lunedì 24 dicembre 2018
Buon Natale
sabato 15 dicembre 2018
Le politiche per contrastare povertà e diseguaglianze
In Università Statale a Milano si è svolto un interessante incontro con Ranci Ortigosa - organizzato da Circolo Dossetti di Milano - sul tema del contrasto alla povertà.
E' stata fatta un'interessante analisi sulle diverse tipologie di povertà e sulle politiche messe in atto per affrontare il problema.
L'interesse così forte della politica a far fronte alla povertà è un fenomeno recente ma anche un aumento così forte di povertà e' un fatto che si è intensificato negli ultimi anni.
In questi anni in Italia è cresciuta la povertà, non solo al Sud, e soprattutto sono cresciute le disuguaglianze, molto più che in altri Paesi europei. Le nostre politiche sociali e assistenziali (che ad oggi sono le uniche che usiamo per contrastare le povertà con forme di integrazione al reddito) sono centrate in prevalenza sugli anziani e per questo oggi a rischiare maggiormente di finire in povertà sono i giovani.
Ranci Ortigosa ha fatto notare che la povertà e le disuguaglianze fanno male allo sviluppo del Paese e soprattutto alla democrazia perché esplodono in conflittualità interne, contestazioni alla classe dirigente e portano ad emergere il populismo.
Inoltre, Ranci Ortigosa ha fatto una bella analisi della differenza tra reddito di inclusione e reddito di cittadinanza.
Il reddito di inclusione si occupa di far fronte alla povertà assoluta e analizza le situazioni familiari nel complesso per costruire un progetto che coinvolga tutta la famiglia, non solo la persona che può lavorare, e cerca di innescare comportamenti virtuosi che portano a rientrare nel circuito sociale. Si tratta di una misura che viene gestita dai Servizi sociali dei Comuni.
Il reddito di cittadinanza, invece, è centrato sulla questione del lavoro e rimane legato ai centri per l'impiego (che in Italia non sono attrezzati).
Ranci Ortigosa, poi, ha fatto notare che la questione lavorativa non basta perché la povertà è data da un insieme di fattori e non tutti i soggetti riescono a stare nel mercato del lavoro o non sempre il mercato offre soluzioni utili.
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sabato 24 novembre 2018
Le donne, i diritti, il razzismo
E' un week end di eventi e dibattiti interessanti in zona Isola-Porta Nuova a Milano.
All'Unicredit Pavilion, in Piazza Gae Aulenti, in questi giorni si parla di donne con il We World Festival: i diritti, le storie, il contrasto alla violenza, gli stereotipi, i traguardi raggiunti e le difficoltà incontrate.
Alla Casa della Memoria c'è un'interessante mostra di Aned sulle leggi razziali in Italia, unitamente agli incontri del Festival Goes Diver City. Tematiche diventate drammaticamente attuali nel nostro Paese dove, anziché andare avanti, sembriamo essere tornati indietro.
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venerdì 23 novembre 2018
L'insicurezza che si produrrà con il decreto sicurezza
Questa sera al Circolo PD Caponnetto dove si è discusso del decreto-sicurezza, una "legge manifesto - ha spiegato il senatore Franco Mirabelli - voluta dalla Lega per dire che qui non si vogliono immigrati e sperare di scoraggiare le partenze dei disperati semplicemente mettendo regole dure per chi arriva".
Nel testo - è stato spiegato nel corso della serata - non ci sono norme per facilitare i rimpatri a cui si unisce la mancanza di una buona azione diplomatica con i Paesi d'origine dei migranti. Inoltre, il decreto agisce negativamente sulle persone che oggi in Italia sono regolari perché modifica i presupposti per la concessione dei permessi umanitari. Questo farà precipitare molte persone nella clandestinità e nell'irregolarità e questo non agevola la sicurezza ma anzi crea terreno fertile per i criminali.
"In Italia abbiamo le mafie ma il decreto individua come problemi per la sicurezza solo immigrati, mendicanti, posteggiatori abusivi, negozi etnici. - ha detto ancora Mirabelli - Di mafie si parla solo per vendere i beni confiscati per reperire risorse, rischiando che i criminali se li ricomprino e soprattutto facendo venire meno il principio della Legge Pio Latorre che prevede la restituzione del bene alla collettività".
"Che la lotta alla mafia non sia la priorità per questo Governo - ha concluso Mirabelli - lo si vede anche dalla vicenda di Corleone, dove il candidato M5S vuole parlare con i parenti dei boss".
Interessanti le riflessioni fatte poi dal consigliere comunale Alessandro Giungi, che ha spiegato le ricadute negative che questo decreto avrà su Milano, su tutto il lavoro avviato per l'integrazione, sugli Sprar e sui centri di accoglienza.
domenica 11 novembre 2018
Il Piano Quartieri presentato al Municipio 9 di Milano
Questa mattina sono andata a vedere i progetti previsti dal Piano Quartieri del Comune di Milano per il Municipio 9.
Tante persone sono arrivate alla scuola Locatelli per sapere per quali interventi sono state predisposte le risorse e per segnalare al Comune (presente con tecnici, dirigenti e assessori) ulteriori criticità a cui è necessario far fronte.
