo l’europarlamentare, è necessario che gli Stati cedano un po’ della loro sovranità in favore di un’ottica comune per dare risposte che siano europee e non solo nazionali e tutte le sfide vanno affrontate in questo modo.
Una sfida importante per l’Europa, ha ricordato Panzeri, sarà quella demografica: «i Paesi del Sud del Mediterraneo hanno una popolazione di età media di 27 anni, gli elettori di Milano alle ultime elezioni hanno un’età media di 55 anni», ha sottolineato il deputato europeo, evidenziando che la tendenza è quella di un progressivo invecchiamento della popolazione europea e i tassi di natalità sono prossimi allo zero.
Così come è un’altra sfida importante quella climatico-ambientale che, ha segnalato Panzeri, muove i processi migratori; oppure i problemi derivati dalla globalizzazione economica, le guerre civili, l’assenza di diritti in alcuni Stati… sono tutti fenomeni che generano fughe e migrazioni.
Panzeri ha sostenuto che servirà una politica economica generosa nei confronti dei Paesi del Mediterraneo e ha citato il caso della Tunisia, che prima cresceva e adesso è in una fase di stagnazione, il turismo è scomparso e molte aziende sono state messe in piedi da stranieri perché la manodopera costava poco ma fanno in fretta a chiudere e a spostarsi altrove.
Per Panzeri, inoltre, serve fare crescere aree di libero scambio tra i Paesi dell’Unione Europea e quelli del Mediterraneo ma anche all’interno dei Paesi del Mediterraneo perché si superino le divergenze in atto come quelle tra Marocco e Algeria.
In sintesi, secondo Panzeri, serve un’idea lungimirante sulla politica dell’immigrazione, perché altrimenti viene vista solo dal lato securitario.
Più cauto Panzeri si è mostrato sulla discussione riguardante Schengen, soprattutto data la composizione fortemente xenofoba delle politiche di alcuni Stati Europei: «Schengen è una conquista dell’Unione Europea fatta per facilitare i trasporti ma è normale che oltre alle merci viaggino anche le persone e l’immigrazione può essere una grande possibilità economica, oltre che culturale», ha concluso Panzeri.

