martedì 30 maggio 2017

La lotta al racket e le mafie al Nord

Questa mattina in Prefettura a Milano è stato ricordato Pietro Sanua, ucciso perché rifiutava di sottostare al racket e si batteva per il rispetto delle regole e della legalità anche per il settore del commercio e degli ambulanti. 
Nel corso degli interventi, molti tra i relatori si sono soffermati sul fatto che la richiesta del pizzo ai commercianti, anche quelli con attività non di rilievo e priva di grandi guadagni economici, continua ad essere esercitata perché è la manifestazione del potere criminale e del controllo del territorio; cosa che interessa ai mafiosi molto di più dei soldi. 
Nando Dalla Chiesa ha ricordato la forte presenza mafiosa nei settori del commercio ortofrutticolo e anche dei fiori, con intrecci tra organizzazioni criminali e straniere. 
Tornando a Pietro Sanua, è stato evidenziato come, all'epoca del caso, non fu indicato come "omicidio di mafia" perché avvenuto a Milano e nel passato nessuno si azzardava a parlare di mafia a Milano: i primi a farlo sono stati Libera e Nando Dalla Chiesa. 
In molti hanno anche sottolineato la difficoltà che c'è ancora oggi a parlare di mafie al Nord, perché i cittadini tendono a sottovalutare il problema e a sentirsi immuni mentre, invece, purtroppo non è così.

giovedì 18 maggio 2017

Il PD in Lombardia si prepara alle elezioni

Oggi pomeriggio al Circolo Aniasi, all'incontro con Alessandro Alfieri.
Il Segretario Regionale ha fatto alcune riflessioni a carattere generale sulla situazione in Lombardia e ha poi tracciato il percorso che porterà il PD verso le elezioni regionali.
Oggi si parla molto della necessità di cambiamenti ma - ha ricordato Alfieri - i cambiamenti possono anche spaventare e non è detto che siano per forza positivi per tutti. Per questo, come PD, dobbiamo saper tenere insieme domanda di cambiamento e di protezione, perché non è pensabile demandare la protezione a soggetti come Trump o Salvini.
Alfieri ha ricordato che la globalizzazione suscita preoccupazione perché crea maggiore competitività e non tutti riescono a farcela. Le PMI lombarde, in particolare, possono essere spaventate dalla globalizzazione e per questo, secondo Alfieri, bisogna saper dare loro risposte per il futuro.
In merito alla manifestazione di sabato "Insieme senza muri", Alfieri ha evidenziato il fatto che deve legarsi al lavoro di oggi con il patto siglato dai sindaci con il Ministro Minniti, mentre Maroni, in tutti questi anni, è stato assente sul tema dell’immigrazione. Normalmente le operazioni di distribuzione dei migranti sui territori vengono, infatti, gestite dai Presidenti di Regione e altrove è stato così mentre, in Lombardia, Maroni si è rifiutato di farlo per opportunismo. Alfieri ha sottolineato che quando Maroni era Ministro dell’Interno, ordinava ai sindaci di ospitare i profughi, mentre adesso giustifica i sindaci leghisti che non li vogliono.
Sul percorso che il PD dovrà intraprendere per arrivare alle elezioni regionali, il Segretario lombardo ha indicato tre passaggi: 1) Costruzione del Programma (utile ad aggregare mondi per formare una coalizione perché le elezioni si vincono se c’è un leader determinato ma in alleanza con i corpi intermedi territoriali); 2) Coalizione larga il più possibile e tenuta al riparo dalle turbolenze nazionali; 3) Scelta del Candidato alla Presidenza (le primarie non so un dogma ma di solito sono utili per rinsaldare la coalizione).