Complessivamente è stata una mattina utile di scambio tra amministrazione e cittadini per migliorare i nostri quartieri.
venerdì 19 ottobre 2018
Il pericoloso mutamento della nostra società
Questa mattina in Città Metropolitana si è svolto un incontro di Legautonomie, dove sindaci, amministratori locali, responsabili di associazioni si sono confrontati sulle prossime sfide che si troveranno ad affrontare. Tanti i temi che sono emersi come prioritari nella discussione: la domanda di sicurezza da parte dei cittadini, le preoccupazioni per l'occupazione e i passaggi tra un mondo del lavoro ormai superato e le nuove potenziali attività che stanno emergendo e che necessitano di supporto e formazione, il come aiutare le persone in difficoltà e in povertà, la complessità del saper gestire l'immigrazione sui territori e la percezione che di questo hanno i cittadini ma anche gli ostacoli e la delegittimazione che si trovano quotidianamente ad affrontare gli amministratori locali nell'esercitare le proprie funzioni.
In tutti gli interventi, però, è emersa una forte preoccupazione per la disgregazione della nostra società e del senso di comunità che, oltre a complicare ulteriormente il ruolo degli amministratori, mina anche le forme dello stare insieme. Insomma, quella cultura dell'odio e dello scontro di tutti contro tutti che spesso anima il web sembra aver pervaso anche la vita reale delle persone che poi si è tradotto anche nell'esito elettorale che abbiamo visto il 4 marzo. Purtroppo, tutto ciò non è solo un problema legato all'appartenenza politica ma è proprio un pericoloso mutamento culturale che è in atto e che rischia di minare profondamente la nostra convivenza civile se non si trova il modo per intervenire e cambiare la rotta.
domenica 7 ottobre 2018
Il bosco della droga di Rogoredo
A Milano, tra le fermate della metropolitana di Porto di Mare e Rogoredo c'è un parco che si chiama "Parco Cassinis" ma che su tutte le pagine dei quotidiani è semplicemente il "bosco della droga".
E' un parco grande, in alcuni punti anche molto bello, con dei giochi per i bambini, tantissimo verde, dei fiori.
E' un parco difficile per la storia che lo caratterizza (un'area consistente era una discarica e i rifiuti hanno lasciato eredità pesanti che renderebbero necessarie bonifiche) ma potrebbe essere un luogo bellissimo se riqualificato, curato e mantenuto degnamente dai suoi frequentatori.
Invece, addentrandosi dove gli alberi sono più alti, lo scenario che si palesa alla vista è terribile.
Ci sono due "laghetti" o stagni o qualcosa che contiene acqua, rami, tronchi d'albero, oggetti buttati dentro, papere che nuotano, topi. Solo che l'acqua è ricoperta da uno strato verde chiaro - dicono naturale e non inquinante - che rende il tutto inquietante. Ci sono insetti ovunque e di ogni tipo, che vengono addosso e persistono anche dopo esser stati scacciati via (tante mosche, cimici, zanzare, persino farfalle colorate).
E poi, soprattutto, ci sono i luoghi della droga: spazi più o meno grandi che si aprono tra gli alberi in cui è impossibile fare un passo senza appoggiare i piedi su una o due siringhe. Sono terreni interamente ricoperti di rifiuti di ogni genere, avanzi di chi è stato lì per qualche dose e che lì poi torna, incurante dello schifo che c'è. A tornare sono in tanti, tutti ridotti a rifiuti umani dalle facce perse, tutti diretti negli stessi posti, sempre scrutati dagli occhi attenti di spacciatori e vedette che saltano fuori a controllare chi transita e cosa è venuto a fare.
Difficile mettere ordine in una situazione del genere e poi riuscire a mantenerlo, per tanti motivi.
Quello che mi colpisce, però, il non limite dell'abisso della disperazione umana.
Come si può finire lì, addentrarvisi passo dopo passo, siringa dopo siringa e continuare senza curarsi di quel contesto così degradato e degradante in cui ci si lascia sprofondare?
Cosa spinge una persona ad annullarsi in quel modo, a diventare un rifiuto umano messo lì insieme agli altri rifiuti buttati a terra, nella sporcizia, con gli insetti che si avventano?
Come si può sopportare di lasciarsi finire in quell'orrore?
Come si può finire lì, addentrarvisi passo dopo passo, siringa dopo siringa e continuare senza curarsi di quel contesto così degradato e degradante in cui ci si lascia sprofondare?
Cosa spinge una persona ad annullarsi in quel modo, a diventare un rifiuto umano messo lì insieme agli altri rifiuti buttati a terra, nella sporcizia, con gli insetti che si avventano?
Come si può sopportare di lasciarsi finire in quell'orrore?
Non c'è riqualificazione dei luoghi che possa salvare gli uomini che si lasciano sprofondare così in basso.