martedì 24 maggio 2011

Milano capitale europea

Ieri pomeriggio Martin Schulz è tornato a Milano a sostenere Giuliano Pisapia e con lui sono arrivati anche Christian Ude (Sindaco di Monaco di Baviera) e Freddy Thielemans (Sindaco di Bruxelles) e il sindaco di Parigi è intervenuto con un videomessaggio. “Milano capitale europea” era il tema dell’affollata conferenza che si è tenuta al circolo della stampa dove, per l’occasione, è stata creata addirittura un’accoglienza musicale agli ospiti.
Ude ha salutato il pubblico dicendo che anche in Germania seguono con molto interesse le elezioni milanesi e si è detto dispiaciuto per non essere mai stato invitato prima nel capoluogo lombardo.
Ude ha segnalato la debolezza del centrodestra, dimostrata dal modo aggressivo in cui sta cercando di condurre la campagna elettorale.
«Monaco e Milano hanno in comune molte cose» - ha affermato Ude - «entrambe sono città del Nord, hanno circa 1 milione e 400 mila abitanti e sono grandi centri economici». «La destra dice che la sinistra non è in grado di governare ma a Monaco sono 60 anni che governano i socialdemocratici e hanno fatto della città uno dei principali centri economici», ha sottolineato Ude.
Freddy Thielemans, in apertura del suo intervento ha scherzato sull’uso della parola “compagni” e si è detto felice di essere venuto a sostenere il «compagno Pisapia», elencando i valori che accomunano la grande famiglia dei socialdemocratici come la solidarietà e la fraternità. «Il risultato del primo turno elettorale ha decretato una svolta per Milano e la fine di Berlusconi», ha affermato Thielemans.
Tra le problematiche che una grande città europea come Milano deve affrontare, Thielemans ha segnalato il lavoro e la precarietà che generano l’incapacità di progettare il futuro delle persone e poi la necessità di una maggior coesione a livello europeo, con regole simili anche tra città e questo tocca al centrosinistra perché la destra non è interessata. «Serve un’idea di governance per affrontare le grandi sfide globali», ha affermato Thielemans, definendo Pisapia «l’uomo dell’audacia».
Martin Schulz, come nel precedente incontro, si è soffermato a scherzare sulla varietà della composizione della famiglia dei socialisti e democratici, esordendo con un «Cari compagni, amici, colleghi, fratelli e sorelle» e ha poi segnalato che in città si avverte un clima di cambiamento. Alla domanda dei giornalisti che gli dicevano che Milano è sempre stata la capitale del berlusconismo, Schulz ha detto di aver risposto che appunto «è stata».
Schulz ha evidenziato la mediocrità del centrodestra per non aver mai invitato a Milano il sindaco di Monaco solo perché appartiene ad un altro schieramento politico e ha invitato invece a far partire una cooperazione tra le due città.
Schulz ha ribadito il suo amore per l’Italia, in quanto Pese fondatore dell’Unione Europea e rappresentata da Giorgio Napolitano e ha evidenziato che il cambiamento della politica a Milano può incidere enormemente anche sulla politica nazionale ed europea.
Patrizia Toia, nell’introdurre Giuliano Pisapia, ha sottolineato come il candidato sindaco del centrosinistra abbia fatto «un miracolo», non solo per il risultato ottenuto al primo turno elettorale ma anche per essere stato in grado di aggregare attorno a sé tantissime persone appartenenti a mondi diversi e che non sempre si interessano di politica.
Pisapia ha aperto il suo discorso dicendo di sentire su di sé la responsabilità di cambiare Milano e «Milano l’abbiamo già cambiata», ha detto riferendosi all’esito del primo turno elettorale e aggiungendo che adesso «bisogna cambiare il Paese».
Tra i primi provvedimenti concreti che Pisapia intenderà adottare in caso di elezione a sindaco, il candidato del centrosinistra ha segnalato la sottoscrizione del patto dei sindaci che impegna a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 20% in accordo con le disposizioni europee.
«Siamo già in maggioranza in tutte le nove zone e adesso dobbiamo esserlo anche al comune», ha affermato Pisapia, ricordando che Milano era un punto di riferimento in Europa per il lavoro, l’economia, l’abitare mentre oggi non è più così e deve tornare ad esserlo: «Milano deve tornare la capitale morale, economica e solidale dell’Italia e diventare un punto di riferimento per i giovani, come lo sono Londra o Barcellona o Berlino e per questo deve mettersi in relazione con le altre capitali europee», ha detto Pisapia.
Tra le altre scelte amministrative, Pisapia ha annunciato che per favorire la partecipazione dei cittadini alle decisioni della città e dar loro reali poteri decisionali, intende trasformare i Consigli di Zona in municipalità.
Altri due impegni che il candidato del centrosinistra ha preso sono quello di far rientrare a Milano persone e imprese che sono fuggite per costi troppo alti e difficile vivibilità e poi quello di valorizzare Malpensa perché non resti un’occasione sprecata ma sia davvero una porta verso il mondo.