martedì 16 maggio 2017

I lavori nel quartiere di Niguarda

Lo scorso 21 aprile a Palazzo Marino sono state consegnate all'Assessore Marco Granelli e a Lisa Noja, delegata del Sindaco alle politiche per la accessibilità, le circa 1200 firme raccolte a Niguarda per sollecitare gli interventi di manutenzione del manto stradale della via Ornato e dei marciapiedi del quartiere per garantire la sicurezza alle persone in difficoltà, in modo da evitare i molteplici incidenti, registrati soprattutto negli ultimi mesi.
Gli obiettivi della lettera aperta all’Amministrazione, sottoscritti dai cittadini, sono stati condivisi dalle associazioni per disabili, dalla parrocchia San Martino, dalle cooperative e dal Partito Democratico di Niguarda.
In quella sede, l'Assessore Granelli aveva garantito il proprio interessamento e assicurato interventi in breve tempo.
Dando seguito alle promesse, questa mattina sono venuti a fare un sopralluogo a Niguarda l'Assessore Marco Granelli, Lisa Noja (delegata del Sindaco alle politiche per la accessibilità) insieme ai tecnici dell’ATM. Ad accompagnarli a vedere i punti critici che necessitano di manutenzione, per un percorso che ha toccato la Via Ornato, Piazza Belloveso, Via Cicerone, Via Passerini e Via Val di Ledro, sono stati un gruppo di rappresentanti del Circolo PD Rigoldi e un delegato della Parrocchia San Martino che, insieme alle associazioni per disabili e alle cooperative avevano condiviso la mobilitazione per richiamare l’attenzione dell’amministrazione cittadina.
Un primo risultato è stato raggiunto: questa sera, dalle ore 20.00 circa, inizieranno i lavori per la sistemazione di alcuni tratti di pavimentazione vicini ai binari del tram lungo via Ornato. I lavori impegneranno 8 notti, dalle 22.00 alle 6.00, ed è previsto che si concludano il 27 maggio prossimo. Al fine di tutelare la tranquillità dei residenti non saranno eseguiti il sabato, la domenica e lunedì notte. La scelta di lavorare di notte è determinata dalla necessità di non bloccare la via durante le ore diurne, infatti durante le lavorazioni via Ornato sarà chiusa al traffico.
L'intervento prevede l'asportazione del manto stradale nelle zone ammalorate fino a scoperchiare completamente le rotaie e i relativi attacchi.
Al termine sarà ripristinato il manto stradale.
I lavori saranno eseguiti in collaborazione tra il reparto strade del Comune di Milano e Atm.
L’Assessore, inoltre, ha fatto sapere che a settembre si proseguirà con ulteriori interventi di sistemazione.

mercoledì 29 marzo 2017

Contro la violenza alle donne

Oggi alla Casa di Alex si è parlato di contrasto alla violenza sulle donne, della necessità di un'educazione improntata al rispetto e lontana dagli stereotipi che parta fin da piccoli, della capacità di cogliere i segnali lasciati da chi la violenza la subisce per offrire appigli e costruire una rete in grado di rompere quei meccanismi e della necessità di supporto e aiuto psicologico sia a chi la violenza la subisce che a chi la commette. 
Interessante l'intervento del magistrato Fabio Roia che ha raccontato le difficoltà delle donne vittime di violenza ad affrontare il percorso processuale perché spesso ancora provano dei sentimenti per la persona che hanno denunciato e perché faticano a riconoscersi come vittime, in quanto spesso non sono state credute o sono state colpevolizzate, e si chiedono piuttosto il perché di certi comportamenti da parte del compagno violento. 
Interessante il magistrato Roia perché ha chiarito che la persona da allontanare è il violento e non la vittima e le donne vittime devono stare nei centri preposti solo il tempo necessario ad allontanare chi ha fatto loro del male; senza dimenticare che, in caso di arresto, il soggetto violento deve essere seguito e aiutato perché altrimenti, quando terminerà la sua condanna, il rischio è che torni più violento di prima per vendicarsi. 
Sembra una banalità ma è la prima volta che sento dire ciò in un dibattito sulla violenza alle donne (e di dibattiti su questo tema ultimamente se ne susseguono molti).