Nel "bosco della droga" si riaprono le stesse domande che mi facevo quando leggevo "Noi ragazzi dello zoo di Berlino".
venerdì 5 ottobre 2018
Expo Human Legacy
Nella Torre Breda in Bicocca si è discusso dell'eredità umana di Expo 2015 e più in generale dell'effetto che ha tutt'ora sulla città di Milano, ma anche del lavoro svolto dall'Università per Expo.
Tutti concordi i relatori nel dire che Expo ha contribuito a cambiare in meglio l'immagine di Milano e a dare una spinta forte alla sua crescita, che si prolunga ancora oggi per molti aspetti ma, se si vuole proseguire su questa strada, per il futuro è necessario che la città non resti un'isola: anche il resto del Paese deve crescere e tornare ad aprirsi.
sabato 22 settembre 2018
Il lavoro percepito come senza senso e inutile
E' un bell'articolo quello pubblicato sull'inserto del Corriere della Sera, che apre a riflessioni interessanti sulla società che cambia. Parla delle trasformazioni in atto nel mondo del lavoro, dell'alienazione prodotta dall'automazione, della difficoltà psicologica che si può trovare nell'affrontare nuove professioni che, anche quando ben retribuite o di prestigio, lasciano un senso di frustrazione al lavoratore perché sembrano inutili. Non brutte o umili ma inutili (questo aspetto viene rimarcato più volte nel testo).
Non è consolatorio, però, leggere di essere in tanti e nei settori più diversi a pensare di fare cose inutili o prive di senso, anche perché non credo che le motivazioni siano tutte attribuibili alle trasformazioni del mondo del lavoro: leggendo ciò che i lavoratori raccontano del loro lavoro, infatti, si evince che i problemi sono altri (professionisti usati come passacarte per evitare che crescano, operatori sociali che vedono vanificati i loro sforzi da un sistema che poi fa ripiombare nel disastro chi si è tirato fuori, lavoro fatto passare per agile che in realtà non lo è)...
Poche le soluzioni: qualcuno dice di essersi rimesso a studiare, qualcuno racconta di aver trovato degli sfogatoi per sopravvivere meglio, altri hanno scelto di cambiare settore... cose che normalmente avvengono quando le soluzioni non ci sono.
Le previsioni, secondo l'antropologo, non sono buone: con l'automazione, il lavoro del futuro può diventare quello di fare i controllori delle macchine.
Magari una riflessione su quanto sta avvenendo nel mondo del lavoro è utile che inizino a farla anche altri, oltre agli antropologi, per evitare che i lavori nuovi siano solo questo.
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giovedì 19 luglio 2018
I collaboratori dei politici
Ho sempre pensato che lavori così delicati e complessi, come l'essere la segretaria di un politico, richiedano un rapporto di conoscenza e fiducia.
Chi fa questo mestiere deve conoscere bene il soggetto per cui lavora perché deve intuire cosa pensa, quali parole usa, come districarsi tra i tanti che cercheranno di avvicinarlo per chiedere delle cose e trovare per tutti le risposte adeguate.
Allo stesso modo il politico deve avere una persona di fiducia perché non può mettere tutto, comprese questioni riservate, nelle mani di chiunque.
Penso, quindi, che Di Maio abbia fatto bene a decidere di tenersi una sua collaboratrice di cui si fida e che ritiene valida per accompagnarlo nel suo percorso al Ministero.
Prima di lui lo hanno fatto tutti, anche gli esponenti PD si sono portati i collaboratori che ritenevano più utili, a loro seguito nelle istituzioni.
Penso che commetta gravi errori chi, invece, non lo fa; chi si affida al caso e a persone improvvisate che si ritrova di volta in volta. Non perché non siano competenti (magari lo sono anche di più) ma perché la competenza non è l'unico requisito richiesto per un'attività del genere se si vuole che venga fatta bene.
Una volta esistevano le figure delle "segretarie storiche" dei personaggi politici, oggi invece esistono uno stuolo di soggetti di vario tipo e dalle mansioni più svariate che li accompagnano per determinati periodi e questo non serve a nessuno: non serve al politico che o è un genio e fa da sé o non combina niente, non serve a chi lo accompagna perché non cresce e non acquisisce competenze che possono consentirgli poi di costruirsi una carriera futura anche da solo altrove, non serve alla politica perché non la si impara e non la si fa (si fa comunicazione, marketing, organizzazione eventi ma la politica è altra cosa).
Sono, quindi, d'accordo sul fatto che incarichi fiduciari e legati alla politica siano effettuati con chiamata diretta e allo stesso modo trovo sbagliato, però, che assistenti, segretari e collaboratori vengano lasciati in eredità a chi arriva dopo nella stessa istituzione al termine del mandato di chi li ha messi lì, proprio perché chi arriva dopo magari avrà altre persone di sua fiducia che preferirebbe avere accanto.
Sono, quindi, d'accordo sul fatto che incarichi fiduciari e legati alla politica siano effettuati con chiamata diretta e allo stesso modo trovo sbagliato, però, che assistenti, segretari e collaboratori vengano lasciati in eredità a chi arriva dopo nella stessa istituzione al termine del mandato di chi li ha messi lì, proprio perché chi arriva dopo magari avrà altre persone di sua fiducia che preferirebbe avere accanto.
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