venerdì 6 maggio 2011

Per una Milano più europea con Martin Schulz

Un bellissimo pomeriggio quello trascorso con Martin Schulz a Milano. Il capogruppo S&D al Parlamento Europeo è giunto in Italia a sostegno della campagna elettorale del centrosinistra e, dopo la tappa torinese di mercoledì che lo ha visto accanto a Piero Fassino, ieri è stato il turno di Milano con Giuliano Pisapia.
Molti giornalisti e i fotografi presenti alla conferenza al Circolo della Stampa, a cui hanno partecipato anche il segretario metropolitano Pd Roberto Cornelli, il segretario regionale Maurizio Martina e i parlamentari europei Patrizia Toia e Antonio Panzeri.
A Giuliano Pisapia, hanno domandato commenti in merito alle vicende di Lassini ma anche sull’Expo o sulla questione dei luoghi di culto e il candidato sindaco del centrosinistra è stato lapidario nel rispondere che Letizia Moratti prima di lanciargli accuse farebbe meglio a leggere i contenuti del programma della coalizione con cui lui è candidato.
Durante la conferenza stampa, invece, Pisapia ha ringraziato Schulz per la sua presenza a Milano, segnalando come la città debba ritornare ad essere un punto di riferimento in Europa, un po’ come per i giovani sono Berlino, Madrid e Parigi (città guidate da sindaci riformisti).
Da Milano e dalle altre città guidate dal centrosinistra come Torino, per Pisapia potrà rinascere una coalizione riformista in Italia verso l’Europa e, anche in quest’ottica, intende rilanciare l’aeroporto di Malpensa, porta per l’internazionalità del capoluogo lombardo, senza per questo sminuire Linate.
Martin Schulz ha ricordato come nel centrosinistra si sia ormai un movimento comune, facente parte di un’unica famiglia dei socialisti e democratici, con valori condivisi e questi devono concretizzarsi nei governi delle città perché è da qui che parte lo sviluppo economico e sociale. Schulz ha ricordato l’importanza di Milano e la necessità che venga amministrata e guidata bene per il futuro della città ma anche perché da qui potrà partire la forza del futuro. Da Milano, secondo Schulz, è possibile cambiare il governo della città e con questo anche dare una svolta al Paese che, attualmente è mal governato e anche in Europa se ne risente.
Schulz ha ricordato, secondo i valori del gruppo S&D, che la forza economica deve sempre coniugarsi alla giustizia sociale.
Il capogruppo S&D si è poi mostrato incantato dalla bellezza della nuova sede del Circolo della Stampa milanese, definendola un castello, e ha poi scherzato sul fatto che in Germania le conferenze stampa si tengono in stanze simili a quelle degli ospedali militari.
Rispondendo alla domanda di un giornalista che chiedeva a Schulz se era consapevole di essere famoso in Italia per la battuta impropria che gli aveva rivolto Berlusconi, il capogruppo S&D ha risposto di saperlo ma anche di non essere l’unica vittima del Presidente del Consiglio italiano: «La prima vittima di Berlusconi è l’Italia», ha concluso Schulz.
Dopo una corsa in una Tv locale, il pomeriggio milanese di Martin Schulz è proseguito con un incontro pubblico alla Camera del Lavoro, questa volta con Stefano Boeri (candidato capolista Pd al Consiglio Comunale), gli europarlamentari Toia e Panzeri e Onorio Rosati padrone di casa.
Grande successo ha avuto proprio Martin Schulz, che ha parlato in un chiarissimo francese, applaudito con calore dalla sala gremita.
Schulz, nel suo discorso, ha mostrato anche grande simpatia, lasciandosi andare spesso a battute. Ha esordito dicendo che una volta sarebbe stato facile aprire un discorso mentre ora quando si inizia occorre dire «Cari amici, colleghi, compagni, fratelli, sorelle!», ricordando che il centrosinistra è una famiglia variegata ma però unita da valori profondi e Milano deve orientarsi verso un futuro giusto ed equo, basato sulla Costituzione e non sulla filosofia di Berlusconi.
«Milano, in Europa, è simbolo del berlusconismo, perché lui è partito da qui» - ha affermato Schulz - «e adesso occorre farla diventare il simbolo della fine di Berlusconi. Per questo la battaglia milanese interessa all’Europa».
Nel suo discorso Martin Schulz ha contrapposto i valori del centrosinistra della giustizia sociale, della solidarietà a quelli del berlusconismo, dell’egoismo, della legge del più furbo.
Martin Schulz ha poi scherzato nuovamente sulla bellezza del Circolo della Stampa ma anche affermato di amare l’Italia perché è un Paese bellissimo: «il mio cuore è con l’Italia anche se non è con Berlusconi», ha affermato il capogruppo S&D, «la mia Italia è quella di Giorgio Napolitano».
«Je suis milanes», ha detto Schulz chiudendo il suo discorso e preannunciando un suo ritorno in caso di ballottaggio per festeggiare perché «Milano è un simbolo, se si cambia a Milano è l’apertura per cambiare il Paese».
 
Per una Milano più europea