martedì 21 marzo 2017

Un partito che punti in alto ma con i piedi per terra e che stia tra la gente

Sono stata al Lingotto perché credo che i momenti in cui prende avvio un percorso sono quelli in cui bisogna esserci e dal Lingotto riparte il cammino del gruppo del PD che sostiene la candidatura di Matteo Renzi al Congresso. Un gruppo che è cambiato nel corso degli anni, che si è allargato e per cui si delinea un percorso che probabilmente non sarà del tutto uguale a ciò che è stato fino ad ora.
Per questo era importante essere presenti, per stare dentro alla nascita di un progetto, per conoscere i nuovi compagni di viaggio, per confrontarsi sulla rotta da seguire, fissare gli obiettivi e scegliere la strada che si ritiene più opportuna per raggiungerli.
I tre giorni al Lingotto, con i workshop e la sessione plenaria, sono stati questo.
A mio avviso, il punto corretto sulla linea politica da tenere lo ha individuato Dario Franceschini, quando ha rilanciato la necessità di riscoprire e porre in evidenza i nostri valori e i nostri ideali: «Dobbiamo saperlo dove siamo: in uno schema nuovo che è populisti contro responsabili. Non si può affrontare il populismo con un po’ meno populismo ma bisogna sfidarlo frontalmente, con una sfida sui valori, con una sfida sulle idee per il futuro; facendo capire alla gente le profonde diversità, anche a costo di affrontare i temi scomodi».
Per me occorre che il PD, con Renzi, riparta da qui perché quando si è forza di governo (e il PD è al governo da tre anni) non ci si può permettere di inseguire una facile demagogia che, oltretutto, manda messaggi sbagliati ai cittadini ma si deve avere la responsabilità di raccontare la realtà e di proporre dei cambiamenti coerenti e veritieri sulla base degli ideali che si perseguono.
Se vogliamo che la politica torni ad essere una cosa “alta e nobile” e non un ring di pugilato per bulli da talk show o da tastiera occorre volare alto, porsi degli obiettivi ambiziosi ma capaci di coinvolgere i cittadini e di mobilitarli, raccogliendo la grande richiesta di partecipazione che c’è.
E non c’è dubbio che Renzi sia ancora un grande catalizzatore di attenzione e di interesse per cui soltanto lui può farsi interprete di questa esigenza.
Ma deve essere chiaro, però, che non serve inseguire i populisti sul loro stesso terreno perché il loro non è un percorso di costruzione ma di distruzione totale e ha ragione Franceschini, quindi, quando dal palco del Lingotto ha affermato che occorre essere:
«Lontanissimi sui contenuti. Profondamente alternativi.
Loro le paure e noi le speranze.
Loro costruiscono muri e noi vogliamo costruire ponti.
Loro hanno l’odio dell’antipolitica e noi abbiamo l’orgoglio della politica.
Per loro la politica è il veleno, l’odio della casta; per noi la politica è fatta con migliaia di persone che la vivono come servizio, sacrificando una parte della loro vita per la politica.
Per loro c’è la facilità della demagogia; per noi c’è la fatica del realismo.
Per loro ci sono i nazionalismi e l’antieuropeismo; per noi ci deve essere l’europeismo più vero e più profondo».
Per riuscire a portare avanti tutto questo, però, è necessario un ampio e complesso lavoro culturale da compiere a tutti i livelli della società.
Perciò, come ha detto Franceschini al Lingotto, «Per noi la sfida più grande deve essere sulla formazione e sulla conoscenza che sono il principale antidoto per sfidare i populismi» e, di conseguenza, serve anche che la politica trovi il modo di far emergere il lavoro che quotidianamente viene svolto per arrivare ad ottenere dei risultati (che vanno costruititi spesso con fatica, passo dopo passo e non arrivano per miracolo da soli).
Il mondo dei media, in questo, va coinvolto perché ha delle responsabilità grandi nella diffusione della demagogia. Una narrazione corretta e che diffonda un’informazione veritiera è importante.
Ed è importante che anche la politica impari a fare di se stessa una narrazione diversa, che faccia emergere con più forza il proprio lavoro, al centro del quale devono esserci l’interesse del Paese e dei cittadini.
Trasparenza per me è questo: non è sapere quanto guadagna uno o un altro ma è il far vedere il cosa si fa e il come lo si fa negli uffici, nelle Aule istituzionali, nelle riunioni decisionali.
Questa è la trasparenza che voglio vedere messa in pratica dal PD: si metta in luce la differenza tra chi lavora e lo stipendio (alto o basso che sia) se lo guadagna e chi, invece, sta sulla poltrona a parlare e basta senza fare nulla.
I veri “ladri”, la vera “casta che ruba lo stipendio” scaldando le poltrone e non facendo niente di concreto sono i signori della propaganda, i populisti che spesso urlano “tutti a casa” (ma sono i primi che “a casa” non pensano minimamente di andare pur non essendo di alcuna utilità al Paese ricoprendo ruoli per cui sono totalmente incompetenti e inadeguati).
La politica non deve essere ridotta ad una competizione da talent show, anche perché non è detto che i più competitivi siano poi i più bravi e a Renzi chiedo, quindi, di valorizzare il merito, che significa mettere nei ruoli giusti le persone competenti per ricoprirli (a prescindere dalle amicizie, dall’età e dalle carriere) perché solo così si può marcare la diversità e dare l’esempio di una politica migliore.
La politica, se vuole recuperare credibilità, infatti, ha bisogno di dare esempi positivi di sé mentre, se non riesce a mostrare questo, se non riesce a far passare le differenze, continueranno a prevalere i polveroni delle notizie sulle inchieste con cui si alimenterà solamente il vento del “sono tutti uguali” e degli esperti di propaganda che ci soffiano sopra e non si avrà mai un recupero della fiducia da parte dei cittadini.
Il lavoro da fare, dunque, è molto ed è impegnativo.
Al Lingotto siamo ripartiti, con il trolley (evocato nella scenografia), ci siamo rimessi in cammino. Alcuni di noi, in realtà, in cammino lo sono sempre stati e non si sono neanche mai fermati.
Bene se anche Renzi, dopo il camper dell’inizio del viaggio, ora decide di rimettersi in cammino. Lo faccia e non si fermi: vada in giro tra la gente vera, nei mercati e nelle strade; non abbia paura di incontrare le persone normali. Torni fuori e parli con tutti; esca dai luoghi di eccellenza in cui tutto funziona; non incontri esclusivamente gli esempi di successo ma vada a cercare anche le persone normali, ascolti anche la loro vita e la loro fatica: magari, non sono soggetti trasformabili facilmente in figurine ma il mondo non è fatto solo di successo e tra il successo e la sventura ci sono migliaia di vite normali che meritano la stessa attenzione e non vanno considerate di serie B.
Renzi, rimettendosi in cammino, diventi uno di noi e, caso mai, aiuti quei normali a trovare delle opportunità.
Sono entrata nel PD nel 2009 e ci sono entrata perché Franceschini, da Segretario, era uno di noi: faceva le campagne elettorali girando nei mercati, sugli autobus, nelle fabbriche tra i dirigenti e tra gli operai, nei luoghi di eccellenza e in quelli in crisi.
Essere un partito a vocazione maggioritaria vuol dire questo: vuol dire parlare a tutti, andare incontro a tutti, stare in mezzo alle persone, sporcarsi anche le mani, uscire dai Palazzi.
L’esempio che mi aspetto da un Segretario è questo: voglio una persona capace di guidare il PD puntando in alto, a grandi obiettivi supportati da grandi ideali, ma con i piedi saldamente per terra e capace di vivere dentro la realtà quotidiana delle persone.
Renzi può farlo: ha il supporto di una larga parte del PD e dell’elettorato; in molti guardano ancora a lui come ad una speranza per il futuro; ha la forza e la capacità per farsi interprete del partito e della società. Non si tiri indietro, non si chiuda dentro mondi belli ma esclusivi; si apra e accolga il mondo che c’è intorno.

Pubblicato in AreaDem

domenica 19 febbraio 2017

L'Assemblea del PD verso il Congresso

È stata una bella Assemblea Nazionale quella che ha svolto il Partito Democratico oggi a Roma. Bella perché belli erano gli interventi che si sono susseguiti.
In questa Assemblea Nazionale, infatti, si è notata anche la differenza di spessore politico e culturale in alcuni interventi. Non è cosa da poco; era da tempo che questo non avveniva. Nei mesi scorsi più che ad assistere a delle discussioni politiche sembrava di assistere a show televisivi che avevano per partecipanti buzzurri della tastiera. Il momento delicato, senza dubbio, richiedeva diplomazia e dialettica un po’ più elevate ma non era affatto scontato che ci sarebbero state, vista la brutalità e la rapidità con cui ultimamente vengono liquidate tutte le questioni.

L’intervento che ho apprezzato maggiormente è stato quello di Piero Fassino. È stato lui, con il suo discorso, a fare ciò che avrebbe dovuto fare un Segretario. [video]
Un discorso da Segretario vero, con cui Fassino ha saputo mettere a fuoco tutti i punti chiave di questo passaggio difficile e ha fatto anche alcune aperture che sarebbero state necessarie in questa fase.
La fatica del lavoro di mediazione di Piero Fassino di questi giorni e di queste ore era tutta nelle espressioni del suo viso e nel contenuto del discorso pronunciato.
Un’analisi, quella fatta da Fassino, che ha saputo tenere insieme le tante problematiche che ci sono da dipanare ma che ha posto anche soluzioni perché non possiamo dimenticare che, oltre ai problemi interni al PD, ci sono anche delle scadenze elettorali da affrontare e c’è un mondo che assume dei risvolti sempre più inquietanti su cui occorre riflettere.

Un intervento bello e appassionato anche quello di Walter Veltroni, tanto che i giornalisti lo hanno già ribattezzato “la mozione emozionale”. Eppure il discorso di Veltroni è stato anche molto concreto quando ha ricordato tutte le sconfitte inanellate dalla sinistra ogni volta che ha scelto di dividersi e le ragioni per cui è nato il Partito Democratico, perché “Se la prospettiva è il ritorno ad un partito che sembra Margherita e uno i DS, chiamatelo passato non futuro”. [video]
Veltroni, infine, commuove quando si scusa per essere intervenuto. Il fondatore del PD che si scusa per intervenire all’Assemblea Nazionale del PD… Sono altri dovrebbero scusarsi per cosa hanno fatto con il PD in tutti questi anni.

Sulla stessa lunghezza d’onda di Veltroni si pone anche Dario Franceschini. La sofferenza e le tensioni per lo spettacolo che è consumato in questi giorni erano tutte nel volto di Franceschini mentre nel suo intervento si appellava all’unità del PD e ricordava di come il popolo del centrosinistra sia molto più unito dei suoi dirigenti e non avrebbe capito un’altra divisione che condannerebbe il centrosinistra all’irrilevanza politica, soprattutto in questa fase così pericolosa dove nel mondo prendono piede forze populiste e antisistema che mirano a cavalcare le paure dei cittadini e a dividere. [video]

Trionfo di applausi, invece, per Teresa Bellanova, che nel suo accalorato intervento ha ripercorso tutte le trattative portate a termine con i grandi gruppi industriali per salvare occupazione e imprese e ha polemizzato con la minoranza del PD per utilizzare spesso l’appellativo di “tifosi” per i sostenitori di Renzi e ha domandato retoricamente “come si fa ad andare nelle piazze senza sapere se ti devi difendere da Grillo o da chi sta nel tuo partito?”. [video]

Tentativi di mediazione espliciti tra maggioranza e minoranza, invece, sono arrivati da Maurizio Martina che, nel suo intervento, ha colto una questione importante: c’è bisogno di allargare la partecipazione. [video] Non è chiaro se lo dicesse perché ambisce ad allargare la “maggioranza renziana” e a trovarvi posto o se lo ha detto in senso più generale ma il vero limite del PD di questi anni è stato proprio qui. C’è una necessità vera di allargare la partecipazione, che vuol dire allargare gli spazi di partecipazione e decisione politica, vuol dire coinvolgere le persone (a partire da quelle della maggioranza, che è un po’ più composita del solo “giglio magico” o dei presunti “fedelissimi” che si sono autonominati tali) e il coinvolgimento deve essere vero e non solo quando fa comodo o quando serve manovalanza per mettere in piedi scelte decise da altri chissà dove. Si avverte sempre di più un senso di esclusione nel PD che probabilmente nasce anche dalla diffidenza di Renzi verso tutti gli altri ma così facendo è difficile sentirsi parte di qualcosa e portare avanti dei progetti. 

Differente è la posizione di Andrea Orlando che insiste nel chiedere una conferenza programmatica per allungare i tempi della discussione congressuale e ripartire da una piattaforma comune, stemperando prima le troppe tensioni accumulate in questi mesi. [video]
Orlando poi ricorda che c'è bisogno di intellettuali per costruire un pensiero politico perché non basta la competizione e chiede il coinvolgimento di essi all’interno di un percorso programmatico. La questione non è da poco e non va banalizzata. Non è solo il problema di giocato le ultime campagne elettorali avendo contro tutto il mondo intellettuale che è sempre stato di riferimento per il centrosinistra ma è anche un problema del come fare politica, del come gestire le discussioni e di quale livello tenere nei dibattiti perché indubbiamente la brutalità anche di linguaggio degli ultimi tempi non è certo stata di aiuto dentro al PD. 

Il finale per ora resta aperto, nei prossimi giorni si capirà cosa ne sarà della scissione ma intanto si avvia l’iter per il congresso e da qui si apre un’altra fase, completamente nuova.

Sul treno del ritorno

Ieri pomeriggio sul treno del ritorno ho trovato una bella sorpresa.
Sono stata la prima a salire sul vagone e nel portabagagli in alto, dove ero intenta a mettere il piumino, c'era un sacchetto infiocchettato con una scatola di cioccolatini.
Mi sono guardata in giro un po' per capire se qualcuno l'aveva appoggiata lì e magari era semplicemente sceso a fumare o se qualcuno che si era accorto di averla lasciata stesse tornando a recuperarla ma nessuno arrivava.
Sono stata un po' indecisa sul cosa fare. I brutti episodi di cronaca e gli annunci che si susseguono dagli altoparlanti sui bagagli dimenticati hanno fatto il loro effetto. Il sacchetto infiocchettato sembrava di cioccolatini ma se non li fossero stati? Ho pensato che avrei dovuto avvisare il capotreno ma ho pensato anche che in quel modo il treno non sarebbe partito più e poi se avessi chiamato il capotreno per una scatola di cioccolatini abbandonata sarei stata ridicola. Alla fine mi sono decisa a sfiocchettare il sacchetto e a sollevare il coperchio ed erano proprio cioccolatini veri.
Pian piano hanno cominciato a salire gli altri viaggiatori ma ormai i cioccolatini erano miei.

giovedì 26 gennaio 2017

Giancarlo Caselli e la storia d'Italia

Tantissima gente oggi pomeriggio alla presentazione del libro di Giancarlo Caselli, nella Biblioteca di Chiesa Rossa a Milano. 
L'ex magistrato ha ripercorso momenti della storia recente d'Italia, ricordando i primi passi della lotta al terrorismo e della lotta alla mafia ma anche i veleni che ancora aleggiano su alcuni episodi. 
Caselli ha ricordato la nascita dei pool di magistrati, il coinvolgimento dell'opinione pubblica come elemento fondamentale per isolare il terrorismo, i misteri rimasti attorno al caso Moro ma anche il processo Andreotti, i tentativi di delegittimazione di Borsellino e la fine del pool di Palermo e la vicenda della mancata perquisizione del covo di Riina, fino all'episodio che lo ha riguardato personalmente con le leggi per impedirgli di diventare capo della Procura Nazionale Antimafia. 
 Un dibattito intenso, con molti temi legati alla storia del nostro Paese su cui riflettere.

martedì 24 gennaio 2017

Novità per la sicurezza a Milano

Stasera al circolo di Niguarda, l’assessore alla sicurezza Carmela Rozza è venuta a spiegare alcune delle novità che il Comune di Milano ha in programma di mettere in campo per controllare meglio i nostri quartieri.
L’ambizione dell’assessore è quella di arrivare alla riforma della figura del “vigile di quartiere”: questi dovranno essere l’occhio e l’orecchio del quartiere, non più i soggetti che segnalano solo i tombini rotti o problemi di manutenzione ma figure che dovranno andare in giro per le strade e conquistarsi il favore dei cittadini per farsi raccontare ciò che accade, anche se poi magari l’intervento risolutivo spetterà ad altri farlo.
Oggi – ha spiegato l’assessore - ci sono 75 squadre di vigili e andranno divise per i quartieri.
In merito al problema della sede dei vigili in via di chiusura nel quartiere di Niguarda, l’assessore ha spiegato che, secondo lei, tenere aperti gli uffici comporta che ci stia dentro del personale mentre è più utile che i vigili stiano in strada e sul territorio, che non chiusi negli uffici.
Inoltre, l’assessore ha spiegato il progetto di far affiancare il vigile di quartiere da degli studenti universitari (dell’ambito della sicurezza) di madrelingua estera, in modo che possano rapportarsi correttamente anche con i cittadini che non parlano italiano.
Resterebbero, comunque, problemi nel presidiare la sera e la notte ma l’assessore ha spiegato che ci sono dei vincoli nel contratto e non si può fare molto. Oggi, il contratto, prevede 19 notti all’anno per ogni vigile ma ci sono anche dei limiti diversi in base all’età e agli anni di servizio. Numerose assunzioni di vigili sono state fatte dal sindaco Albertini in anni passati e, ora, è abbastanza difficile ottenere modifiche di contratto o assumere altro personale.
A Milano, comunque, di notte girano 5 pattuglie e poi ci sono alcuni presidi fissi (“servizi mirati” per il controllo di alcune zone in un tempo determinato) e l’assessore ha annunciato di avere l’obiettivo di arrivare ad avere 10 pattuglie notturne: almeno una in ogni zona.
Novità che l’assessore ha annunciato di voler realizzare è l’istituzione di un nucleo di controllo per le case popolari (in particolare per la vendita, il racket e il subaffitto).

sabato 21 gennaio 2017

La Commissione Parlamentare Antimafia a Milano

La Commissione Parlamentare Antimafia è tornata a Milano per due giorni di audizioni e per una presentazione di un dottorato di ricerca dell’Università Statale.
Due giornate intense che si sono aperte con una visita al carcere di Opera, dove si trovano i detenuti in regime di 41bis, per completare un’indagine sul funzionamento di questo modello di carcerazione. La delegazione della Commissione Antimafia, guidata dalla Presidente Rosy Bindi, si poi recata in Prefettura per un ciclo di audizioni con le forze dell’ordine e i magistrati per un aggiornamento sulle tante indagini aperte sulle realtà milanesi e del Nord Italia, dove sono state poste all’attenzione anche alcune vicende riguardanti i Comuni di Corsico, Cisliano, Melegnano e Tribiano.
L’ultima giornata della missione milanese, invece, si è svolta presso l’Università degli Studi, dove Rosy Bindi, insieme a Nando Dalla Chiesa e ai Rettori Vago e Manfredi, ha presentato il primo Dottorato di Ricerca in Studi sulla criminalità organizzata.
Un dottorato fortemente voluto dalla Commissione Parlamentare Antimafia, che metterà a disposizione dei dottorandi la propria documentazione e, grazie a cui, l’Università ha potuto ottenere anche un finanziamento da parte del Governo, composto da 13 settori di specializzazione per poter essere in grado di rispondere alle varie esigenze di chi vorrà intraprendere quel percorso (spesso si tratta di soggetti con profili molto vari, da chi desidera entrare nelle forze dell’ordine, a chi ambisce al giornalismo, a cooperanti di ONG, a chi andrà a lavorare in beni confiscati o a figure della Pubblica Amministrazione che si troveranno poi a dover cercare di contrastare la corruzione).
È il primo dottorato che nasce dall’interazione di più istituzioni: Università degli Studi di Milano, Università del Centro e del Sud Italia, Collegio dei Rettori, Commissione Antimafia, Governo, associazioni e anche Regione Lombardia (che ha erogato 50mila euro per una borsa di studio).
Rosy Bindi ci ha tenuto a ricordare l’impegno della Commissione Antimafia sul fronte della formazione: nei mesi scorsi, infatti, si erano già svolti incontri nell’Università della Calabria e anche all’Università Statale di Milano perché “le mafie si evolvono – ha affermato la Presidente – e anche chi vuole combattere la mafia deve studiare per adeguare i propri strumenti per poter ottenere dei risultati”.
Nando Dalla Chiesa ha rivendicato l’importanza di esser riusciti a far diventare gli studi antimafia degli studi a pieno titolo e non più dei percorsi minori, “segno che oramai viene riconosciuta la gravità della situazione e non la si nega più”, ha commentato il professore, che ha poi sottolineato come a partecipare e ad interessarsi di questa materia siano in prevalenza le donne.
Il Presidente della Conferenza dei Rettori, Manfredi, ha evidenziato l’importanza di creare delle competenze diffuse sul tema del contrasto alle mafie ma anche – proprio grazie al nuovo dottorato - di poter dotare le persone di una preparazione specialistica, mentre Rosy Bindi ha detto che è necessario “laicizzare l’antimafia: per tanto tempo la lotta alle mafie è stata patrimonio quasi esclusivo di associazioni e movimenti civici mentre ora c’è la necessità che diventi un impegno civile di tutti e per questo è importante la formazione”. “Nella storia del nostro Paese c’è anche la mafia e bisogna saperlo se la si vuole combattere – ha affermato Rosy Bindi – e quindi bisogna studiarla a partire dalle scuole”.